Shell vuole esportare il greggio – Opzioni Binarie

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Se le previsioni sono troppo in anticipo

Una serie di analisti ha provato a spiegare perché spesso si va fuori tema nelle previsioni e che cosa, in fin dei conti, genera quel panico tra gli investitori che non fa assolutamente bene ai listini. Ad enucleare i motivi che mandano in pallone gli investitori ci hanno provato gli studiosi del New England Complex Systems Institute che hanno provato a prendere in esame il caso della Grecia.

Fin dal momento in cui sui mercati è stato evidente che lo stato ellenico era in crisi, si è paventata l’ipotesi del default e questo ha generato un rapporto anomalo tra i titoli di stato greci e tedeschi. In pratica lo spread è aumentato ma il suo incremento non era legato direttamente al peggioramento delle condizioni economiche del paese.

I titoli di stato greci hanno comunque perso valore passando dal 57 al 21 per cento del loro valore nominale. Eppure, dopo un’attenta analisi del PIL e delle variazioni finanziarie greche, è stato più che evidente che la crisi non sarebbe arrivata prima del 2020.

E’ successo quindi che gli analisti, presi dal panico delle fluttuazioni dello spread e dei principali titoli greci, hanno anticipato le analisi e contestualmente hanno generato una situazione di panico. A nulla sono serviti, anche negli altri paesi, gli inviti a restare calmi e cauti.

Questa storia c’insegna che anche con le opzioni binarie è sempre meglio essere prudenti. Tanto il guadagno è facile ed “assicurato” se l’analisi segue una linea coerente e logica, non dettata dalla paura.

FMI e riforma della governance

A livello economico e finanziario, anche le decisioni degli organismi come il Fondo Monetario Internazionale, possono essere utili per capire quale sarà la direzione dell’economia nei prossimi tempi. Ecco perché il rinvio della riforma della governance del FMI ha importanza.

Il Fondo Monetario Internazionale aveva deciso tempo fa di dare più poteri ai Paesi emergenti ma alla fine la tanto annunciata riforma della governance è stata procrastinata, rinviata al 2020. Si tratta di una riforma che era già stata approvata nel 2020 ma che non è mai diventata esecutiva.

Adesso, per capire la direzione del FMI, sarà necessario aspettare la riunione di verifica che si terrà a gennaio dell’anno prossimo. Poi, per la revisione effettiva delle quote, si andrà anche fino a gennaio del 2020. Una prospettiva chiara che però sottosta alle decisioni del Congresso USA che deve dare il suo OK alla riforma che in passato ha sostenuto.

Fino a questo momento, spiega il FMI, soltanto il 75% degli azionisti ha espresso un parere positivo per la riforma della governance ma è necessario arrivare fino all’85%. Il bello è che non hanno ancora risposto sugli Stati Uniti che temono una crescita della Cina nel FMI e temono anche l’ingresso di India, Russia e Brasile nella top ten.

Categoria: Opzioni Binarie

Come investire sul petrolio

A causa della crescita delle economie asiatiche emergenti il prezzo del petrolio ha registrato un forte aumento negli ultimi anni, insieme con una volatilità forte. Oggi sta invece scendendo molto in seguito alla cresi economica e alla dimunzione di acquisto. Anche per questo il greggio è uno degli investimenti migliori sul mercato. Ma come si può realmente investire in questo mercato?

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Il commercio è stato notevolmente democratizzato con l’avvento di internet e soprattutto si è aperto a molte persone che desiderano investire nelle materie prime direttamente e senza dover passare attraverso una banca o un intermediario fisico. Ciò, come detto, è dovuto principalmente allo sviluppo delle piattaforme di trading on-line. Proprio per questo fatto l’accesso ai mercati finanziari è a disposizione di tutti coloro che hanno una semplice connessione ad internet e che possono usare delle piattaforme che offrono un metodo semplificato di funzionamento, con una facilità d’uso estrema e appositamente progettata in modo che anche i principianti degli investimenti possano investire i loro soldi sul petrolio facendo dei profitti e approfittando di un valido supporto attraverso i diversi indicatori e altri segnali di trading forniti direttamente dai broker.

Il miglior metodo disponibile per la negoziazione del greggio è attraverso l’uso di una piattaforma di trading online specializzata in CFD. Questo servizio è ampiamente disponibile tra i migliori forex broker, che consentono, proprio attraverso l’utilizzo dei CFD, di speculare sul petrolio e su altre attività, come azioni e indici di borsa o di altre materie prime come l’oro.

L’operazione in CFD non potrebbe essere più semplice e più conveniente da essere usare per tutti coloro che desiderano investire nel mercato del petrolio anche senza avere alcuna precedente esperienza nel commercio. Si richiede semplicemente prendere una posizione in discesa o in salita in un dato momento e chiudere la posizione quando gli utili previsti sono raggiunti o quando si desidera tagliare le perdite.

Il prezzo di un barile è di 80 dollari e si prevede un aumento di tale prezzo a causa di una diminuzione delle scorte petrolifere americane. È quindi utile sottoscrive un CFD in aumento. Se il prezzo del barile non sale, è possibile effettuare un ordine contrario o manualmente chiudere la posizione. Come avrete sicuramente notato, le piattaforme di trading online che offrono la possibilità di speculare sul prezzo del petrolio sono numerose, ed è quindi necessario prendere il giusto tempo per confrontarle con attenzione in modo da scegliere quella che offre i maggiori vantaggi.

Ecco come il petrolio potrebbe impattare sull’euro

La scorsa settimana la Banca centrale europea ha pubblicato il suo bollettino mensile di dicembre e, in 216 pagine, la lettura è per la maggior parte pesante. Tuttavia, queso bollettino contiene alcuni modelli di stime utili per capire cosa ci si aspetta dai movimenti dei prezzi del petrolio e come essi possano alimentare l’inflazione (o la deflazione) nei prossimi due anni.

I prezzi dell’energia stanno avendo una notevole influenza sulla zona euro. La stima dei dati di novembre mostra l’inflazione ad un tasso annuo dello 0,30%, con la componente energetica che è chiaramente la tipologia principale (anche se i prezzi dei servizi sono piatti). La stima sarà aggiornata questo mercoledì, ma non dovrebbe modificarsi.

La domanda è: cosa dovrà fare la BCE il prossimo 22 gennaio se il prezzo del petrolio dovesse rimanere dove si trova ora? Siamo in grado di avere un’idea guardando le previsioni che la BCE ha emesso il 3 dicembre dopo la riunione di politica monetaria. Il tasso medio annuo dell’inflazione era stata fissata allo 0,7% per 2020 e al 1,3% per l’anno dopo. Questo era basato su un assunto piuttosto eroico che il prezzo del petrolio fosse salito a 85 dollari entro breve. Si tratta di una stima ben lungi dall’essere reale perché, come sappiamo, il prezzo del greggio continua a scendere e ora si trova attorno a 73 dollari al barile e, su questa base, l’inflazione nel 2020 dovrebbe scendere allo 0,3%.

Ma possiamo vedere un percorso alternativo, che potrebbe essere una sotto-stima: il petrolio a 50 euro al barile. Secondo gli esperti dell’Eurosistema sulla base dei loro modelli è stata stimata una variazione del 10% del prezzo del petrolio per avere un rapido impatto dello 0,4% sull’inflazione e un ulteriore 0,2% di impatto nei due anni successivi. Quindi, se si assume che il greggio, in termini di euro rimane intorno al livello di 50 euro, e prendiamo in considerazione solo il primo effetto dello 0,4%, l’inflazione oltre il 2020 sarà negativa. E con meno fiducia, potremmo dire che nel 2020 arriverà a meno 1%.

Alcuni consigliano la BCE di seguire l’esempio di altre banche centrali e “guardare attraverso” il calo del prezzo del petrolio e trattarlo come avente un impatto una tantum sui prezzi. Infatti, la banca centrale può avere successo se si fosse mossa mesi fa, ma ora è troppo tardi. Forse la ragione per cui la BCE non ha agito in quel modo era legato proprio al prezzo del greggio. Ora il calo dei prezzi del greggio potrebbe venire in soccorso all’euro? Questo è possibile, ma occorre fare attenzione. Un altro modo in cui la zona euro potrebbe alzare l’inflazione, migliorando la sua competitività internazionale, sarebbe quella di mantenere i costi interni di produzione sotto quelli dei suoi principali partner commerciali; in altre parole, un tasso di inflazione costantemente inferiore.

Scendono ancora i prezzi del petrolio, obiettivo 60 dollari al barile

I futures del petrolio sono scesi nel commercio asiatico di oggi, estendendo le perdite a livelli mai visti da più di cinque anni, con gli operatori di mercato che mostrano poca fiducia che il mercato troverà presto un minimo. Sul New York Mercantile Exchange il prezzo dei futures del greggio per la consegna a gennaio sono scambiati a 62,71 dollari al barile, in calo di $ 0.35 nella sessione elettronica Globex, un livello che non si vedeva dal luglio 2009. La vendita nei mercati petroliferi ha accelerato bruscamente alla fine di novembre, quando l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, guidata dall’Arabia Saudita, ha scelto di non intervenire per equilibrare i prezzi del petrolio tagliando i suoi livelli di produzione. Da allora l’intesa non ha fornito ulteriori indicazioni per affrontare il calo dei prezzi. Ciò ha contribuito ad intensificare la stretta sul mercato per far fronte all’eccesso di offerta nel 2020.

Il declino del petrolio è tutt’altro che limitato e ci si aspetta che i membri principali dell’OPEC possano passare finalmente all’azione, ma non tanto presto, al fine di lasciare che il mercato possa andare ancora da solo per un paio di settimane, forse fino a gennaio.

Più tardi oggi la US Energy Information Administration pubblicherà il suo rapporto mensile sul mercato del petrolio. I dati di inventario del petrolio americano sono attesi invece per domani e saranno guardati molto attentamente dato che la produzione nazionale di petrolio degli USA è in gran parte responsabile del surplus di petrolio globale corrente.

Le scorte di petrolio degli Stati Uniti dovrebbero cadere nelle prossime settimane, dato che le raffinerie lavoreranno di meno a causa di fattori stagionali, ma ogni aumento correlato ai prezzi del greggio dovrebbe essere ancora un’opportunità di vendita nel mercato del greggio, il che la dice lunga sul tuffo del petrolio che stiamo vedendo in questi giorni. Nel frattempo, le importazioni di petrolio dalla Cina stanno sostenendo il mercato.

Le importazioni nette di greggio dal paese orientale, infatti, sono rimaste elevate nel mese di novembre, e sono aumentate del 8,3% su base annua. Le importazioni nel mese di dicembre potranno, con ogni probabilità, vedere un salto grazie all’acquisto pesante in seguito al calo dei prezzi del petrolio e all’apertura di un nuovo impianto di stoccaggio di riserva strategica di petrolio. Mentre la domanda globale di petrolio è in gran parte stabile, e non è andata in declino, i commercianti hanno detto che la prospettiva di un calo dei prezzi al di sotto di $ 60 è ancora del tutto reale.

In calo i prezzi del petrolio, non sembrano esserci limiti

I futures del petrolio greggio sono scesi nel commercio asiatico di oggi, estendendo le perdite avute durante la notte dopo che l’Arabia Saudita ha diminuito i prezzi di gennaio per gli Stati Uniti e per i compratori asiatici.

Sul New York Mercantile Exchange, i futures del greggio per la consegna nel prossimo mese di gennaio sono stati scambiati a 66,47 dollari al barile alle 5.58 GMT, giù di 0,34 dollari nella sessione. Il valore del brent con consegna a gennaio per lo scambio sugli ICE Futures di Londra è sceso di 0,37 dollari a 69,27 dollari al barile.

Il brent, che ha toccato il valore più basso dal 25 maggio 2020 nella seduta di Borsa precedente, è precipitato del 40% da giugno.

Saudi Arabian Oil Co., conosciuta anche come Saudi Aramco, giovedì ha ridotto i prezzi ufficiali di vendita per tutte le consegne di petrolio dirette verso l’Asia a gennaio di un valore compreso tra $ 1,50 e $ 1,90 al barile rispetto a dicembre.

I mercati petroliferi hanno recentemente interpretato gli aggiustamenti mensili dei prezzi dell’Arabia Saudita come segni di una volontà del produttore di petrolio di mantenere le quote di mercato attraverso una guerra dei prezzi, piuttosto che con una regolazione del volume delle esportazioni.

La produzione di petrolio da parte dei membri dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio è già leggermente inferiore, con i primi dati di novembre che vedono un calo di 300.000 unità di barili al giorno, in gran parte a causa della debole forza della Libia.

La produzione OPEC è probabilmente inferiore a causa delle difficoltà di vendere il greggio, ma la produzione complessiva rimane ancora al di sopra del massimale di 30 milioni di barili al giorno, che è un surplus per i mercati globali.

Le spedizioni di petrolio dai paesi OPEC per le quattro settimane che si concludono il 20 dicembre sono di 170.000 barili al giorno inferiori rispetto al mese precedente, per un totale di 23,41 milioni di barili al giorno.

Il taglio dei prezzi da parte di Saudi Aramco probabilmente potrebbe causare un calo ulteriore dei prezzi del petrolio dato che anche altri paesi dell’OPEC potrebbero seguirne l’esempio.

I mercati stanno cercando tra i dati del libro paga del settore non agricolo degli USA, attesi per oggi, ulteriori spunti per potersi muovere.

Il frattempo il valore futuro della benzina a gennaio negli USA è scesa di 75 punti a 1,7873 dollari al gallone, mentre il diesel è scambiato a 2,1086 dollari, 91 punti in meno.

I prezzi del petrolio in netto calo dopo l’incontro dell’OPEC

I prezzi del petrolio sono scesi a un nuovo minimo di quattro anni, al di sotto di 72 dollari al barile, dopo una grande spaccatura all’interno dell’Opec che ha costretto l’intesa a tenere la produzione ai livelli attuali piuttosto che effettuare tagli per cercare di trasformare il mercato. Il costo ridotto dell’energia – i prezzi sono ora giù del 37% dall’estate – dovrebbe essere una spinta per i consumatori e per diverse economie. Ora ci sono delle previsioni che il prezzo del Brent potrebbe cadere fino a 60 dollari, che sarebbe disastroso per i paesi con alti costi di produzione e per le economie dipendenti dal petrolio e gas, come la Russia e l’Iran. La Norvegia, un altro importante produttore di petrolio e gas al di fuori dell’OPEC, ha visto la sua valuta, laCorona, toccare il minimo da cinque anni contro il dollaro, mentre Shell e BP hanno visto le loro quote scendere notevolmente.

I prezzi più bassi hanno già portato a ridurre il costo della benzina e del diesel, cosa che dovrebbe alimentare la produzione. Ma un combustibile più economico finirà anche per abbassare il tasso di inflazione in diverse zone europee, come il Regno Unito, dove è al 1,3%, già ben al di sotto della soglia della Banca d’Inghilterra fissata al 2%.

Prima di un incontro pre-crisi presso la sua sede di Vienna, l’OPEC era sotto sotto enorme pressione da parte di alcuni membri al fine di ridurre la produzione nel tentativo di contrastare il trend in calo del prezzo del greggio. I prezzi sono scesi a causa dell’aumento da parte degli Stati Uniti della produzione e da parte della domanda vacillante in economie in forte rallentamento come la Cina, l’Europa e i mercati emergenti.

Abdalla El-Badri, segretario generale dell’Opec, fa buon viso a cattivo gioco per nascondere la spaccatura tra i Paesi ricchi come l’Arabia Saudita, che vogliono contenere i prezzi, e altri come il Venezuela, che sono alla disperata ricerca di tagli sui prezzi. Alla fine, la decisione di non tagliare la produzione per un periodo di almeno sei mesi è stata vista dagli analisti come un esempio di debolezza dell’OPEC, che non sembra essere in grado di trovare una soluzione unificata per i problemi posti dalle forniture di petrolio.

Gli alti costi e i prezzi del petrolio più bassi stanno già producendo centinaia di posti di lavoro nel Regno Unito nel Mare del Nord, che cresceranno ancora su pressione di George Osborne che vuole introdurre delle agevolazioni fiscali per gli operatori del petrolio e del gas.

La BCE potrebbe decidere di acquistare bond nel Q1 del prossimo anno

La Banca centrale europea potrebbe decidere già nel primo trimestre del prossimo anno di acquistare obbligazioni sovrane, lo ha detto il vice presidente della banca mercoledì. Vitor Constancio ha detto che la BCE potrebbe meglio valutare se gli acquisti di obbligazioni sovrane, i cosiddetti quantitative easing, sono necessari per fornire abbastanza stimolo al fine di sostenere l’economia della zona euro e allontanare la deflazione.

La BCE ha già iniziato l’acquisto di covered bond e di prestiti bundle, ovvero di titoli garantiti da attività. Vuole ora aumentare le dimensioni del suo bilancio ai livelli di inizio 2020. Dobbiamo, naturalmente, seguire da vicino se il ritmo della sua evoluzione è in linea con questa aspettativa. In particolare, nel corso del primo trimestre del prossimo anno la BCE sarà in grado di valutare meglio se questo è il caso, in caso contrario dovremo considerare l’acquisto di altre attività, comprese le obbligazioni sovrane sul mercato secondario, il mercato più ingombrante e più liquido di titoli.

Questo discorso aumenta sicuramente le possibilità di vedere degli acquisti di obbligazioni sovrane nel Q1. I mercati potrebbero essere delusi e la fiducia economica potrebbe prendere un colpo se la BCE non dovesse farlo. Il presidente della Bce Mario Draghi aveva già aperto la porta all’acquisto di titoli sovrani quando ha detto, venerdì scorso, che la banca centrale potrebbe ampliare ancora di più i canali attraverso cui intervenire.

Altre banche centrali, compresa la Federal Reserve degli Stati Uniti, hanno già utilizzato dei programmi di QE, ma il concetto è molto controverso nella zona euro anche perché la Bundesbank tedesca resiste all’idea. Il numero uno della Bundesbank, Jens Weidmann, ha sostenuto che il QE potrebbe far parte del futuro della BCE. Alcuni critici mettono in dubbio che anche se la banca centrale dovesse comprare le obbligazioni, la cosa spingerebbe verso il basso i rendimenti e tutto ciò sarebbe utile in quanto gli oneri finanziari sono già bassi.

La trasmissione va ben oltre l’effetto diretto sui rendimenti dei titoli acquistati. I canali di trasmissione interessati sono legati alla segnalazione e all’influenza delle aspettative di inflazione, mettendo in evidenza della ricadute derivanti dal denaro ricevuto per comprare altre attività, tra cui le attività estere che influenzano il tasso di cambio.

Tutto questo è fatto per l’inflazione della zona euro, che ora si trova allo 0,4 per cento, ben al di sotto dell’obiettivo della BCE di poco meno del 2 per cento, obiettivo stabilito da Draghi.

BCE, gli acquisti obbligazionari sono un fattore importante

La Banca Centrale europea ha fatto sapere che espanderà il suo bilancio di circa 1 miliardo di euro. Si tratta di una somma decisamente importante, che ci fornisce un’indicazione di quanto la banca è pronta a fare qualsiasi cosa per alimentare l’inflazione. Tutto questo lo ha rivelato il membro del Consiglio direttivo della Banca centrale europea Christian Noyer proprio ieri, suggerendo inoltre che gli acquisti di debito pubblico potrebbero essere anche un’altra carta da giocare. Noyer ha parlato insieme a Hiroshi Nakaso, vice governatore della Banca del Giappone.

La dichiarazione del Consiglio direttivo della BCE sulla dimensione del bilancio della banca “non è formulata come un fermo impegno, ma come una aspettativa. Tuttavia, è molto significativa”, ha detto Noyer, che è anche a capo della Banca di Francia. Tali dati dovrebbero certamente essere visti come una chiara indicazione che ulteriori azioni politiche, se necessarie, non saranno inibito da qualsiasi restrizione quantitativa globale né da alcun limite che ad esse si voglia tentare di imporre.

Il numero uno della BCE, Mario Draghi, ha efficacemente detto all’inizio di quest’anno che la banca aumenterà il suo bilancio di circa 1 miliardo di euro utilizzando prestiti a basso costo per le banche e degli acquisti di asset del settore privato, al fine di di alimentare l’inflazione e di farla salire, perché effettivamente secondo gli ultimi dati il rischio di una potenziale deflazione c’è nella zona euro ed è anche piuttosto concreto.

Molti economisti e banchieri centrali sono preoccupati che la zona euro potrebbe cadere in una deflazione simile a quella vissuta dal Giappone nel corso degli ultimi anni, per poi rischiare di vedere decenni di bassa crescita economica. L’inflazione è stata molto al di sotto dell’obiettivo della BCE, che è invece del 2%. Noyer ha detto che le indicazioni sulla dimensione del bilancio della BCE possono solo aiutare a portare le aspettative più in linea con la definizione della banca stessa di stabilità dei prezzi. Egli ha anche detto che le preoccupazioni sulla “dominanza fiscale” (dove gli acquisti di obbligazioni sovrane da parte della banca centrale sostengono la solvibilità di un governo centrale) non dovrebbero essere un problema in un contesto di bassa inflazione.

Questo è in linea con i recenti commenti di Draghi, che ha detto che non avrebbe visto un problema se la BCE avesse fatto degli acquisti di debito sovrano. Siamo di fronte ad un momento storico perla nostra zona euro, un momento che bisogna superare.

La BCE potrebbe mettere in campo il suo QE

La Banca centrale europea ha inviato un forte segnale ieri che è pronta ad agire in modo più aggressivo per combattere l’inflazione ultrabassa con l’acquisto di grandi quantità di debito del settore privato e forse anche di titoli di Stato.

I responsabili delle politiche della banca centrale sono unanimi nella loro disponibilità a sostenere più stimoli, se necessario. Lo ha detto il Presidente della BCE Mario Draghi nel corso della sua conferenza mensile. A seguito di questa novità, l’euro è sceso a un valore minimo di due anni. Le misure espansive delle banche centrali, che in genere portano ad un aumento dell’inflazione, tendono a indebolire una valuta mentre alzano le prospettive per le imprese e i consumatori.

Draghi ha anche detto che al personale della BCE e dei comitati è stato chiesto di garantire “la tempestiva preparazione di ulteriori misure da attuare, se necessario”. La barra appare tuttavia ancora elevata per il presidente della banca centrale tedesca ai fini dell’approvazione di un allentamento ulteriore, nonostante la dichiarazione unanime.

La BCE ha finora tenuto fuori gli acquisti su larga scala delle sue attività del settore pubblico. La Federal Reserve ha invece recentemente interrotto gli acquisti di QE in mezzo ad una più solida attività economica e in seguito ad un dato di inflazione superiore a quello della zona euro. Nel frattempo la Banca del Giappone, la scorsa settimana, ha ampliato il suo programma di acquisto di asset con ulteriori acquisti di titoli di Stato, azioni e fondi immobiliari.

I funzionari della BCE hanno trascorso molto tempo a discutere l’esperienza di altre banche centrali e le lezioni da trarre per l’Europa. L’acquisto di titoli di Stato è un’opzione per la BCE a condizione che tale politica non finanzi i governi europei. La BCE potrebbe evitare questa restrizione con l’acquisto di obbligazioni sui mercati finanziari. Ora è una questione di quando, piuttosto che se.

Nel mese di ottobre, la BCE ha iniziato l’acquisto di obbligazioni bancarie garantite nel quadro di un programma approvato nel mese di settembre. Ha detto che avrebbe anche iniziato a comprare titoli garantiti da attività a fine mese, ma molti analisti dubitano che questo sarà sufficiente a raccogliere l’offerta di moneta, per quanto necessario, date le dimensioni di questi mercati.

sua dichiarazione del mese di settembre della BCE ha voluto aumentare le dimensioni del suo bilancio verso i livelli di inizio 2020. Staremo anche a vedere in che maniera l’euro reagirà a questa novità.

Oro in calo, attesa per le dichiarazioni FED

L’oro scende nella giornata di ieri in seguito ad un calo anche dei prezzi del petrolio, ma le perdite sono state limitate dall’attesa per la FED e per le dichiarazioni della banca centrale più potente del mondo in merito ad un incremento dei tassi di interesse in futuro, cosa che potrebbe arrivare più tardi di quanto inizialmente previsto.

Il metallo giallo è stato sotto pressione dopo che i dati USA hanno mostrato un settore dei servizi al ribasso, toccando un valore minimo da 6 mesi lo scorso ottobre.

A limitare un’eccessiva discesa dei prezzi dell’oro vediamo un incremento delle importazioni di oro fisico da parte dell’Asia, in maniera particolare dalla Cina e da Hong Kong. Secondo gli esperti, questi numeri potrebbero tranquillamente far sperare che il livello di 1.180 dollari per oncia potrebbe tenere e fungere ancora da resistenza nel corso del prossimo futuro.

L’oro per la consegna spot era in calo dello 0,1% a 1,229, 23 dollari, facendo segnare il quarto calo di seguito.

Tutti gli occhi degli investitori sono sulla FED e sulla policy che la banca centrale metterà in campo per far fronte ad una volatilità particolarmente alta nel corso delle ultime settimane sui mercati. Questo potrebbe significare, come abbiamo anticipato prima, che la banca guidata dalla Yellen potrebbe decidere di attendere ancora un po’ prima di pensare ad un incremento dei tassi di interesse di riferimento, dando così ancora un aiuto all’economia e al suo recupero. Ogni segnale che la FED possa alzare i tassi di interesse più tardi del previsto potrebbe essere di aiuto per l’oro, dato che il metallo giallo continuerebbe a rappresentare ancora una volta un rifugio sicuro dai rischi del mercato (ricordiamo infatti che l’oro è uno dei principali valori in cui il mercato si rifugia in momenti di difficoltà).

Andando a vedere invece il prezzo degli altri metalli preziosi, vediamo che l’argento è salito dello 0,1% arrivando a 17,14 dollari per ogni oncia, il platino è salito dello 0,8% arrivando a 1,250,50 dollari per un’oncia e il palladio ha avuto un incremento dello 0,8% arrivando ad un valore di 782 dollari per un oncia.

Il mercato dei preziosi si rivela, ancora una volta, molto legato alla FED e alle decisioni della banca centrale statunitense. Questo implica, ovviamente, che gli investitori dovranno stare molto attenti a cosa fare e a cosa acquistare nel corso del prossimo futuro, in maniera particolare durante questa settimana.

Le banche dell’euro zona di fronte agli stress test

Una delle più recenti tradizioni europee è costituito dagli “stress test” fatti sulle banche per verificare che esse non avranno problemi in caso di una nuova crisi economica, cosa che evita il rischio di dover richiedere un salvataggio a spese dei contribuenti. L’ultimo sondaggio nella redditività di circa 130 banche è stato rilasciato il 26 ottobre e ha mostrato che sono state ben 25 le banche che non hanno superato tale stress test. Su 25, addirittura nove di queste banche sono italiane e la maggior parte di esse si trovano in Europa meridionale.

Il risultato di questo stress test è leggermente peggiore del previsto, anche se la maggior parte degli istituti di credito hanno fallito per delle quantità relativamente piccole. Ma anche le banche che hanno avuto successo non sono invincibili e la cosa crea un certo timore in tutta la zona UE e nella nostra valuta.

Ma questa volta è diverso, dicono gli organizzatori. Parte della “valutazione globale”, come viene soprannominata, è uno stress-test tradizionale che è stato realizzato prima con alterne fortune (l’obiettivo è quello di modellare ciò che accadrà a una banca se i prezzi delle case dovessero cadere). Organizzato da parte dell’Autorità bancaria europea, lo stress test riguarda le grandi banche in tutti i 28 stati membri dell’Unione europea. Ma non c’è ragione di aspettarsi che la prova stessa darà dei risultati migliori, a lungo termine, rispetto alle precedenti.

La Banca centrale europea (BCE) contemporaneamente alle prove di stress ha effettuato una verifica completa del valore delle voci in bilancio di ciascuna banca. Questo concetto è stato applicato solo a 123 grandi banche in 18 paesi della zona euro e a partire dal prossimo mese esso sarà regolato dalla BCE al posto dei controllori nazionali.

La BCE ha trovato nuovi 136 miliardi di euro di prestiti in difficoltà, portando il totale europeo a 879 miliardi di euro. L’Italia dovrà attuare la più grande riclassificazione dei crediti (circa 12 miliardi di euro), poi la Grecia (circa 8 miliardi di euro) ed infine le banche tedesche (circa 7 miliardi di euro).

La reazione dei mercati ora sarà la chiave delle prossime ore di investimenti nel mercato delle valute, mentre a lungo termine il maggiore impatto sarà dato dalla percezione di come si comporterà la BCE. Dopo la crisi della zona euro, è ora considerata come l’istituzione più credibile in Europa e spetta a Draghi & Co. riuscire a rimettere in piedi l’economia della nostra zona economica, sperando che possa riuscire a farcela.

Il PIL del Giappone manca le attese, messa a fuoco sulla relazione economica della BOE

Lo yen è stato poco scambiato nonostante la scarsa crescita dei dati giapponesi che ha mostrato come l’economia si sia contratta per la maggior parte dal 2020, quando la nazione è stata colpita dal terremoto. Il PIL del Giappone si è ridotto al massimo da quasi tre anni come aumento dell’imposta sulle vendite della nazione è stato implementato il 1 ° aprile e sta interessando l’economia. Il PIL è sceso del 6,8% a un tasso annualizzato nel Q2, anche se la cifra era di poco inferiore della previsione mediana del mercato per un calo del 7,1%.

Il dollaro è scambiato all’interno di un piccolo intervallo durante la sessione Asiatica e scambiato poco anche dopo i dati giapponesi, nei pressi di un trading di 102,30 ¥. I mercati hanno reagito a malapena perché i dati non sono sufficienti per aumentare la possibilità di un ulteriore allentamento monetario da parte della Banca del Giappone o per abbassare le prospettive economiche per il periodo luglio-settembre.

L’euro è scambiato in un piccolo intervallo nei confronti dello yen, al di sotto di 136,75. Contro il dollaro, l’euro ha continuato a muoversi ulteriormente vicino a 1,3335, minimo di 9 mesi. L’euro era sceso bruscamente ieri dopo un triste sondaggio ZEW in cui è emerso che il morale è sceso bruscamente come la crisi in Ucraina ha preso un tributo sulla fiducia delle imprese. L’attenzione si sposta ai dati tedeschi IPC dovuti oggi e ai dati Eurozona della produzione industriale.

La sterlina è stata scambiata contro il dollaro durante la sessione Asiatica a 1,6802 prima di andare più in alto nella sessione europea. Rischio chiave per la sterlina saranno le previsioni economiche della BOE oggi così come i dati occupazionali del Regno Unito. Un tono positivo dalla BoE e un calo della disoccupazione potrebbero sollevare la speculazione di un rialzo dei tassi entro la fine dell’anno. Il dollaro australiano è stato resiliente nonostante i deludenti dati cinesi.

Mercati in movimento laterale, il Brent si schianta

AZIONI

Quasi tutti i principali mercati stanno commerciando in modo laterale se le azioni indiane mostrano segni tecniche di forza. La sfilza di dati CPI oggi dalla Germania, dalla Francia e dalla Spagna può determinare la direzione europea. Dow (16.560,54, -0.06%) in fase di consolidamento ai livelli più alti in un range molto stretto dopo il forte rally di Venerdì. Ulteriore estensione del rally può affrontare le resistenze da 16700-800. Dax (9.069,47, -1,21%) in calo bruscamente così come previsto e ora può operare nel range di 8900-9200 per 1-2 sessioni con il trend ribassista di lungo termine, rimanendo in vigore sotto 9300-400.

Nikkei (15.187,39, + 0,17%) in fase di lotta vicino a 15.250-400 come previsto, cosa che mantiene il rischio ribassista attivo per questo indice. Shanghai (2216,04, -0.25%) in consolidamento nel range di 2180-2230, che continua con la tendenza rialzista completamente intatta. Si può tentare una manifestazione per la resistenza a lungo termine di 2260-70 dopo questo consolidamento.

Nifty (7.727,05, + 1,33%) chiuso sopra 7700-10 per segnalare un ulteriore raduno verso 7.900-8.000. Ma questo segnale rimarrà valido solo fintantoché 7655 è protetto dai tori. Tenete d’occhio se il gap in calo invita i tori a comprare nei pressi 7680-70.

COMMODITIES

Oro (1.308,47) variato per ora sopra la quota di 1305 e può indirizzare fino a 1300-1290 nelle prossime sedute da dove si può vedere una correzione al rialzo. Argento (19,964) che continua a rimanere a distanza nella regione 19,7-20,108. Come detto in precedenza, nessuna chiarezza è vista a meno che non si verifica una rottura su entrambi i lati di questa gamma. Il rapporto oro-argento (65,529) è scambiato all’interno di 65,7-65,083 e se rompe ad un livello inferiore può indirizzare a 64,4 nel breve termine. A lungo termine la tendenza è verso il basso.

Nymex WTI (97.22) in calo di nuovo dal livello di 98,5 in linea con la nostra aspettativa di un aumento limitato. Il momentum è ribassista e gli orsi sembrano ancora dominare i prezzi per ora. Un forte aumento è necessario verso 100-101.81 nelle prossime settimane altrimenti il pericolo di rompere sotto 96 potrebbe essere visto nel breve termine portando ad una caduta verso 94.

Il Brent (102.83) si è schiantato a 103-102 livelli ieri e questo segnala forti orsi che influenzano i prezzi per ora. Nessuna possibilità di un aumento. Se questa caduta continua potrebbe presto colpire i livelli 100-99. Questo segnala un forte mercato orso in arrivo per il Brent e può essere negativo per la Rupia Indiana.

Rame (3,1415) in fase di movimento verso il supporto vicino a 3.10 da dove si può vedere un po’ di rimbalzo verso l’alto a 3.15. Tuttavia, una rottura sotto 3,10 potrebbe portarlo ad un livello inferiore a 3,07-3,05.

Rally azionario, oro sopra 1305

AZIONI

Il rally azionario globale Lunedì è stato accompagnato da non-eventi nel mercato delle obbligazioni e delle valute, che rende la tendenza al rialzo almeno un po’ sospetta. Bisogna rimanere cauti. Il mercato indiano attende i dati IIP e CPI oggi.

Il Dow (16.569,98, + 0,10%) ha consolidato ai livelli più alti in un range molto stretto dopo il forte rally di Venerdì. L’ulteriore estensione del rally può affrontare le resistenze da 16700-800. Il Dax (9180,74, + 1,90%) ha raggiunto il nostro obiettivo di 9200 in una singola sessione e ora i venditori possono essere di nuovo a 9250-9400 in trend ribassista di lungo termine che rimane in vigore sotto 9300-400.

Il Nikkei (15.179,88, + 0,33%) sta lottando vicino a 15.250-400 come previsto e mantiene il rischio ribassista attivo per questo indice. Lo Shanghai (2.214,84, -0,44%) si trova in un range di consolidamento da 2180 a 2230, che continua con la tendenza rialzista completamente intatta. Si può tentare una manifestazione per la resistenza a lungo termine finale di 2260-70 dopo questo consolidamento.

Il Nifty (7.625,95, + 0,76%) è scambiato nel range di 7500-7800 e se riesce a rompere al di sopra di 7700-10 possiamo provare l’estremità superiore del range. Ma bisogna tenere d’occhio il CNX IT che, se dovesse rompere il valore di 10290, può trascinare il mercato più ampio verso il basso.

COMMODITIES

L’oro (1.306,99) è a distanza sopra la quota di 1305 ma ha una buona possibilità di scendere a 1300-1290 nelle prossime sedute, mentre la resistenza vicino a 1333 tiene ancora. L’argento (19,992) è variato nella regione 19,7-20,108. Nessuna chiarezza è vista a meno che non si verifica una rottura su entrambi i lati di questa gamma. Il rapporto oro-argento (65,345) si è staccato nettamente da 65.92 e può scendere ulteriormente verso 64,4 nel breve termine.

Il Nymex WTI (97.81) anche se ha rimbalzato dal supporto a 96 non sembra essere in aumento con forza. Il momentum è lento e l’aumento può essere limitato per ora. Un forte aumento è necessario verso 100-101,81, altro pericolo di rottura sotto 96 potrebbe essere visto nel breve termine.

Il Brent (104.50) è sceso ad un ulteriore sostegno test vicino ai livelli attuali. Se non rimbalza può sia rimanere in un consolidamento laterale per qualche tempo o rompere sotto 104,5 con bersaglio i valori di 100-99.

Il Rame (3,1565) è sceso bruscamente dopo aver colpito la resistenza vicino a 3.24 di ieri. Il rame può essere sotto pressione ancora per qualche tempo, mentre le pressioni inflazionistiche si aggirano intorno alla Cina e ai paesi asiatici. Nel breve termine è rialzista mentre si trova sopra 3.15, ma una rottura sotto 3,15-3,10 può invertire lo scenario in maniera veloce.

Mercati in ripresa dai supporti, oro lontano dalla resistenza

AZIONI

I mercati si sono ripresi dal loro rispettivo sostegno a medio termine, avuto Venerdì e fino ad ora, e sembra che un acquisto di fattori tecnici formi uno stato di ipervenduto, in assenza di qualsiasi evento convincente. Il Dow (16.553,93, + 1,13%) ha rimbalzato nettamente dalla nostra area di supporto a 16.300-200 per terminare la settimana con un modello Doji con polarizzazione bullish. Se si riesce a scambiare sopra 16600 nella prima parte della settimana, poi 16.750-850 può essere un valore atteso. Il Dax (9009,32, -0.33%) ha ripercorso l’intera ascesa 8.900-10.000 e forse ora cercherà di rimbalzare verso 9150-200 anche se il trend ribassista di lungo termine rimane in vigore sotto 9300-400.

Nikkei (15.090,43, + 2,11%) in una pausa prevista, ma potrebbe trovare difficoltà a rompere immediatamente sopra 15.250-400. Lo Shanghai (2214,13, + 0,90%) ha trovato supporto a 2180-70 come previsto e ora sta consolidando nella gamma di 2180-2230 con la tendenza rialzista completamente intatta. Si può tentare una manifestazione per la resistenza a lungo termine finale del 2260-70 dopo questo consolidamento.

Il Nifty (7.568,55, -1,06%), può tentare un rimbalzo questa mattina sulla base delle indicazioni globali positive. Il nostro principale sostegno è modificato a 7530-10 dal precedente 7580 a causa del crescente rumore all’interno della gamma di 7500-7800, che non può rompere molto presto.

COMMODITIES

Oro (1305,98) staccato dalla resistenza del canale quotidiano vicino a 1333. Una caduta sotto 1300 potrebbe portarlo ad un valore inferiore a 1280 ma mentre si trova ancora sopra i valori di 1300 – 1305 ci si può aspettare un aumento verso 1340 – 1350 nel breve termine. Il rapporto oro – WTI (13.32) è sceso un po’ ma è scambiato vicino alla resistenza cruciale di 13,5 che, se tiene, potrebbe spingere tale valore verso la quota di 13 – 12,5 nel breve termine. Oro ribassista in questo caso.

Il Nymex WTI (97.98) è salito da 96 e se questo valore tiene può indirizzare a 101,15-101,81 nel breve termine. Brent (105.25) in taglio nella regione 105-106, in grado di dare chiarezza di ulteriori movimenti. A meno che non si rompa 107-108, il ribasso continuerà ad influenzare il prezzo.

Argento (19.88) in una fase fluttuante nella cruciale zona di 20,108-19,7. Sembra ribassista nel breve termine ma c’è bisogno di confermare rompendo sotto 19.7. La tendenza a lungo termine è al ribasso.

Rame (3,1910) in una fase di calo brusco tanto che ha realizzato un intra-day massimo a 3,25 Venerdì. La regione 3,15-3,25 sta mantenendo i prezzi vari per ora, ma mentre il prezzo si trova ancora al di sopra di 3,15-3,20, nel breve termine il prezzo è ancora rialzista. Come detto in precedenza, i prezzi del rame possono rimanere sotto pressione per qualche tempo ancora, bisogna fare attenzione a questo mercato.

Mercati in test della media, oro in aumento

AZIONI

Quasi tutti i mercati sono in test molto vicino alla media, cosa che potrebbe minare l’azione dei prezzi e la direzione per i prossimi giorni.

La visibilmente mancanza di forza nel Dow (16.368,27, -0,46%) ha portato in mancanza di acquirenti. Ora, una rottura al di sotto di 16300-200 significherebbe un retest della importante zona di supporto a lungo termine di 16.000-15.800. Nessuna fortuna con il rimbalzo atteso del Dax (9038,97, -1.00%). Proprio come il Dow, il rimbalzo deve venire in questo momento come prova del piano di carico a 9000 o raggiungere 8.800-8.600 abbastanza presto.

Il Nikkei (14.776,88, -2,99%) ha rotto al di sotto di 15.100 per raggiungere la nostra area di destinazione a 14.800 a 600. Al massimo una pausa può essere prevista all’interno di questa zona, ma anche qualsiasi rimbalzo minore dovrebbe essere venduto. Lo Shanghai (2187,83, + 0,01%) si trova ad affrontare un attacco di prenotazione di profitti dai livelli di 2230 proprio come previsto. Se questa correzione non è limitata a 2180-70, la resistenza finale salirà a 2260-70.

Il Nifty (7.649,25, -0.30%) ha chiuso al di sotto di 7760 nonostante un sacco di volatilità intraday. Oggi tutto dipende dal sostegno del 7580, sotto la porta che apre a 7400 o a 7580. Il movimento in una fase ancora di rangebound continua.

COMMODITIES

L’oro (1.316,02) è in aumento e se la cosa dovesse ancora andare avanti il bersaglio di 1340-1350 potrebbe essere toccato nel breve termine. Ciò può essere un aumento temporaneo e presto potremmo vedere un calo verso 1300 1.340-1.350. Il rapporto del WTI Gold (13,48) sta testando la resistenza cruciale e potrebbe andare a 13-12,5 nel breve termine. Questo valore segnalerà un oro ribassista dopo un paio di sessioni.

Il Nymex WTI (98,36) ha rimbalzato dal supporto e la crescita continua nel breve termine potrebbe portarlo verso 101-102 nelle prossime settimane. Il Brent (106.82) si è così spostato in forte crescita, ma ha bisogno di rompere 107-108 per confermare che la caduta che è iniziata da 115 è finita. Lo spread Brent WTI (8,46) è nettamente aumentato, ma deve affrontare la resistenza vicino a 9 da dove è venuto fuori a giugno.

L’argento (19.963) si è staccato dal valore di 20.108. La regione 20,108-19,7 è cruciale e una pausa sul lato potrebbe essere importante per determinare l’ulteriori direzione. La tendenza a lungo termine è al ribasso.

Il rame (3,1715) è scambiato più in basso. Il crescente controllo sulla Cina per il rame mantiene i prezzi sotto pressione per qualche tempo. Ora i livelli di giugno di 3,15-3,10 nel breve termine ci fanno vedere un po’ di correzione verso l’alto, che potrebbe essere interessante da sfruttare nel trading.

Aussie bloccato dopo i dati occupazione; il mercato attende la BCE

Il dollaro australiano è sceso bruscamente sulla negoziazione di Giovedì dopo i sull’occupazione molto più deboli del previsto per luglio. La disoccupazione è balzata al 6,4% rispetto al 6,0% a giugno. Il 6% era cosa gli economisti si aspettavano. Questo ha rappresentato un massimo di 12 anni della disoccupazione ed è stato uno shock per gli operatori. L’occupazione è scesa di 300 unità, in contrasto con le aspettative degli economisti di un guadagno di 12.000. L’Australian Bureau of Statistics ha cautelato comunque sulle questioni statistiche: ad esempio la rotazione del campione di indagine e la destagionalizzazione di giugno hanno spinto artificiosamente il valore più in alto, ma i problemi di sintesi non potrebbero spiegare tutta la debolezza.

Il dollaro australiano è sceso ben al di sotto di 93 centesimi rispetto al dollaro, scambiato a 0,9265; un livello minimo da 2 mesi. A contribuire alla debolezza del aussie sono state le decisioni della RBA in Giugno che ha detto che c’è necessità di tagliare i tassi di interesse prima della fine dell’anno al fine di aiutare l’economia. La disoccupazione è una variabile chiave per tutte le banche centrali per fissare i tassi di interesse.

Guardando al futuro, la riunione della BCE attirerà molta attenzione oggi e in particolare la conferenza stampa post-meeting di Mario Draghi. L’euro è riuscito a recuperare da un minimo di nove mesi a 1,3333 colpito Mercoledì ed è scambiato a 1,3382. La BCE si trova ad affrontare un numero crescente di mal di testa; l’inflazione è scesa allo 0,4% anno su anno, l’Italia è scivolata in recessione, le preoccupazioni geopolitiche e le sanzioni contro la Russia stanno danneggiando le prospettive economiche della zona euro mentre in Portogallo le grandi banche quotate del paese devono essere salvate dallo Stato. L’attenzione sarà focalizzata sulla BCE e su come essa pensando di reagire agli eventi con qualche stimolo supplementare da rendere noto.

Mercati in attesa della BCE e della BOE

AZIONI

Quasi tutti i mercati sono in attesa per la BCE e la BOE che si riuniscono oggi anche se nessun cambiamento sostanziale è previsto da nessuno dei due. Fino ad allora, il mercato commercerà in una gamma stretta e passerà il tempo. Il Dow (16.443,34, 0,08%) sta cercando di stare vicino all’area di supporto di 16.300-200, da dove alcuni acquirenti emergono a spingere fino a 16.600 ancora una volta, ma senza alcun segno visibile di forza finora. Il Dax (9130,04, -0.65%) si trova di fronte alla prima chiusura positiva in una settimana dopo aver testato l’area di supporto a 9150-9000 e forse ora l’atteso rimbalzo correttivo sta per materializzarsi.

Il Nikkei (15.124,56, -0,23%) sta testando la banda di supporto di 15100-50 al di sotto della quale, si scenderà a 14.800-600. La qualità del calo attuale suggerisce che il valore di 15760 potrebbe non essere testato presto. Lo Shanghai (2.215,86, -0,07%), si trova ad affrontare un attacco di prenotazione di profitti da 2.230 proprio come previsto. Dopo la correzione o il consolidamento dovremmo avere il raduno di nuovo verso la resistenza finale a lungo termine di 2260-70.

Il Nifty (7.672,05, -0,96%) non è riuscito a rompere sopra 7760 e si sente in preda a delle prese di profitto come previsto. Dopo la tendenza a 7660, la tendenza al ribasso continua per l’area di supporto a 7610-7580.

COMMODITIES

Le materie prime sono miste. Rame, Nymex WTI e Brent sono ai minimi, mentre oro e argento sono marginalmente su. L’oro (1.307,15) p girato ieri sulle tensioni in Ucraina e l’aumento della domanda per il metallo. Ma nel lungo termine potrebbe seguire la forza del dollaro e diventare ribassista. C’è bisogno di aspettare e vedere se l’aumento sostiene e se lo porta verso l’alto o se da 1330 tornerà a livelli inferiori di 1.290 nelle prossime sessioni.

Argento (20,089) salito dopo la riunione della BCE di ieri, così rimbalza dal supporto cruciale nei pressi di 19.7. Se il supporto contiene, vedremo un rialzo verso 20 di nuovo. In generale la tendenza immediata è giù.

Rame (3,1775) in movimento e in forte calo da 3,25 con test di 3.15-3.10-3.07, da cui ci aspettiamo un po’ di correzione verso l’alto. Il Nymex WTI (97.00) è completamente sotto il controllo degli orsi ed è nettamente in calo. Andrà a rimbalzare dal supporto cruciale vicino a 96? O vedremo una nuova vendita ai livelli di 92-91,7? Tenete d’occhio il greggio. Il Brent (104,83) è variato nella regione 104-105 e rimane così nel breve termine. Esso deve rimbalzare dai livelli attuali e una rottura sotto 104 potrebbe essere vulnerabile ad una caduta verso quota 100-99.

Dow in calo, Nikkei in target

AZIONI

Il Dow (16.429,47, -0,84%) è sceso di nuovo dopo la pausa proprio come previsto e ha raggiunto la più vicina zona di supporto di 16.300-200, da dove alcuni acquirenti sono emersi a spingere fino a 16.600 ancora una volta. Il Dax (9189,74, 0,39%) ha fermamente abbattuto il supporto a lungo del canale di 2 anni 9400-350 per segnalare la debolezza a lungo termine. Per ora, un rimbalzo correttivo si può aspettare da questa area di supporto a breve termine e a 9150-9000 più in calo.

Il Nikkei (15.167,60, -1.00%) ha raggiunto il nostro livello target di 15200 in una brusca caduta, segnando una grave debolezza. Se la banda di supporto di 15.100-50 non riesce a tenere, il prezzo potrebbe cadere a 14.800-600. Lo Shanghai (2.200,77, -0,86%) si trova ad affrontare un attacco di prenotazione di profitto da 2.230, proprio come previsto. Dopo questa correzione, si ha un raduno di nuovo verso la resistenza finale a lungo termine di 2260-70.

Il Nifty (7.746,55, 0,82%) ha chiuso la giornata con un guadagno di salute dopo che l’SLR è stato tagliato dalla RBI. Per estendere il rally a livelli più elevati di 7810-40, si ha bisogno di commerciare sopra 7760 ora, altrimenti qualche prenotazione si può avere.

COMMODITIES

La forza del dollaro sta spingendo i metalli più in basso e prosegue così nella bearishness a breve termine per i metalli. I mercati petroliferi sono in trading così basso. L’oro (1.289,63) è stabile e scambia un po’ più in alto. Noi non vediamo alcun consolidamento laterale nel breve termine nella regione di 1280-1300 a meno che questa gamma dovesse rompere. Una ulteriore direzione non può essere determinata. In generale la tendenza a lungo termine è giù.

L’argento (19.845) è sceso bruscamente ieri e ancora una volta testa il supporto cruciale nei pressi di 19,5-18,5 nel breve termine. La pressione ribassista si libra nelle prossime sedute. Il rapporto oro-argento (65 015) è salito bruscamente e la resistenza obiettivo nei pressi di 65,5 nel breve termine è ancora valida. Il Rame (3,1950) è così sceso ora al di sotto di 3,20 e si potrebbe vedere qualche correzione verso 3,15-3,10 nel breve termine.

Il Nymex WTI (97.67) perciò rientra come detto in precedenza e presto potrebbe testare il supporto settimanale a lungo termine nei pressi di 96 da cui potremmo vedere un rimbalzo verso l’alto. Il Brent (104,96) sembra essere di nuovo entrato in un consolidamento a breve termine dopo la caduta da 107,86 di recente. Senza una direzione chiara è una cosa che non può cambiare. Gli orsi sembrano dominare per ora, mentre si trova sotto 106 mentre si trova sopra 104.39 in un movimento laterale che potrebbe essere previsto.

Dow in pausa, il Nikkei ai massimi. Oggi attenzione alla RBI

AZIONI

Il grande evento di oggi è la Credit Policy della RBI che dovrebbe indicare la direzione a breve termine per il mercato indiano. A livello globale i mercati stanno commerciando in modo divergente, anche in Europa, dove il mercato tedesco scende, mentre il mercato francese si alza. Ognuno sulla propria strada?

Il Dow (16.569,28, 0,46%), sta prendendo la pausa prevista dopo la caduta a 16450. Dopo questa pausa, la caduta potrebbe di nuovo testare il supporto in area 16.300-200. Il Dax (9.154,14, -0,61%) ha fermamente abbattuto il supporto lungo del canale 9400-350 per segnalare la debolezza a lungo termine. Per ora, un rimbalzo correttivo ci si può aspettare da questa area di supporto a breve termine da 9150-9000 e poi più in calo.

Il Nikkei (15.437,49, -0,24%) è scambiato vicino ai massimi di giugno-luglio fino a 15.450 e meno che torna sopra 15.600 presto, nel qual caso un viaggio a 15200 non può essere escluso. Oggi lo Shanghai (2.218,10, -0,24%) ha toccato un nuovo massimo a 2227 dopo la chiusura del mese precedente a 2140 e mira alla resistenza finale a lungo termine fino a 2260-70. Alcuni prese di profitto si può attendere in materia di 2230-70.

Il Nifty (7.683,65, 1,07%) ha rimbalzato più in alto in sincronia con il Dow proprio come previsto e ora il prossimo movimento direzionale sarà deciso dalla politica del credito RBI questa mattina. Tenete d’occhio la resistenza a 7710-25 ed il supporto a 7635-2.

COMMODITIES

Il mercato del petrolio sembra alla fine di una brusca correzione e ci aspettiamo qualche mossa rialzista. I metalli sono vari per ora con slancio inferiore. L’oro (1.288,98) sta lottando nella regione 1280-1300. Il momentum rimane basso e il metallo continuerà a rimanere in rangebound questa settimana. 1280 è stato un supporto fondamentale e dobbiamo vedere se è in grado di lanciare il metallo a livelli superiori.

L’argento (20.207) si sta dirigendo ad un valore inferiore verso 20-19,7 nel breve termine mentre i livelli di 21,50 sono ancora forti. Il rapporto oro-argento (63 768) è in ripresa e si trova a 64-64,5 nel breve termine. Ma se i metalli rimangono stabili, il rapporto potrebbe consolidare per qualche tempo prima di salire ulteriormente.

Il Rame (3,2390) è in fase di consolidamento laterale mentre si trova in un trend short.

Il Nymex WTI (98.41) ha rimbalzato da 97,00 e fino a che si trova sotto 99 ci potrebbe ancora esserci qualche possibilità di testare i livelli più bassi a 96. Un rimbalzo potrebbe portare il greggio ad un livello superiore a 102-104 nelle prossime sedute. Il Brent (105,58) ha recuperato ieri in caduta di rimbalzo dal supporto a 104.39 come previsto.

Lo Yen non riesce a capitalizzare il morbido rapporto sull’occupazione Usa

Lo yen giapponese è stato il perdente principale della giornata, dato che le tendenze dei deboli dati economici e di dubbi sulla durata della ripresa economica del Giappone si sono intensificate negli ultimi tempi, portando a vendite dello yen. Ciò ha mantenuto lo yen di fronte ad un rimbalzo più consistente in seguito al relativamente morbido rapporto sull’occupazione di luglio degli Stati Uniti, atteso per Venerdì. Il rapporto Dollaro / yen era a 102,69 rispetto al valore di 102,54 Venerdì ed euro / yen è salito verso 138.

I libri paga non agricoli sono aumentati di 209.000 nel mese di luglio, contro le aspettative di un guadagno di 233.000, mentre il tasso di disoccupazione è salito al 6,2%. Gli stipendi, come dimostrano dai guadagni orari medi, sono stati mese su mese in maniera piatta. Il prossimo punto importante per il dollaro saranno i servizi ISM.

Euro / dollaro tiene sopra 1,34 a 1,3421, l’euro in ipervenduto ha approfittato dei morbidi numeri del lavoro degli Stati Uniti per recuperare alcune delle sue perdite. La riunione della Banca centrale europea di Giovedì sarà un evento di rischio per la moneta unica dato che la BCE dovrà dire cosa intende fare per il fatto che l’inflazione dell’Eurozona di luglio è scesa a un minimo di 5 anni dello 0,4% proprio Giovedì scorso.

Il dollaro australiano è riuscito a rimbalzare al livello di 93 centesimi contro il dollaro americano al commercio a 0,9313, dopo che le vendite al dettaglio più forti del previsto per giugno sono state rivelate e hanno dato forza all’aussie contro la sua controparte americana. Le vendite al dettaglio sono aumentate dello 0,6% mese su mese contro le aspettative di un aumento dello 0,4%. I dati in rialzo dell’Australia sono stati mescolati ultimamente e la Reserve Bank of Australia, la cui riunione è attesa per la giornata di domani, fornirà indizi su come la banca centrale vede la situazione generale.

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