Titoli dei paesi emergenti in flessione

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Obbligazionario emergente, i 20 fondi top a cinque anni

Messico, Arabia Saudita, Romania e tanti altri. Ecco i nomi dei Paesi che hanno regalato le maggiori soddisfazioni ai gestori dell’asset class Obbligazionario emergente a uno, tre e cinque anni

Nel 2020 la nuova tornata di stimoli all’economia da parte delle banche centrali ha fornito nuovo carburante per lo sviluppo di performance soddisfacenti degli asset di rischio, compreso il debito dei mercati emergenti. Tre fra i gestori di fondi top di categoria su un orizzonte di cinque anni hanno condiviso con FocusRisparmio le loro strategie e le loro visioni sull’asset class.

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La disponibilità delle banche centrali a nuove mosse espansive sta ridando linfa al mercato obbligazionario. La fiducia è ben riposta?

Claudia Calich, manager dell’M&G (Lux) Emerging Markets Bond Fund di M&G Investments

Claudia Calich, manager dell’M&G (Lux) Emerging Markets Bond Fund di M&G Investments: Nel terzo trimestre la nostra attenzione è rimasta focalizzata sulla nuova tornata di stimoli all’economia da parte delle banche centrali, che ha fornito un certo sostegno alle performance degli asset di rischio, compreso il debito dei mercati emergenti. L’attuale contesto di tassi di interesse molto bassi dovrebbe favorire il sentiment verso l’asset class, la quale offre una ripresa dei rendimenti sia in valuta forte che locale. Per quanto riguarda le obbligazioni corporate dei mercati emergenti, i generali costi di finanziamento più bassi dovrebbero aiutare le società emittenti di credito con maggiore leva finanziaria a migliorare i loro bilanci.

Guido Chamorro, gestore del fondo Pictet-Global Emerging Debt

Guido Chamorro, gestore del fondo Pictet-Global Emerging Debt – I EUR di Pictet Asset Management: La linea accomodante delle banche centrali e la decisione della Federal Reserve di agire in base ai dati economici alimentano la volatilità dell’asset class, mentre favoriscono soprattutto i Paesi con merito di credito più elevato. Pur prevedendo ancora debolezza a livello globale in termini di PMI e crescita, crediamo che i Paesi emergenti mostreranno maggior resilienza rispetto a quelli sviluppati, che attraversano una fase più matura del ciclo economico. Di norma un minor ottimismo sull’espansione globale non gioca a favore dei Paesi a più alto rischio, ma la debolezza del sentiment potrebbe essere compensata dal differenziale di crescita positivo dei mercati emergenti, pari attualmente a circa il 2%, e dalla solida domanda di obbligazioni. Tutto considerato, crediamo che le nuove emissioni obbligazionarie offrano selezionate opportunità e lo stesso vale per alcuni Paesi più rischiosi. Vediamo, inoltre, opportunità nei Paesi di qualità più elevata, dove molti investitori con posizioni di sottopeso hanno beneficiato dell’orientamento accomodante delle banche centrali globali. Il ciclo di revisioni positive dei rating rimarrà incerto sino a quando non si vedranno segnali di ripresa della crescita, una probabilità a nostro avviso remota nel corso dell’anno. I mercati sono volatili ed eventuali progressi sul fronte della crescita, delle riforme strutturali nelle aree emergenti e sulle trattative commerciali determinerebbero un rapido aumento della domanda di investimenti in un contesto tecnico favorevole. L’asset class è, tuttora, composta da titoli sovrani ampiamente diversificati che offrono un rendimento del 5% circa e non presentano un rischio valutario diretto.

Cathy Hepworth, portfolio manager (PGIM Limited)

Cathy Hepworth, portfolio manager (PGIM Limited): Le banche centrali dei mercati sviluppati e di quelli emergenti hanno supportato l’asset class, ma non sono mai state l’unica opzione in campo per gli asset dei Paesi emergenti. Anche se questa politica monetaria terminasse a breve, i tassi rimarranno bassi per qualche tempo. Altri fattori strategici, politici ed economici influiscono sulla crescita e sulle prospettive per i paesi dei Mercati Emergenti. Quindi, investire nei mercati emergenti non è solo una questione di fiducia nelle Banche Centrali.

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Come siete investiti in questo momento, e come potrebbe cambiare la vostra allocazione di portafoglio?

Calich, M&G Investments: Di recente, il fondo è rimasto diversificato fra i bond governativi e societari in valuta forte e locale dei mercati emergenti. Grazie a questo posizionamento, la performance del fondo è stata sostenuta dall’allocazione nelle sottoclassi di attività in valuta forte, sebbene ciò sia stato in parte controbilanciato dall’esposizione alle valute locali. Crediamo che si possano ancora trovare opportunità nelle sottoclassi di attività in valuta forte e locale.

Chamorro, Pictet: I principali contributi sono giunti dalle posizioni di sovrappeso sui Paesi con merito di credito più elevato e dall’esposizione off-benchmark ai tassi d’interesse locali. Alcune posizioni sovrappesate sui Paesi a più alto rischio hanno eroso il risultato. Il sovrappeso sul Qatar ha giovato alla performance, poiché il Paese ha guadagnato il 5,4% nel periodo. Un apporto positivo è arrivato anche dalla sovraesposizione all’Arabia Saudita. Contributi favorevoli sono giunti inoltre dall’Indonesia, dove il governo ha proseguito le misure a favore della crescita, e dalla Romania, dove avevamo una posizione di sovrappeso costituita in parte da un titolo di Stato denominato in euro. Anche la Colombia ha sostenuto la performance, grazie a un sovrappeso. Le posizioni sottopesate in Cina e Malesia hanno eroso la performance; abbiamo preferito usare il budget per il rischio in altre aree alla luce dei livelli già ristretti degli spread. Tra i contributi negativi alla performance spicca quello dell’Argentina, anche se il sovrappeso era estremamente ridotto rispetto a quello di molti nostri concorrenti. Il sottopeso sul Libano ha dato un apporto consistente al risultato, poiché le obbligazioni del Paese sono arretrate del 14% in seguito all’aumento dei timori di default e alla dichiarazione di uno stato di emergenza finanziaria da parte del governo. Il portafoglio ha beneficiato anche del sovrappeso sull’Ucraina. L’esposizione off-benchmark ai tassi d’interesse locali ha favorito la performance. È questo il caso del Messico, dove la crescita economica vicina a zero ha spinto la banca centrale a ridurre i tassi d’interesse di 50 pb, dando impulso alle quotazioni delle obbligazioni in valuta locale. Anche l’esposizione al peso messicano si è dimostrata vantaggiosa, mentre quella al real brasiliano ha inciso negativamente sul risultato. Il sovrappeso di duration è stato incrementato soprattutto nei Paesi con rating più elevato, con la contestuale riduzione del sottopeso sui Paesi a più alto rischio. Il sottopeso di Cina, Malesia e Filippine è stato confermato alla luce di valutazioni elevate e del rallentamento della regione. Abbiamo preso parziale profitto su un titolo quasi sovrano indonesiano, al quale eravamo sovraesposti. Abbiamo introdotto un sovrappeso sul Perù, che presenta un rapporto debito/PIL tra i più bassi della regione. Anche in Messico abbiamo assunto una posizione sovrappesata alla luce delle valutazioni, della stabilità dei conti pubblici e delle iniziative a favore della crescita. Abbiamo monetizzato i guadagni sul sovrappeso dell’Arabia Saudita, ma abbiamo mantenuto la sovraesposizione al Qatar. Abbiamo aperto una posizione sottopesata sull’Uruguay anche in ragione dei legami commerciali con l’Argentina. La posizione di sovrappeso sull’Argentina è stata ridotta prima delle primarie presidenziali e quindi portata a neutrale rispetto all’indice. Abbiamo adottato un sovrappeso sulla Jamaica, dove i fondamentali sono in miglioramento da una base molto ridotta. Il sottopeso sul Pakistan è stato incrementato. Abbiamo effettuato prese di profitto in Angola e Nigeria e aumentato il sovrappeso sul Senegal. Abbiamo conservato le posizioni sui tassi locali di Messico, Russia e Sudafrica. Alla fine del trimestre il portafoglio presentava un’esposizione valutaria estremamente contenuta.

Hepworth, PGIM Limited: Riteniamo che gli investitori continueranno ad essere ricompensati dagli investimenti in un contesto “risk on”, concentrandosi su posizioni diversificate. Continuiamo a privilegiare gli spread di valute forti in particolare per alcuni emittenti sovrani con rating B che stanno realizzando riforme con comprovato accesso al mercato e/o hanno il supporto del FMI.

Quali sviluppi vi attendete dal mercato nell’ultima parte del 2020? Ci sono aree che vi preoccupano maggiormente?

Calich, M&G Investments: Secondo la nostra valutazione, nonostante l’aumento dei rischi derivanti dal commercio internazionale e dalle preoccupazioni relative all’economia, altri fattori dovrebbero favorire le prospettive a lungo termine dei mercati obbligazionari emergenti. Tra questi figurano il notevole contributo delle economie emergenti al prodotto interno lordo globale, nonché i vantaggi demografici e i livelli di indebitamento più bassi rispetto ai mercati sviluppati.

Hepworth, PGIM Limited: Il mercato presterà attenzione a possibili sorprese sul fronte della crescita globale mentre metabolizzeremo l’impatto della guerra commerciale USA – Cina o di una strategia di tira-e-molla. Al di là di questo, ciò che conta veramente nel 2020 sono le previsioni elettorali statunitensi, che potrebbero avere un impatto sui prezzi di mercato nella prossima recessione, e le prospettive per la futura politica della Fed.

Nonostante la guerra commerciale di Trump, siete ancora ottimisti sui mercati emergenti? Su quali settori/Paesi state puntando in questo momento?

Calich, M&G Investments: Se da un lato le prospettive economiche si sono indebolite – e permangono rischi idiosincratici in mercati emergenti come l’Argentina e la Turchia – la crescita globale resta positiva e riteniamo che il differenziale dei tassi di crescita tra le economie sviluppate ed emergenti dovrebbe continuare a sostenere le obbligazioni dei mercati emergenti. Per fare un esempio eloquente, a nostro avviso i titoli corporate dei mercati emergenti presentano fondamentali interessanti e stabili, mentre i tassi di default sono bassi rispetto ai livelli storici.

Chamorro, Pictet: La nostra strategia a breve consiste nel mantenere una duration sovrappesata specialmente nei Paesi con rating più elevato. La linea più morbida di BCE e Fed resta inoltre un fattore di sostegno fondamentale, senza contare che nel terzo trimestre 56 banche centrali di varie parti del mondo hanno tagliato i tassi e solo 6 li hanno alzati. Poiché la crescita globale è ostacolata da vari fattori, useremo probabilmente maggior cautela nell’assumere posizioni di sovrappeso nei mercati molto rischiosi. Continueremo comunque a ricercare opportunità per assumere sovraesposizioni tattiche (come nel corso del periodo), anche se tale strategia potrebbe comportare un aumento delle posizioni sottopesate, in particolare sui Paesi con un ingente fabbisogno di finanziamenti esteri, come Libano e Pakistan, o su mercati vulnerabili al ribasso del petrolio. Cercheremo inoltre nuove opportunità nei bond quasi sovrani con un premio di rendimento interessante rispetto alle obbligazioni sovrane e investiremo ancora in nuove emissioni, comprese quelle denominate in euro, che sono recentemente aumentate. Manterremo sempre un buon livello di liquidità in modo da poter intervenire prontamente per proteggere il portafoglio in caso di sell-off. Quanto agli investimenti off-benchmark, diversi mercati appaiono interessanti in termini di rendimenti reali alla luce della linea accomodante adottata da molte banche centrali dei Paesi emergenti e della flessione dei rendimenti globali core. Diverse valute ci sembrano allettanti ma, in previsione di una nuova ondata di volatilità nel breve periodo, intendiamo avere un’esposizione valutaria altamente selettiva, come si è visto dalla recente attività di portafoglio.

Hepworth, PGIM Limited: I mercati scontano uno scenario piuttosto negativo: potrebbe esserci spazio per sorprese positive. In valuta forte abbiamo esposizione da un lato ad emissioni sovrane dalla corta scadenza di qualità creditizia inferiore e dall’altro ad emissioni di qualità superiore con scadenza più lunga. Le valute stranieri dei mercati emergenti possono ottenere risultati migliori man mano che ci avviciniamo al prossimo anno, se la crescita si riprende.

Titoli dei paesi emergenti in flessione

Anche qui siamo al limite tra la notizia di cronaca economica e l’analisi tecnica di quel che accade sui mercati. Il fatto è che succedono cose che sembrano non avere alcun impatto ma che possono condizionare molto l’andamento dei titoli.

Partiamo dalla notizia di cronaca: la decisione dell’Agenzia Moody’s di variare l’outlook della Germania da stabile a negativo. In genere questa variazione è il primo passo nella direzione del downgrade di un paese. Peccato che qui si parli di un paese di un certo calibro, la Germania, il cuore pulsante dell’economia dell’Europa.

Perché questa revisione? Perché l’impero della Merkel non si sta impegnando troppo nella soluzione della crisi economica che coinvolge i paesi dell’UE. A questo punto è chiaro la difficile situazione che sta vivendo il Vecchio Continente, ha un contraccolpo duro sulle altre economie.

Dall’inizio del mese di luglio, prendiamo un indice a caso, il Msci Emerging Markets, ha perso il 3 per cento del suo valore. L’anno scorso nello stesso periodo perdeva soltanto il 2,6%.

In questo panorama a farne le spese è soprattutto la piazza di Mosca dove l’indice Micex ha perso ben mezzo punto percentuale a causa del pessimo andamento delle azioni della Sberbank, la principale banca del Paese e della Gaxprom.

–>Obbligazioni: è l’ora dei Paesi Emergenti? –>

Di fronte alla crisi del debito sovrano degli stati europei molti investitori cercano opportunità di investimento nei bond dei Paesi Emergenti.

–> di Giacomo Saver 1 feb 2020 ore 12:29

Se in linea di massima le obbligazioni di questi ultimi sono un’occasione per ottenere rendimenti più elevati e diversificare il proprio portafoglio, ci sono alcuni rischi collegati ai singoli emittenti e al rischio valutario.

LEGGI ANCHE: Investimento sicuro: come affrontare il rischio emittente

Ora che i BTP e i titoli di stato della Vecchia Europa non sono più percepiti come sicuri i risparmiatori cercano altri lidi per impiegare i propri capitali. E così l’indice JP Morgan EMBI+ rappresentativo dei bond dei Paesi Emergenti ha performato, nell’ultimo anno, decisamente meglio dell’indice MTS dei BTP. Il primo, infatti, registra un progresso del 14,832% contro il -0,477% del secondo per il periodo compreso tra il 30/1/2020 al 30/1/2020.

Ma è ancora ora di investire nei Paesi Emergenti? Il grafico qui riportato, che confronta i due indici di cui abbiamo parlato, permette di fare alcune considerazioni:

Anzitutto la linea rossa, che rappresenta l’EMBI+, mostra una leggera flessione mentre la linea blu dell’indice MTS Capitalizzazione lorda dei BTP è impostata al rialzo. Questo deve mettere in guardia contro conclusioni affrettate. Lo ‘scollamento’ tra i rendimenti dei due indici è partito nell’autunno 2020 quando è diventata più manifesta la crisi del debito pubblico italiano ed europeo. In seguito a ciò i risparmiatori, spaventati, hanno preferito riposizionare i propri portafogli privilegiando i titoli di economie emergenti rispetto ai domestici BTP.

Senza dubbio molti emittenti dei ‘nuovi bond’ presentano fondamentali più solidi di quelli dell’Europa: deficit di bilancio assenti o contenuti, debiti pubblici sotto controllo e crescita economica elevata. Tuttavia, quanta parte di questo poderoso rialzo è ascrivibile a ragioni fondamentali come quelle appena descritte e quanta, invece, deriva dalla paura che ha spinto gli investitori a disfarsi prontamente dei BTP per riversare un fiume di liquidità sui bond degli Emerging Markets?

Sinceramente non so rispondere. Posso solo constatare come il buon senso imponga cautela, poiché salire su un treno in corsa è sempre pericoloso. Un conto è aver investito in emerging bond nell’autunno, quando il trend al rialzo delle loro quotazioni era ancora in tenera età, altra faccenda è comprare ora gli stessi titoli sulla base delle performance passate.

Il primo consiglio da dare alle persone che intendono investire in titoli di stato di economie in via di sviluppo è quello di diversificare. Sebbene in linea di principio non abbia molto senso acquistare ETF obbligazionari, in questo caso a mio avviso l’utilizzo di un Exchange Traded Fund è la via obbligata per prendere posizione su un mercato così instabile.

Tenendo ben presente che ciò che sto per dire è la mia opinione e non deve in nessun modo essere intesa come sollecitazione all’investimento secondo la corrente normativa, uno strumento interessante per chi desidera investire nei Paesi Emergenti è il replicante dell’indice EMBI. Il suo codice isin è IE00B2NPKV68 ed è negoziato sul segmento ETFPlus di Borsaitalia dal 9 novembre 2020. L’ETF ha un costo di gestione annuo dello 0,45%.

Sconsiglio l’acquisto diretto di singoli bond per due motivi:
1. è difficile scegliere i Paesi nei quali investire sulla base della loro effettiva rischiosità, posto che i Rating hanno poco valore ai fini della quantificazione del rischio che si corre
2. a meno di non disporre di ingenti capitali si finirebbe con il comprare due-tre titoli di altrettanti Paesi restando in questo modo ostaggio della “diversificazione apparente” ma non sostanziale
3. la diversificazione per emittente non basta, perché occorre anche tenere presente la differenziazione valutaria. Per motivi tecnici un bond emesso nella valuta locale non avrà lo stesso comportamento (discorso cambio a parte) di uno emesso in euro.

Una particolare attenzione merita la “faccenda del cambio”. Molti risparmiatori, infatti, mi chiedono consigli relativamente ad obbligazioni BEI emesse in valute di Paesi Emergenti. In questo caso il rischio è percepito, in modo errato, come nullo sulla base della solidità dell’emittente. In realtà la solvibilità dell’emittente annulla solo uno dei pericoli che si corrono investendo in bond. Se sulla sicurezza della BEI non ci sono dubbi, altrettanto non può dirsi delle valute emergenti in cui molte obbligazioni dalla stessa emessa sono denominati. Sconsiglio pertanto di evitare di comprare titoli il cui capitale ed interessi siano denominati in valute ‘instabili’, come ad esempio la Lira Turca o il Rand Sudafricano. I rischi che si corrono sono notevoli.

Il risparmiatore che vuole investire in obbligazioni dei Paesi Emergenti farà bene ad utilizzare uno degli ETF diversificati acquistabili attraverso la propria banca. La cautela comunque è d’obbligo dati i recenti rialzi e le performance eccezionali che questi bond hanno avuto nel recente passato.

Dal punto di vista delle opportunità ritengo più remunerativo un portafoglio moderatamente bilanciato con una porzione modesta di azioni (diciamo il 20%) di un impiego in emerging bond. Oggi le borse sono sottovalutate, lo S%P 500 ha imboccato verosimilmente un trend rialzista e l’indice azionario dei Paesi Emergenti (MSCI Em mkts e relativo ETF) è in procinto di farlo.

Chi, seguendo un metodo matematicamente robusto e storicamente consolidato, investirà con garbo nel mercato azionario, otterrà risultati migliori con meno rischi.

Giacomo Saver

http://www.segretibancari.com
Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.

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