Quanto costa agli Usa salvare General Motors

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Il fallimento GM e il welfare Usa

La General Motors ha portato i libri in tribunale chiedendo di essere ammessa alla procedura fallimentare secondo il chapter eleven. Il buco ammonta a 91 miliardi di dollari. La casa automobilistica di Detroit non verrа tuttavia smembrata e messa all’asta. I governi di Stati Uniti e Canada hanno garantito prestiti per 50 miliardi di dollari che daranno loro diritto a una partecipazione del 72% nella nuova Gm. Il fondo sanitario dell’United Auto Workers avrа il 17,5% e un 10% potrebbe andare ai creditori.

Si ripete dunque lo schema adot­tato per Chrysler, ma con una va­riante non trascurabile: all’orizzon­te non si intravede nessuna Fiat. Forse il disastro di Gm, troppo a lungo tenuto nascosto, и talmente grande che nessun costruttore ha interesse a farsi coinvolgere o for­se anche perchй la maggiore delle big three di Detroit и un tale simbo­lo dell’America che l’America cerca di salvarlo con le proprie forze.

Il crac era nell’aria da tempo. Da tre anni, nonostante lo scorporo della Gmac, la banca interna che curava le vendite rateali fonte di utili illusori con i quali il manage­ment compensava la debolezza in­dustriale, il gruppo aveva un patri­monio netto negativo. A fine 2008, traducendo tutto in euro, era nega­tivo per 61 miliardi, mentre quello della Toyota era positivo per 85 e quello della Fiat per 11. Per com­pletezza dell’informazione diremo che le uniche altre case con patri­monio netto negativo erano la Chrysler (meno 2,2) e la Ford (me­no 11,5).

Fallimenti di questa grandezza hanno sempre molte cause. Ma nel caso di Gm e Chrysler la causa principale sembra essere il peso delle prestazioni sanitarie e previ­denziali che l’azienda fin dagli an­ni Settanta si era impegnata ad as­sicurare ai dipendenti in attivitа e in pensione: duemila dollari di so­vrapprezzo per ogni vettura, un handicap mortale nella competi­zione con la Toyota, insediata in Alabama e in altri Stati del Sud do­ve, di fatto, le unions erano fuori gioco. Il welfare aziendale ha offer­to a lungo la soluzione piщ genero­sa dell’equazione privatistica ame­ricana: la salute e la pensione con­siderate quali occasioni di busi­ness, da impostare attraverso con­tratti individuali o collettivi, e non, come avviene in Europa, qua­li diritti della persona che lo Stato si impegna a garantire, magari an­che appaltandone l’esecuzione a soggetti privati ma comunque fi­nanziandosi con prelievi sui reddi­ti. Nel momento in cui l’oligopolio perfetto di Detroit и stato rotto dal­la concorrenza deregolata dei terri­tori, il welfare aziendale si и rivela­to una palla al piede. Con un siste­ma sanitario nazionale, forse, la concorrenza sarebbe stata fatta in un altro modo.

Ora l’America, che aveva scelto di favorire i capitalisti, i manager e i consumatori mettendo nell’ango­lo i lavoratori, si domanda che co­sa fare. Guarda al welfare europeo, pensa di tassare i ricchi, entra nel capitale delle imprese ma, come promette il presidente Obama, da azionista riluttante, che affida la gestione ai manager ed и pronto a uscire. Funzionerа? Certo, l’Iri de­gli anni Trenta fece le stesse pro­messe. E le public authorities ame­ricane, avviate da Roosevelt, sono ancora in piedi. Ma l’interrogativo piщ serio riguarda le conseguenze che tutte queste operazioni avran­no sul finanziatore di Gm: sul ra­ting che gli concedono non le agenzie ma gli investitori. Chi sot­toscrivere i Buoni del Tesoro ame­ricani? La Cina, in buona parte. E sarа contenta la Cina, potenza au­tomobilistica nascente, che i suoi soldi servano a tenere in vita i con­correnti? Quella stessa Cina che co­mincia a preferire i diritti speciali di prelievo al dollaro?

Massimo Mucchetti
02 giugno 2009

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Da ieri Sergio Marchionne vale in Borsa più di General Motors. Con l’impennata in Borsa degli ultimi giorni infatti il valore delle tre aziende ex-Fiat guidate dal manager italo-canadese, ovvero Fca, Ferrari e Cnhi (ex Fiat trattori + Iveco), è arrivato a circa 73 miliardi di dollari contro i 63 miliardi fatti registrare dalla GM , ovvero da quella azienda che per 70 anni, fino alla crisi che la portò al fallimento nel 2009, è stata la più grande impresa motoristica del mondo. Fca capitalizza 33 miliardi, Ferrari 21, Cnhi 19.

Il sorpasso è aiutato dall’aumento del valore dell’euro. Ma questo non ne attenua l’ evidente valore sul piano simbolico per l’intera industria italiana (Fca, Ferrari e Cnhi sono quotate a Milano e Wall Street) e costituisce una grandissima soddisfazione anche per la storia personale di Marchionne che ha incrociato GM per due volte con alterne fortune. Nel 2004 il manager italo-canadese, all’epoca sconosciuto in Italia, divenne improvvisamente notissimo perché al termine di una drammatica trattativa riuscì a farsi consegnare un assegno di due miliardi dollari da GM. La società americana infatti preferì pagare per sciogliere l’alleanza con l’azienda torinese e non rispettare l’obbligo contrattuale di acquistare l’intera Fiat Auto.

Due anni fa, poi, dopo aver cambiato totalmente le strategie della vecchia Fiat, trasformata in una società globale dopo l’acquisizione-alleanza con Chrysler e dopo averla divisa in treavviando l’effetto moltiplicatore dell valore in Borsa, Marchionne lanciò l’idea di una fusione con GM con l’obiettivo di incrementare di 10 miliardi di dollari all’anno la profittabilità di entrambi i gruppi.

GM, guidata da Mary Barra, neanche aprì il tavolo di trattativa. Inoltre le leggende metropolitane che si rincorrono fra Torino e New York riferiscono di un alt di esponenti della finanza internazionale ad un progetto di Opa di Fca su GM accarezzato da Marchionne. Progetto forse ipotizzato e comunque mai ufficializzato anche perché all’epoca la capitalizzazione delle aziende ex Fiat era meno della metà di quella di General Motors. Fatto sta che l’amministratore delegato di Fca fu costretto a fare buon viso a cattivo gioco e interruppe ogni tentativo di fidanzamento e di sinergia con GM.

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Già, ma come è stato possibile che il capitale delle aziende guidate da Marchionne, che fanno capo tutte al gruppo Exor di John Elkann, sia cresciuto anche del 200% in Borsa negli ultimi mesi e di circa 10 volte rispetto al 2004? Va ricordato che in quell’anno, all’arrivo in Fiat di Marchionne, le tre aziende erano racchiuse nel titolo Fiat che era valutato intorno ai 7/8 miliardi i dollari. Le separazioni con Ferrari e Cnhi sono state le chiave di volta del boom. La quotazione di Ferrari ha avuto una storia travagliata. Il Cavallino ha debuttato a Wall Street e Piazza Affari a quota 52 euro per poi scendere intorno ai 40 e salire nell’ultimo anno fino agli attuali 93 euro circa. Due mesi fa però Ferrari valeva 10 euro in più. Cnhi oggi viaggia intorno a 11,5 euro sull’onda del buon andamento mondiale della vendita delle macchine agricole. Fino a qualche mese fa oscillava fra 8 e 10 euro.

Ma fra le tre aziende del gruppo Exor, la storia borsistica di maggior spessore è sicuramente quella di Fca che nel giro di pochissimi mesi ha triplicato il suo valore. Perché? I mercati stanno apprezzando la strategia di Marchionne che si può sintetizzare così: produrre solo vetture che producono profitti. In America, dove il gruppo accumula il grosso dei suoi utili, Fca ha rinunciato a produrre berline per concentrare tutti gli investimenti sui Suv e sui grossi furgoncini della Jeep e della Ram. Nel 2020 usciranno tre nuove vetture strategiche come il Ram 1500 e le Jeep Wrangler e Cherokee che valgono complessivamente 1/1.2 milioni di pezzi, tutti in grado di produrre utili assai consistenti.

In Cina la Jeep ormai produce in loco circa 200.000 vetture ed è profittevole mentre in Europa e in Sud America, i mercati più difficili del mondo, Fca è tornata a far registrare utili sia pure molto più leggeri di quelli americani. La produzione italiana, che l’anno scorso è tornata a superare il milione di unità, ha abbandonato il modello tradizionale basato esclusivamente sulla produzione di piccole utilitarie per riposizionarsi sull’assemblaggio di vetture premium (Maserati) e semipremium (Jeep Renegade e Fiat 500X) o di furgoni molto efficienti come i Ducato.

C’è infine da riportare un ultimo tassello del puzzle di Marchionne: il caso Alfa Romeo. Il prestigioso marchio italiano è stato rilanciato con un enorme investimento basato sulla ricostruzione della fabbrica di Cassino e sul lancio di due modelli assai sofisticati e costosi come la Giulia e il Suv Stelvio. Il progetto è risultato molto più complesso del previsto e ha fatto registrare molte difficoltà e ritardi. Tanto che a un gruppo di 530 giovani assunti temporaneamente a Cassino non è stato rinnovato il contratto in scadenza e la produzione di 600 pezzi giornalieri è scesa da novembre a quota 400. Tuttavia sia Giulia che Stelvio hanno ottenuto un grandissimo successo internazionale di critica e di immagine con importanti riflessi sull’intero gruppo soprattutto in vista della prossima rivoluzione sull’auto con la guida automatica che ridurrà ulteriormente l’appeal dei marchi generalisti.

Manutenzione auto fai da te

La manutenzione costante della propria automobile è fondamentale per garantire la piena efficienza della vettura sul lungo periodo.
Che si tratti di fare semplici controlli oppure di svolgere delle vere e proprie piccole riparazioni o sostituzioni, affidarsi al fai da te consente di risparmiare tempo e denaro, avendo sempre il pieno controllo delle condizioni del veicolo.

Consigli per la manutenzione ordinaria

Innanzitutto, possiamo stilare un elenco delle verifiche periodiche fondamentali che possono essere condotte in piena autonomia: si tratta di controlli di routine in grado di fare la differenza con il passare del tempo e che mettono al riparo l’automobilista da sgradevoli imprevisti.
Parliamo della verifica di:

  • livelli di olio, liquido dei freni e liquido di raffreddamento;
  • pressione e consumo degli pneumatici;
  • batteria;
  • freni e pasticche;
  • sostituzione dei filtri;
  • stato delle sospensioni;
  • efficienza dell’impianto luci;
  • consunzione cinghia o catena di trasmissione;
  • scarichi;
  • spazzole dei tergicristalli;
  • filtro antipolline e impianto di condizionamento
  • integrità della carrozzeria.

È importante, inoltre, svolgere regolarmente la revisione e il tagliando dell’auto, recandosi dal proprio meccanico di fiducia per certificare la sicurezza e lo stato di salute della propria vettura.

Su Motori.it troverai guide, consigli e tutorial per effettuare da solo dei semplici interventi di manutenzione, in modo pratico ed economico.

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