Scatta da oggi l’aumento dell’Iva

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Iva: aumento fino al 25%

La legge di Bilancio e la minaccia di un aumento generale dei prezzi per i consumatori con l’aumento dell’Iva di ben 3 punti percentuali.

Sull’Italia pesa ancora il rischio di un aumento dell’Iva dal 22 al 25% e dal 10% al 13%. È questo l’effetto delle cosiddette «clausole di salvaguardia» approvate nel 2020 dall’allora Governo Berlusconi e mai completamente disinnescate dai successivi Governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni. In base a tali disposizioni contenute nella manovra di fine anno, se il nostro Paese non riuscirà a ridurre la spesa pubblica o a incassare le tasse sperate scatterà il «piano B»: l’aumento automatico dell’Iva tra i 2020 e il 2020. Poco più di un anno quindi per capire se la spada di Damocle, che pende ormai su di noi da diverso tempo, si abbatterà definitivamente sui prezzi al consumo o ci “grazierà”. Intanto il Governo sta pensando di condonare circa 80 miliardi di euro alle lobby delle slot machine, in aperta contraddizione con la dichiarata (ma a questo punto solo formalmente) battaglia contro la ludopatia.

Cosa sono le clausole di salvaguardia?

Le clausole di salvaguardia sono delle misure di “riserva” che permettono al Governo di modificare la politica fiscale nel caso in cui i “conti” non dovessero tornare. In pratica, qualora i tagli di spesa o gli aumenti di entrate indicati nelle manovre di finanza pubblica non dovessero raggiungere gli obiettivi prefissati avremmo appunto l’incremento dell’Iva e delle accise.

Da quando scatta l’aumento dell’Iva?

Servono nuove risorse economiche per impedire l’aumento dell’Iva. Nuove risorse pari a circa 12,4 miliardi per il 2020 e 19,2 miliardi per il 2020. A completare il quadro, arriveranno aumenti delle accise per 350 milioni dal 2020. Nel passato le clausole di salvaguardia sono state bloccate grazie in buona parte alla volontary disclosure. Ma la versione bis della “sanatoria” ha garantito entrate inferiori a quelle programmate.

L’aumento dell’Iva è un fardello che ci portiamo dietro dalla legge di Stabilità del 2020 e che, a tutt’oggi, non è stato completamente scongiurato. Inizialmente programmato per il 2020, è stato poi evitato per un pelo e fatto slittare al 2020. Ma anche nel 2020 non si è avuto e, dopo l’ennesimo slittamento al 2020, ora ce lo troviamo programmato per il 2020 quando, se non interverrà una norma a disinnescare le cosiddette clausole di salvaguardia, avremo un aumento dell’Iva ordinaria dal 22% al 25% e di quella agevolata dal 10% al 13%.

A farne le “spese” saranno i consumatori – unici soggetti che non possono scaricare l’imposta sul valore aggiunto – nonché i professionisti nel regime dei minimi.

Secondo l’ufficio studi della Ggia di Mestre, i prodotti più colpiti dall’inevitabile rincaro saranno l’abbigliamento, le calzature, mobili ed elettrodomestici.

Ma quali beni scontano l’Iva al 22%? Si tratta certamente della gran parte dei prodotti che assorbono il nostro reddito. In pratica, sono soggetti all’Iva ordinaria del 22% tutti quei beni che non rientrano nell’Iva speciale del 4 e del 10%. Pertanto, l’unico modo per capire su cosa incideranno gli aumenti è di elencare i beni con l’Iva agevolata. Eccoli:

IVA al 4%

Vi rientrano burro, formaggi e latticini, ortaggi, legumi, frutta, frumento, farina, olio, pasta, giornali, case di abitazione non di lusso, canoni di abbonamento alle radiodiffusioni, alimenti acquistati presso bar, ristoranti, prestazioni socio-sanitarie, appalti su edifici per prima casa.

IVA 10%

Vi rientrano carne, pesce, yogurt, latte fresco, uova, miele, prodotti di origine animale, uva da vino, tè, spezie, riso, avena, zucchero, frutta, acqua, legna da ardere, energia elettrica per uso domestico, prodotti petroliferi per uso agricolo e per la pesca in acque interne, spettacoli teatrali di qualsiasi tipo, metano, appalti su edifici per case non di lusso.

IVA al 22%

Non solo gioielli, viaggi, trattamenti estetici e di benessere. A subire l’incremento dell’aliquota Iva sono anche beni e servizi non di lusso. Dall’abbigliamento alla cartoleria, dai prodotti per l’igiene personale a quelli per animali.

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Le categorie merceologiche che da oggi diventano un po’ più care sono tante e riguardano la vita quotidiana delle famiglie, dal risveglio mattutino fino all’ora di andare a dormire.

La nuova aliquota del 25% farà aumentare il prezzo del dentifricio, ma anche quelli del tablet, dell’abbonamento internet, del caffè con il quale si prepara la moka in cucina e delle scarpe nuove.

A spaventare sono anche le spese per la casa: mobili ed elettrodomestici diventano un po’ più cari.

A tavola l’incremento Iva riguarderà soprattutto le bevande: l’aliquota al 22% si applica da oggi su bevande gassate, superalcolici, spumanti, birra, succhi di frutta, vino e perfino sull’acqua minerale.

L’aumento Iva inciderà anche sullo shopping: abbigliamento, calzature, borse, accessori e pelletteria. Lo stesso vale per i servizi di lavanderia, riparazione e noleggio di abiti.

Pesano di più sul bilancio familiare anche le spese per hobby e passioni: chi ama praticare uno sport dovrà sborsare cifre più consistenti sia per acquistare articoli sportivi sia per noleggiare un campo da tennis o da calcetto. E anche gli strumenti musicali e gli articoli per giardinaggio subiscono un rincaro a partire da oggi, così come i prodotti per gli animali.

Aumentano anche le parcelle degli avvocati, commercialisti, medici e, in generale, tutti i professionisti. Per stabilire per quali operazioni scatta l’incremento dell’aliquota Iva, è necessario fare riferimento al momento in cui si considera effettuata l’operazione che, per le prestazioni di servizi, vale l’atto del pagamento del corrispettivo.

La regola sulla fattura anticipata non riguarda, ovviamente, l’emissione di eventuali “notule” o di così dette “fatture proforma” che, come ben noto, non costituiscono documenti rilevanti ai fini IVA, ma rappresentano semplici “pro memoria” per il cliente sull’importo da pagare al professionista; quest’ultimo, pertanto, solo una volta incassato il corrispettivo dovrà emettere regolare parcella con l’aliquota Iva in vigore al momento dell’incasso.

Scatta da oggi l’aumento dell’Iva

Scatta da oggi l’adeguamento dell’Iva ordinaria alla nuova aliquota del 21 per cento. L’entrata in vigore и infatti legata alla pubblicazione sulla «Gazzetta Ufficiale» della legge di conversione della manovra, pubblicazione che и avvenuta ieri. La nuova Iva ordinaria porta con sй alcuni dubbi: dal momento impositivo ai listini da aggiornare, dalle sanzioni allo scorporo dell’imposta. In questa pagina gli esperti del Sole 24 Ore forniscono i primi chiarimenti sulle novitа.

BENI O SERVIZI
Che differenza c’и tra l’aliquota da applicare alla cessione di beni e quella da applicare alle prestazioni di servizi?
Complessitа della materia: bassa
In genere sia le cessioni di beni che le prestazioni di servizi seguono le aliquote proprie previste per ciascuna operazione. Per evitare, tuttavia, la formazione di crediti d’imposta и previsto che i contratti d’opera, di appalto e simili che sono diretti alla produzione di beni, scontano la stessa aliquota applicabile per la cessione degli stessi. Questo vuol dire che se un prodotto и soggetto all’aliquota del 4 o del 10%, anche le lavorazioni dirette alla sua realizzazione scontano l’aliquota ridotta del 4 o del 10 per cento. Le riparazioni, invece, e le altre lavorazioni eseguite da artigiani sono sempre soggette all’aliquota Iva ordinaria qualunque sia l’aliquota riferita ai beni riparati, in quanto intervengono in un periodo successivo alla produzione degli stessi. Le riparazioni e altre lavorazioni, quindi, al pari di tutte le attivitа professionali scontano sempre l’aliquota ordinaria ora elevata al 21%, ad eccezione di alcuni lavori nel settore dell’edilizia

IMMOBILI
L’aumento dell’Iva riguarda anche gli immobili? Se sм, quali?
Complessitа della materia: bassa
Sм, nell’edilizia и prevista l’aliquota ordinaria per alcune cessioni e prestazioni di servizio relativi a un determinato immobile, quando le operazioni sono soggette a Iva. Si tratta, in genere, di immobili non abitativi ovvero di immobili abitativi che hanno caratteristiche di lusso. Rientrano nell’aliquota ordinaria se le operazioni sono soggette a Iva: gli immobili strumentali (stabilimenti, opifici eccetera); gli interi fabbricati (abitazioni, negozi, uffici, depositi eccetera), che non abbiano le caratteristiche della legge Tupini; negozi, uffici, depositi, laboratori, autorimesse site in un edificio privo delle caratteristiche della legge Tupini; porzioni di fabbricato non destinate a uso abitativo site in un edificio avente le caratteristiche della legge Tupini, cedute da soggetti diversi dalle imprese costruttrici; case di abitazione di lusso cedute da imprese costruttrici o di ripristino entro 4 anni dall’ultimazione dei lavori a favore di chiunque (anche se per l’acquirente si tratta della ‘prima casa’)

LISTINI
И obbligatorio l’aggiornamento dei listini alla luce della nuova aliquota al 21%?
Complessitа della materia: bassa
No, non и obbligatorio nй per i listini che indicano il prezzo al netto dell’Iva, nй per quelli che lo espongono al lordo. Nel primo caso, l’incremento dell’Iva al 21% comporterа un aumento automatico del totale fattura, il quale sarа a carico del cliente. Quest’ultimo potrа detrarre l’Iva se и un’impresa o un professionista. La detrazione и limitata, perт, per determinati beni o servizi acquistati come ad esempio per i cellulari o le spese di gestione degli stessi (Iva detraibile solitamente al 50%) ovvero per le autovetture o i carburanti (Iva detraibile solitamente al 40%, 100% per gli agenti). La detrazione и limitata anche nel caso in cui il cliente sia soggetto al pro rata Iva, per operazioni esenti.
L’aggiornamento non и obbligatorio neanche per i listini che espongono i prezzi al lordo dell’Iva. Se si sceglie di non aumentare i prezzi, perт, l’aumento dell’1% dell’imposta resta a carico dell’impresa, in quanto il cliente continua a pagare un identico importo corrispondente al totale fattura o al totale della ricevuta o scontrino fiscale

MOMENTO IMPOSITIVO
Quale aliquota devo applicare alla cessione di beni mobili effettuata dopo il 17 settembre, se una parte del pagamento и stato versato a titolo di acconto prima dell’entrata in vigore dell’aumento dell’Iva?
Complessitа della materia: alta
Per stabilire quale sia l’aliquota da applicare alla cessione di beni mobili bisogna individuare il momento impositivo. Nel caso in cui per un bene soggetto ad aliquota ordinaria che verrа consegnato a partire dalla data di entrata in vigore della legge di conversione della manovra (ossia da oggi in poi) sia stato pagato un acconto nei giorni scorsi e si preveda il saldo dal 17 settembre, le aliquote da applicare sono due. Per l’acconto – pagato prima dell’entrata in vigore dell’aumento dell’Iva – si applicherа l’aliquota al 20% (scorporando l’Iva dividendo l’importo per 1,20); per il saldo invece bisognerа applicare la nuova aliquota maggiorata di un punto percentuale

SANZIONI
Quali sono le sanzioni previste in caso di violazioni in questa fase di passaggio tra l’aliquota al 20 e quella al 21%?
Complessitа della materia: media
Se viene emessa una fattura o viene annotato un corrispettivo con imposta inferiore a quella prevista, si applica una sanzione che varia dal 100 al 200% della differenza non fatturata o non registrata con un minimo di 516 euro per ciascuna operazione. Inoltre, se tale violazione comporta anche un minor versamento dell’imposta, si applica anche la sanzione amministrativa del 30% dell’imposta non versata o versata in meno. И possibile il ravvedimento con il pagamento di una sanzione ridotta entro il termine massimo previsto per la presentazione della dichiarazione annuale.
Tuttavia, per effetto di quanto indicato nel comunicato dell’agenzia delle Entrate diffuso ieri, nessuna di tale sanzione и dovuta per eventuali fatture o scontrini fiscali che indicano ancora un’imposta del 20%, se la maggiore imposta venga, comunque, versata nella liquidazione periodica in cui l’Iva и esigibile, ossia entro il 15 ottobre per le fatture o i corrispettivi la cui imposta era esigibile tra il 17 e il 30 settembre

SCORPORO
Cosa si intende per metodo matematico per lo scorporo dell’Iva?
Complessitа della materia: media
Per i commercianti al minuto e soggetti assimilati (articolo 22, Dpr 633/72), i corrispettivi sono comprensivi dell’Iva e in sede di liquidazione и necessario scorporare l’imposta. Per determinare l’importo dell’Iva, l’articolo 27, comma 2, Dpr 633/72, consentiva fino al 16 settembre 2020 di utilizzare due procedure alternative: il metodo della percentuale di scorporo, con il quale il corrispettivo lordo doveva essere diminuito di una diversa percentuale a seconda dell’aliquota applicabile; ad esempio, se il corrispettivo lordo era pari a 120.000 euro, per trovare l’Iva del 20% si doveva moltiplicarlo per 16,65%, ottenendo 19.980 euro di Iva; un importo quindi non preciso. Il secondo metodo и quello matematico, con il quale prima si determinava l’imponibile Iva, dividendo il corrispettivo lordo per appositi valori, variabili a seconda dell’aliquota Iva, successivamente si applicava a questi importi l’aliquota Iva prevista, ottenendo la relativa imposta. Da oggi и possibile utilizzare solo il metodo matematico, quindi, se il correttivo lordo и pari a 121.000 euro, l’imponibile Iva и determinato dividendo questo importo per 121 e moltiplicando il risultato per 100. Il risultato di 100.000 euro va moltiplicato per la nuova aliquota Iva del 21%

Aumento dell’IVA al 25% – 4% e 13%: come – perché – quando

Purtroppo ancora una volta lo spettro dell’aumento dell’IVA al 25% torna a farsi sentire sul collo degli Italiani.

E’ la stessa legge di di Bilancio che minaccia l’aumento generale dei prezzi per i consumatori che lo si deve in particolar modo all’aumento dell’Iva di ben 3 punti percentuali.

Passerà dall’attuale 22% al 25% e dal 10% al 13%.

Ancora una volta l’Italia sarà a rischio aumento dell’Iva dal 22 al 25% e dal 10% al 13%.

Purtroppo questo lo si deve all’effetto delle cosiddette «clausole di salvaguardia» che notate bene sono state approvate nel lontano 2020 dall’allora Governo Berlusconi e mai completamente disinnescate dai successivi Governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni.

Aumento dell’IVA al 25% – 4% e 13%: come – perché – quando

Infatti in base a quelle disposizioni contenute all’interno della manovra di fine anno, si prevede che se l’Italia non riuscirà a ridurre la spesa pubblica o a incassare le tasse sperate, non ci sono stanti che tengano e scatterà l’aumento dell’IVA che è previsto nel piano B.

In particolare l’aumento dell’IVA sarà messo in atto a partire dal 2020 e proseguirà poi per tutto il 2020.

Poco più di un anno quindi per capire se davvero l’Italia riesce a recuperare il deficit o meno.

Ancora una volta spetterà al governo in carica di pensare se condonare circa 80 miliardi di euro alle lobby delle slot machine, in aperta contraddizione con la dichiarata (ma a questo punto solo formalmente) battaglia contro la ludopatia.

Ma cerchiamo di capirne di più.

Cosa sono le clausole di salvaguardia?

Con questo termine sono definite tutte le misure di “riserva” che permettono al Governo di modificare la politica fiscale nel caso in cui i “conti” non dovessero tornare.

In breve, queste tengono in considerazione i tagli di spesa o gli aumenti di entrate che sono indicati nelle manovre di finanza pubblica e che se non dovessero raggiungere gli obiettivi prefissati avremmo appunto l’incremento dell’Iva e delle accise.

Da quando scatta l’aumento dell’Iva?

Purtroppo per scongiurare i pericoli, servono nuove risorse economiche.

Nuove risorse economiche vuol dire 12,4 miliardi per il 2020 e 19,2 miliardi per il 2020.

A completare il quadro, arriveranno anche gli aumenti delle accise per 350 milioni dal 2020.

Nel passato infatti le clausole di salvaguardia sono state bloccate grazie in buona parte alla volontary disclosure.

Oggi la versione bis inerente alla “sanatoria” ha garantito purtroppo delle entrate inferiori a quelle programmate.

In particolare, l’aumento dell’Iva è un fardello che ci portiamo dietro dalla legge di Stabilità del 2020. Ancora oggi non riusciamo a togliercelo d’avanti.

Inizialmente venne programmato per il 2020 per poi essere evitato per un pelo e fatto slittare al 2020.

Ancora una volta le manovre sono riuscite a mantenere nel 2020 e l’ennesimo slittamento viene spostato al 2020.

Oggi ce lo troviamo programmato per il 2020 quando, se non interverrà una norma a disinnescare le cosiddette clausole di salvaguardia, avremo un aumento dell’Iva ordinaria dal 22% al 25% e di quella agevolata dal 10% al 13%.

E’ chairo che come sempre a farne le spese sono i consumatori finali, gli unici soggetti che non possono scaricare l’imposta sul valore aggiunto come anche i professionisti nel regime dei minimi.

Secondo l’ufficio studi della Ggia di Mestre, i prodotti più colpiti dall’inevitabile rincaro saranno l’abbigliamento, le calzature, mobili ed elettrodomestici.

Ma quali beni scontano l’Iva al 22%?

In pratica sono tutti quei prodotti che maggiormente consumiamo e che sono poi quelli che assorbono gran parte del nostro reddito.

In pratica, sono soggetti all’Iva ordinaria del 22% tutti i beni che non rientrano nell’Iva speciale del 4 e del 10%.

Pertanto, al fine di conoscerli tutti, non ti resta che andare per esclusione rispetto a quelli che elencheremo di seguito inerenti all’IVA del 4% e del 10%.

IVA al 4%

Sono sottoposti a tassazione agevolata con IVA al 4% tutti i seguenti prodotti:

  • burro,
  • formaggi e latticini,
  • ortaggi,
  • legumi,
  • frutta,
  • frumento,
  • farina,
  • olio,
  • pasta,
  • giornali,
  • case di abitazione principale che non sono considerate come beni di lusso,
  • canoni di abbonamento alle radiodiffusioni,
  • alimenti acquistati presso:
    • bar,
    • ristoranti,
  • prestazioni socio-sanitarie,
  • appalti su edifici per prima casa.

IVA 10%

Sono invece considerati beni con tassazione al 10% tutti i seguenti beni:

  • carne,
  • pesce,
  • yogurt,
  • latte fresco,
  • uova,
  • miele,
  • prodotti di origine animale,
  • uva da vino,
  • tè,
  • spezie,
  • riso,
  • avena,
  • zucchero,
  • frutta,
  • acqua,
  • legna da ardere,
  • energia elettrica per uso domestico,
  • prodotti petroliferi per uso agricolo e per la pesca in acque interne,
  • spettacoli teatrali di qualsiasi tipo,
  • metano,
  • appalti su edifici per case non di lusso.

IVA al 22%

Passaggio dell’IVA dal 22% al 25 % per diversi beni

Sono invece sottoposti a tassazione dell’IVA al 22% tutti gli alri beni che non rientrano nella precedente categoria. Essi sono:

  • gioielli,
  • viaggi,
  • trattamenti estetici e di benessere.

A subire l’incremento dell’aliquota Iva sono anche tutti i beni e servizi non di lusso e quindi sono compresi anche:

  • abbigliamento;
  • cartoleria;
  • prodotti per l’igiene personale a quelli per animali, ecc.

ecco che un aumento dell’IVA dal 22 al 25 comporterebbe quindi un aumentare ad esempio del prezzo del dentifricio, ma anche quello di tablet, o abbonamento internet, come anche del caffè con il quale si prepara la moka in cucina e delle scarpe nuove.

Per altro spaventa molto la spesa per la casa come ad esempio mobili ed elettrodomestici diventano un po’ più cari.

Per quanto riguarda invece i beni di consumo alimentare, la tavola ancora una volta sarà la prima ad essere penalizzata considerando anche che il potere di acquisto ancora una volta si riduce oltre quello che già oggi modestamente ci consente di consumare.

Ad esempio l’incremento Iva riguarderà soprattutto le bevande e l’aliquota al 22% si applica da oggi su:

  • bevande che sono:
    • gassate,
    • superalcolici,
    • spumanti,
    • birra,
    • succhi di frutta,
    • vino,
    • acqua minerale.

L’aumento Iva inciderà anche sullo shopping:

Lo stesso vale per i servizi di:

  • lavanderia,
  • riparazione,
  • noleggio di abiti.

Pesano di più sul bilancio familiare anche le spese per hobby e passioni.

In questo caso, per tutti coloro che amano uno sport si deve applicare una cifre più consistente per acquistare articoli sportivi o anche per noleggiare un campo da tennis o da calcetto.

Anche chi ama la musica purtroppo si vede costretto a cacciare più soldi per acquistare strumenti musicali.

Anche gli articoli per giardinaggio subiscono un rincaro a partire da oggi, così come i prodotti per gli animali.

In pratica aumenta tutto compreso anche le parcelle di:

  • avvocati,
  • commercialisti,
  • medici,
  • tutti i professionisti.

Al fine di stabilire per quali operazioni scatta l’incremento dell’aliquota Iva, devi necessariamente fare riferimento al momento in cui si considera effettuata l’operazione di acquisto.

La regola sulla fattura anticipata non riguarda, invece l’emissione di eventuali “notule” o di così dette “fatture proforma” che, come si sa non possono costituiscono documenti rilevanti ai fini IVA, ma rappresentano invece dei semplici “pro memoria” per il cliente in merito all’importo da pagare al professionista.

Questo pertanto, solo una volta incassato il corrispettivo dovrà emettere regolare parcella con l’aliquota Iva in vigore al momento dell’incasso.

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