UE il pericoloso ruolo della Germania

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UE: il pericoloso ruolo della Germania

Nella crisi che sta attraversando l’euro, un posto d’onore tra i responsabili della situazione, spetta sicuramente alla Germania che in fondo, secondo diversi analisti, anche tedeschi, potrebbe presto portare in rovina il paese prima e l’UE poi. Alla Germania è stato assegnato un ruolo molto controverso in Europa. Secondo Jurgen Habermas, che oltre ad essere un filosofo è un personaggio di spicco della politica tedesca, il paese in questione, nella gestione della crisi, sta dimostrando di avere molti problemi a livello politico.

Ci sarebbero infatti delle questioni irrisolte che sono parte della storia post bellica tedesca e che non si possono dare per scontato nell’Europa contemporanea. Questi “problemi irrisolti” condizionano la scelta della politica fiscale europea, sulla quale la Germania ha un’influenza molto importante.

L’unica soluzione vista da Habermas all’orizzonte, è nella trasformazione dell’essenza stessa dell’Europa. Questo organismo sovranazionale dovrebbe infatti diventare non solo un un’unione di stampo economico e finanziario, ma anche un’unione di tipo politico. In questo modo, abbattendo una gestione tecnocratica dell’UE, si potrebbe dare il giusto peso ai diversi leader del Vecchio Continente.

Gli Eurobond e la mutualizzazione del debito, al giorno d’oggi, sono cruciali per l’UE e non si può lasciare tutto nelle mani della Germania. Una riflessione di cui devono tenere conto gli investitori.

UE: il pericoloso ruolo della Germania

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Perché la Germania ha un ruolo fondamentale nell’Unione Europea?

Le motivazioni che rendono i nostri vicini tedeschi così fondamentali per l’unione Europea sono numerose: la Germania è il Paese dell’Unione con il maggior numero di abitanti, il suo PIL la rende la quarta potenza economica a livello mondiale e, storicamente, la Germania Ovest adottò fin dai primi anni del secondo dopoguerra politiche filo-europeiste.

Inoltre, alcuni storici sostengono che la riunificazione della Germania e la nascita dell’Unione Europea siano due eventi inseparabili, perché l’uno dipendente dall’altro; l’attuale Unione è figlia della Comunità Economica Europea, nata negli anni ’50. All’atto della sua fondazione, la CEE contava sei Paesi membri, tra cui la Germania dell’Ovest, appunto.

Sotto la guida del Cancelliere Konrad Adenauer, la Repubblica Federaletedesca ricoprì ben presto un ruolo cruciale in Europa, per divenire poi locomotrice del processo d’integrazione europea. Nella nascita della moneta unica, ad esempio, il peso della Germania fu decisivo.

Negli anni ’90, all’indomani della riunificazione delle due Germanie, il marco era una delle valute più forti d’Europa: ciononostante, il governo tedesco si fece promotore dell’Euro.

Helmut Kohl, primo Cancelliere della Germania unita, divenne per questo bersaglio di aspre critiche e proteste di piazza: in realtà, il passaggio all’Euro fu doppiamente importante per la Germania, non solo nell’ottica di un’effettiva fusione economica europea, ma anche per attenuare le apprensioni con cui il resto d’Europa guardava alla riunificazione tedesca.

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Fin dai primi anni del secondo dopoguerra, la Germania Ovest ha promosso politiche di stampo marcatamente europeista, che le sono valse un posto in prima fila nello scacchiere europeo. Inoltre, dal 1990, anno della riunificazione, il Paese si è guadagnato centralità anche nel più ampio contesto economico mondiale.

Guidare l’Europa dal centro: il ruolo della Germania

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Non vi è nulla da temere dal rafforzamento della Germania. Berlino non intende dominare l’Europa ma esercitare leadership attraverso l’UE, condizione fondamentale in un mondo post-Brexit.

Dopo decenni di riluttanza, la Germania sta assumendo un ruolo di leadership nella politica estera europea. Alcuni partner europei, che temono un’egemonia tedesca, potrebbero agire contro di essa, anche se in generale gli Stati Membri ripongono grandi aspettative nel ruolo di guida della Germania.

Secondo “Leading from the centre: Germany’s role in Europe” sia Berlino che i suoi partner devono ancora capire come confrontarsi con il rafforzamento tedesco, destinato a durare nel tempo. Cercare di controbilanciare il peso della Germania, porterebbe semplicemente ad un’impasse e alla stagnazione dell’UE.

Al contrario, sono necessari sforzi per ricostruire un centro politico di paesi disposti a lavorare congiuntamente per soluzioni europee. Gli altri paesi dell’UE dovrebbero coordinarsi in maniera più stretta con la Germania per elaborare e influenzare gli obiettivi della stessa. Berlino vuole guidare attraverso il consenso, respingendo le esortazioni di Washington ad ergersi a guida del Continente.

Che Berlino desideri o meno questo nuovo ruolo, le guerre alle porte dell’Europa ci dimostrano come fare da guida su questioni economiche e legali non basti più: occorre intervenire nella sicurezza e difesa. I leader tedeschi non possono più isolarsi dalle relazioni internazionali: la crisi dei rifugiati ha trasformato una questione internazionale in un problema interno su cui vincere o perdere le elezioni.

La Germania deve essere attenta a non agire in solitaria. Il mancato sostegno a Berlino da parte degli altri Stati Membri durante la crisi dei rifugiati è dovuto al risentimento nei confronti della Germania maturato nel corso della crisi dell’euro. Dalla caduta del Muro di Berlino, mai la Germania è stata così isolata nell’UE come nella primavera 2020. Dovendo gestire il risentimento interno per la politica “refugee welcome” e abbandonata dai partner europei, Angela Merkel si è giocata tutto con l’Accordo dell’UE con la Turchia.

Con la conseguenza che, se per una qualsiasi ragione l’Accordo con la Turchia fallisse, la colpa sarebbe addossata alla Merkel. Berlino dovrebbe difendersi dalle critiche per aver usato le istituzioni europee per perseguire il proprio interesse nazionale e per aver compromesso le intenzioni di rappresentare gli interessi di tutta l’UE.

Se la Germania diventerà un leader di successo nell’UE, sarà vitale costruire coalizioni, tenendo conto della situazione interna dei paesi dell’UE. Berlino ha già dimostrato di sapere cosa significhi lavorare insieme per il bene collettivo dell’Europa.

Secondo gli autori Josef Janning e Almut Möller “Nell’ultimo decennio, la Germania si è appropriata del ruolo naturale di leader negli affari economici e monetari dell’UE. Ciò ha riportato l’attenzione sulla ‘questione tedesca’, ossia come il resto d’Europa dovrebbe confrontarsi con il potere della Germania, di nuovo al centro del progetto europeo. Più recentemente, Berlino ha anche acquisito un ruolo maggiore nella politica estera e di sicurezza, spinta da una serie di crisi a farsi promotrice di una risposta europea congiunta al conflitto in Ucraina, alle più recenti crisi dell’Euro in Grecia e dei rifugiati”.

“La Merkel non ha brama di potere unilaterale e nemmeno i suoi successori. Tutto ciò che sembra essere egemonia, sebbene qualificata con gli aggettivi ‘riluttante’ o ‘benevola’, non viene accettata dalla classe politica tedesca. Più di altri grandi attori, i leader tedeschi sentono il bisogno di agire nell’ambito del consenso. Vogliono partner di coalizione che condividano orientamenti, oneri e responsabilità”.

“La Germania ha tradizionalmente riposto la propria fiducia nell’abilità delle istituzioni di domare la potenza tedesca, sia per il proprio interesse che per quello dell’UE. Berlino sa che il proprio potere genera sospetto e risentimento nei partner. Ma il Governo tedesco rimane fedele al progetto europeo, all’interno di un quadro ove gli Stati membri lavorano insieme per rafforzare sicurezza e prosperità”.

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