MPS Monti bond pronti al via

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Pronti al via i Monti Bond per MPS

Il titolo del Monte dei Paschi di Siena potrebbe rimbalzare di nuovo dopo l’annuncio del presidente Profumo circa l’emissione dei famosi Monti Bond. Il Tesoro italiano, infatti, sarebbe pronto ad emettere 3,9 miliardi di titoli che da un lato rafforzerebbero le finanze della banca e dall’altro porterebbero rendimenti al 9 per cento allo Stato.

Il titolo del Monte dei Paschi potrebbe dunque essere pronto per un altro rimbalzo, legato al fatto che i Monti Bond non rappresentano un salvataggio per l’istituto di credito senese.

I bond in questione, dunque, dovrebbero essere emessi a brevissimo giro. Il presidente di MPS, Alessandro Profumo, lo ha chiarito durante l’Assion Forex di Bergamo ma non è detto che i tempi brevi includano la settimana appena iniziata. La banca, però, per prima cosa dovrà rimborsare i vecchi Tremonti bond e poi potrà aggrapparsi a questa seconda “scialuppa di salvataggio”.

Attenti però a considerare davvero l’operazione come il salvataggio in altri termini del Monte dei Paschi di Siena. Se gli investitori non dovessero credere alla parola dei vertici dell’istituto di credito, è pronta già una “giustificazione” del Governatore di Bankitalia che ribadisce la solidità della banca e del sistema bancario italiano in generale.

L’impatto che l’operazione avrà sul patrimonio della banca non può “pregiudicare” la sua salute.

Mps: ok Monti bond, al via salvataggio da 3,9 mld

Le cassaforti nascoste del Montepaschi di Siena sono state aperte tutte, la magistratura adesso farà il suo dovere e la banca agirà a tutela del proprio patrimonio ma soltanto quando le bocce saranno ferme.Questi, in sintesi, i messaggi lanciati dall’auditorium di Viale Mazzini a Siena dal tandem Profumo-Viola in occasione dell’assemblea degli azionisti che ha dato il via libera all’emissione dei 3,9 miliardi di Monti bond necessari a coprire le perdite di oltre 700 milioni in arrivo dallo scandalo dei titoli ‘tossici’.Uno scandalo che ha già portato alle dimissioni dell’ex presidente, Giuseppe Mussari, dalla poltrona dell’Abi e che presto potrebbe portare a nuovi rilievi dal fronte giudiziario con reati probabili quali falso in bilancio, ostacolo alla vigilanza e aggiotaggio. Il tutto mentre il tam-tam di polemiche mediatico-elettorali non si è arrestato neanche ieri, anche se in Borsa il titolo ha finalmente tirato il fiato (+11% a 0,25 euro) nonostante il frenetico scambio di titoli (é passato di mano il 12%). “Il rimbalzo a Piazza Affari – ha commentato l’ad Fabrizio Viola – credo che sia una cosa naturale dopo aver fatto un meno 20% in tre giorni. Il mercato si sta rendendo conto che il problema c’é ma è gestibile”.
Intanto, a monitorare la situazione, oltre a inquirenti, Palazzo Koch e Consob, si è aggiunta anche la Commissione europea, che in queste ore ha riallacciato i contatti con le Autorità italiane. Bruxelles nelle scorse settimane aveva approvato gli aiuti di Stato e adesso attende, entro sei mesi, un piano di ristrutturazione “sulla base del quale dare il via libera definitivo al salvataggio”, ha fatto sapere un portavoce. Nell’occhio del ciclone, però, resta ancora la Banca d’Italia, accusata da politici e non di non aver vigilato a dovere. Sul tema è tornato di nuovo il governatore, Ignazio Visco, per sgombrare il campo da ulteriori polemiche mentre il ministro Grilli ha fatto sapere che martedì sarà in Parlamento in Commissione finanze e riferirà sulla questione. Su Mps, ha detto Visco, “sbaglia chi adombra mancanza di supervisione”. Via Nazionale, ha aggiunto, “non ha nulla da nascondere”, Mps è una banca “stabile” ma adesso è aperta “un’indagine”.

In attesa di novità da questi fronti, da Siena, quindi, è arrivato il via libera degli azionisti ai Monti bond, mentre il primo azionista, la Fondazione Mps di Gabriello Mancini, ha aperto alla via dell’azione di responsabilità a tutela degli interessi propri e di tutti gli azionisti. La delibera, arrivata dopo oltre 7 ore alla presenza di oltre 370 soci (in rappresentanza di 942 aventi diritto, pari al 53,77%), è stata approvata dal 98,75% dei presenti, pari al 52,11% del capitale. Sia Viola che il presidente Alessandro Profumo hanno ribadito quindi l’impegno a “rimborsare gran parte del debito” entro il 2020 e allontanato sempre più lo spettro della nazionalizzazione. Quanto ai dividendi, ha detto Viola, “si vedrà di volta in volta”. A proposito dei titoli tossici, i due banchieri hanno ribadito che non si tratta di derivati ma di pronti contro termine e pertanto “il livello di rischio è molto più contenuto”. “Le analisi sono ancora in corso, entro la prima decade di febbraio il Cda fornirà al mercato i numeri nel dettaglio”. La perdita da 730-740 milioni per il 2020 resta comunque sempre più verosimile. Viola ha aggiunto poi di non essere “a conoscenza” di altre cassaforti da aprire e che “per poter dire la parole fine occorre terminare il lavoro. Ancora un po’ di prudenza ci vuole”.

L’assemblea di ieri è stata caratterizzata da attacchi e polemiche, in primis quelle del leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, che vede il caso Montepaschi “peggio di Parmalat e della tangentopoli di Craxi”. Per non parlare poi di Profumo che a suo avviso “ha un curriculum inadatto per questo ruolo essendo indagato per frode fiscale” nell’ambito della vicenda Brontos risalente agli anni in UniCredit, mentre Mussari “é incapace anche di fare un bonifico”. Ma sulla vicenda Mps si registra anche un botta e risposta tra il premier Mario Monti e Pierluigi Bersani. Secondo il numero uno di Palazzo Chigi il Pd è responsabile di quanto avvenuto nel corso degli anni all’interno della banca senese, mentre il segretario del partito ha chiosato con poche parole: “Monti trova un difetto al Pd tutti i giorni, mentre per un anno non ne ho mai sentiti…”.

Economia

Mps e quelle ombre sui Monti bond

La perizia del tribunale sui derivati

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Ottantuno pagine, fitte di numeri e potenzialmente dirompenti. È la relazione commissionata dalla Procura generale di Milano a Francesco Corielli e Roberto Tasca, periti del tribunale. La vicenda è ancora quella dei derivati Alexandria e Santorini e della loro contabilizzazione nei bilanci di Mps. Il prossimo 15 marzo ci sarà l’udienza per decidere sull’archiviazione chiesta dalla procura per Fabrizio Viola e Alessandro Profumo, inizialmente indagati per falso in bilancio.

La perizia però va più in là. Il procuratore generale Felice Isnardi pone ai periti quattro domande. La contabilizzazione dei derivati e il loro impatto su un eventuale falso in bilancio, la valutazione del rischio sui bilanci, la classificazione nei portafogli della banca. E, da ultimo, l’impatto della contabilizzazione come derivati delle due operazioni per la procedura relativa ai Monti bond del 2020 e alla ristrutturazione di Mps approvata dalla Ue nel novembre del 2020.

Dopo aver concluso che le differenze sui risultati portate dalla contabilizzazione come derivati di Alexandria e Santorini sono tali da far scattare il falso in bilancio fino all’esercizio del 2020, la risposta all’ultima domanda di Isnardi è quella più sorprendente.

Secondo i periti del tribunale – gli stessi del processo in corso sempre a Milano contro la gestione di Giuseppe Mussari e Antonio Vigni – il via libera di Bruxelles agli aiuti di Stato per i Monti bond viene richiesta dal governo italiano e concessa da Bruxelles sulla base in sostanza di presupposti non corretti. Siamo nel 2020, lo spread dei titoli di Stato italiani è ancora in forte tensione, i titoli di Stato italiani non sono più sicuri e le banche subiscono le ripercussioni sui loro conti della situazione. Secondo la richiesta delle autorità italiane, i Monti bond servono a quello: a coprire un deficit patrimoniale derivante dalla perdita di valore dei Btp in portafoglio. La Ue, che pure analizza a fondo tutta la pratica, prende per buona la spiegazione di parte italiana.

Ma non è così, dicono i periti. Era evidente già allora come la perdita della banca fosse l’effetto «delle rettifiche dell’avviamento pagato per l’acquisto di Antonveneta», delle svalutazioni sui crediti (leggi sofferenze che stavano affluendo). Sulla base delle regole allora in vigore, spiega no i periti, Mps non avrebbe avuto diritto ai Monti bond. Nel 2020, però, il bail in non è ancora in vigore e il destino di Mps, secondo i periti, avrebbe dovuto essere diverso. Ovvero, l’amministrazione controllata o la liquidazione. Come avvenuto ad esempio per Northern Rock.

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