Le forze che muovono i mercati finanziari

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Le forze che muovono i mercati finanziari

Operare nel campo del trading online è diventata l’attività più importante per coloro che cercano una fonte di reddito in rete. Questo fatto non sorprende, per diversi motivi. Come saprai vi sono svariati metodi di guadagno in rete, tutti comportano il vantaggio di lavorare comodamente da casa, ma soltanto il trading online si presenta come una vera attività professionale ed inoltre i profitti che si possono raggiungere con gli altri lavori online non sono neanche paragonabili a quelli che puoi fare con il trading.

Certo il trading online è aperto ormai a chiunque, entrare a far parte della folta schiera dei traders è molto facile, tutto ciò che serve è un capitale anche piccolo, scegliere un broker di qualità ed una strategia ed il gioco è fatto. Iniziare quindi è molto semplice ma è chiaro che poi avere successo non è un gioco da ragazzi, bisogna avere la volontà di affermarsi accrescendo sempre la propria esperienza ed il proprio grado di abilità. Per fare soldi con il trading per prima cosa bisogna imparare tutte le nozioni basilari che lo riguardano, poi dotarsi di una strategia, ma conoscere anche tutto ciò che ruota intorno all’essenziale può essere determinante per avere successo e dunque guadagnare.

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Le forze che muovono i mercati finanziari: quali sono?

Cominciamo analizzando il mercato valutario più comunemente conosciuto come Forex, il più grande e ricco mercato in tutto il mondo dove ogni giorno vengono scambiati più di 2 miliardi di dollari americani. Come già saprai il mercato valutario si basa sulle coppie di valute dette anche Pairs. Le coppie di valute come anche molti altri asset tendono a muoversi per ragioni differenti a seconda dell’arco di tempo che si osserva:

  • Lungo termine: nel lungo termine i cicli del mercato delle valute vengono determinati dai movimenti della macroeconomia e possono durare anche anni.
  • Medio termine: ciò che causa i movimenti di medio termine sono ragioni tecniche.
  • Breve termine: sul breve e brevissimo termine i movimenti di un asset finanziario pososno essere determinati anche esclusivamente da ragioni emotive.

I fondamentali si raggruppano innanzitutto in 2 grandi categorie chiamate “correnti di scambi” e “correnti di capitali”, i loro effetti sull’economia non sono immediati ma ci vuole del tempo prima che possono avere un effetto sull’economia di un Paese.

  • Correnti di scambi: quando due stati commerciano in beni e servizi questa attività genera ovviamente dei movimenti di denaro tra i due Paesi. Facciamo un esempio pratico: immagina che una compagnia Americana compri della tecnologia di alto livello dal Giappone e quindi versa un contributo di 1 milione di Dollari. Prima di comprare i beni desiderati però deve avvenire il cambio tra la moneta statunitense e lo yen Giapponese, la transazione avviene sul Forex e causerà una oscillazione facendo aumentare la domanda dello Yen e l’offerta di Dollari.
  • Correnti di capitali: questo concetto non è molto dissimile dal precedente perchè in questo caso le correnti di capitali vengono spostati non per comprare beni e servizi ma per investire il Paesi dove il tasso di ritorno di investimenti è più alto. Per capirci basta fare riferimento al mercato dei Bond e delle Azioni. Ad esempio se l’economia di un Paese sta andando particolarmente bene ci sarà una entrata di cpaitali dall’estero da parte di tutti quelli che desiderano ottenere un ritorno elevato rispetto alla loro nazione. Gli investitori in questo caso devono cambiare le monete dei loro Paesi in dollari se investono negli States, ciò comporta un aumento del prezzo del dollaro sui mercati.

Le forze che muovno i mercati finanziari nel breve termine

Come abbiamo detto nel medio termine sono motivazioni tecniche a muovere il mercato, senza contare che esse hanno un peso anche sul lungo periodo ma sicuramente minore. Nel medio periodo però la loro influenza si fa particolarmente evidente, come anche nel breve. I prezzi sembrano proprio subire l’influenza di certe geometrie del mercato, come per esempio è risaputo che vengono rispettati supporti e resistenze. Questo accade perchè numerosissimi traders conoscono ed utilizzano l’analisi tecnica. Quindi in pratica succede che se molti traders osservano lo stesso asset e lo stesso movimento del prezzo, faranno la stessa anlisi con le medesime conclusioni questo causa movimenti nel mercato prevedibili.

Forze del breve termine

Sul mercato agiscono persone, le persone per propria natura sono influenzate dalle emozioni, per questa ragione esse hanno una grande importanza negli investimenti che si operano nel trading online. I due sentimenti che lottano nell’ambito dei mercati sono 2 e sono contrastanti: la paura di perdere e l’avidità di guadagno. Forti movimenti sul mercato possono essete generati dall’emotività, dalle sensazioni che provano coloro che investono, dalle reazioni che essi hanno a certe notizie riguardanti l’andamento dell’economia. Tutto questo ha un peso determinante sugli andamenti di breve periodo. Da un momento all’altro i prezzi possono schizzare in una direzione senza apparenti motivazioni precise, la bravura del trader a quel punto sta nel riuscire a seguire la corrente per fare ottimi profitti.

Le forze che muovono i mercati finanziari: i fondamentali delle valute

Nei mercati valutari, nello specifico, sono ben noti i dati fondamentali che possono causare i movimenti delle valute, ci riferiamo in particolar modo alle notizie circa gli andamenti economici. Ecco alcuni esempi di dati che possono cambiare le cose riguardo alla coppia valutaria EUR/USD:

  • Dati occupazionali USA
  • i tassi di interesse
  • La bilancia commerciale europea e la bilancia commerciale USA. Per questi dati si intende la proporzione tra esportazioni e importazioni.
  • Afflusso di capitali negli Stati Uniti che causa rialzi nel valore del dollaro.
  • Indice della spesa negli Stati Uniti.
  • Il PIL degli USA che misura la forza delle spese al consumo.

Vediamo invece ora cosa influenza l’andamento della coppia valutaria USD/JPY, ovvero quella che comprende il dollaro americano e lo yen giapponese. Oltre a tutti i dati menzionati in precedenza per il dollaro, vi sono quelli riguardanti l’andamento dell’economia giapponese.

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  • Decisioni di politica monetaria da parte della banca centrale giapponese
  • La bilancia commerciale del Giappone ovvero il rapporto tra importazioni ed esportazioni,
  • Il PIL cioè l’indice di crescita economica del Giappone.
  • L’indice dei prezzi al consumo che è un dato fondamentale pe rl’inflazione.
  • Dati circa la produzione industriale nel Paese del Sol Levante.
  • Indice della spesa dei consumatori giapponesi.
  • Il rapporto Tankan ossia una valutazione delle attuali condizioni economiche del Paese.

La volatilità una delle grandi forze dei mercati

Uno dei fattori più importanti che fa muovere il mercato è proprio la volatilità che può causare fortissime oscillazioni dei prezzi. Una volatilità elevata indica che esiste un ampio ventaglio di prezzi entro il quale si muove un’attività finanziaria. Maggiore volatilità implica maggiore dispersione delle opinioni che si hanno fra gli operatori, e viceversa. Perciò, quando la volatilità è bassa, non si ha una grande differenza di opinioni su quelli che potrebbero essere gli andamenti futuri.

Per questa ragione, se arriva un notizia inattesa ma importante, i prezzi possono variare molto. Nel gergo finanziario la bassa volatilità è associata a un qualcosa che potremmo definire stagnazione che viene a crearsi quando gli investitori in un certo senso sono troppo sicuri delle proprie opinioni. O meglio, si è troppo sicuri che la media delle opinioni sia nel giusto.

Le forze che muovono i mercati finanziari: gli attori del mercato

Concludiamo parlando di chi effettivamente arriva ad investire sui mercati finanziari, quindi di chi effettivamente investe capitali allo scopo di trarre un profitto. Il mercato si divide in 3 categorie particolari ognuna delle quali ha un peso specifico sullo scacchiere. Ovviamente la regola generale recita che chi ha i più grandi capitali ha il maggiore potere.

  • Piccoli speculatori: la prima categoria è la nostra quella che comprende tutti noi, i cosiddetti traders retail. Anche noi abbiamo l’occasione di fare enormi guadagni investendo sui mercato grazie all’effetto leva, ma nei grandi numeri contiamo poco o nulla e non saremmo in grado da soli di far muovere i mercati, a causa dei nostri infimi capitali.
  • I commercial: la seconda categoria già si accresce di importanza ma ancora non siamo al top. Stiamo parlando di banche e fondi comuni di investimento ch e molto spesso remano contro il mercato e causano inversioni.
  • Grandi investitori: si tratta di gente che ha capitali immani da investire tanto da surclassare anche le banche e decidere in sostanza i corsi dei mercati. Le decisioni prese da questi investitori sono in grado di influenzare positivamente o negativamente l’andamento di qualsiasi asset.

Mercati Finanziari: Definizione, cosa Sono e quali Sono

Quante volte al termine del telegiornale hai sentito le notizie economiche dove parlavano dell’andamento dei mercati finanziari? Praticamente tutti i giorni, i media ci forniscono degli aggiornamenti su come si muovono i mercati in seguito ai diversi accadimenti economici che li influenzano. Cercheremo, di seguito, di fornirti alcune utili indicazioni su cosa e quali sono i mercati finanziari e sulle modalità del loro funzionamento.

Cosa sono i mercati finanziari

I mercati finanziari possono essere definiti come il luogo dove avviene la contrattazione e lo scambio di strumenti finanziari. Questi possono essere di vario tipo e danno vita ad un diverso mercato. Se acquisti o vendi titoli azionari, lo scambio avverà in Borsa, se invece contratterai obbligazioni ti troverai nel mercato obbligazionario, se ancora la tua compravendita riguarda valuta ti muoverai all’interno del mercato Forex. Tutti questi mercati hanno un denominatore comune ossia è sempre presente un operatore che acquista e uno che vende. Sono diverse inoltre le caratteristiche che accomunano i diversi mercati finanziari.

Innanzitutto, ogni mercato ha una regolamentazione emanata da specifici organi di controllo che disciplina le modalità attraverso cui devono essere effettuati gli scambi. Lo scopo della regolamentazione è quello di fare in modo che tutte le operazioni avvengano in modo trasparente e soprattutto in modo da tutelare il risparmiatore. Inoltre i mercati finanziari hanno anche una specifica regolamentazione per quanto riguarda i costi, le commissioni, le modalità di accesso al mercato. Ogni investitore può accedere, infatti, a numerosi mercati finanziari dislocati in ogni parte del mondo per cui è molto importante assicurarsi che ci sia un’adeguata tutela.

Uno dei mercati finanziari più importanti è quello di New York dove si trova la NYSE (New York Stock Exchange), cioè la borsa valori dove ogni giorno sono scambiati miliardi di dollari in operazioni finanziarie. Proprio su questo punto, è bene ricordarti che queste ultime presuppongono sempre l’incontro tra la domanda e l’offerta di uno strumento finanziario. Per cui quando sentirai parlare di “capitale bruciato”, soprattutto in presenza di forti ribassi dell’indice di un mercato finanziario, ti troverai di fronte ad una espressione non corretta in quanto ci sarà sempre un investitore che avrà ottenuto un guadagno da un’operazione finanziaria.

Quali sono i principali mercati finanziari?

A questo punto ti starai sicuramente chiedendo quali sono i principali mercati finanziari. Diciamo subito che una prima classificazione può essere effettuata in base a diversi elementi. Se prendi in considerazione, ad esempio, la natura avrai una suddivisione dei mercati in mercato creditizio, mobiliare e assicurativo. Laddove invece prenderai come riferimento la durata dell’operazione finanziaria avrai di fronte un mercato creditizio e uno monetario. La varietà degli strumenti finanziari ci permette, però, di restringere il campo dei mercati finanziari ai seguenti:

  • mercato forex
  • mercato azionario
  • mercato delle materie prime

Il primo tipo di mercato è quello in cui gli scambi vengono effettuati sulle valute dei diversi paesi del mondo cercando di prevedere quali si apprezzeranno e quali si deprezzeranno in modo da ottenere un guadagno. Sono diversi i fattori che influenzano il prezzo di una valuta come l’andamento dell’economia, i tassi ufficiali di sconto, la finanza pubblica. Nel mercato azionario, invece, vengono scambiati i titoli, le azioni appunto, delle principali aziende quotate nelle borse valori dei diversi paesi. Il valore delle azioni dipenderà dalla capitalizzazione dell’impresa, dalla sua solidità patrimoniale e finanziaria e dalle sue prospettive di crescita. Il mercato delle materie prime, infine, vengono scambiati beni come il petrolio, l’oro, l’argento e così via.

Cosa muove i mercati finanziari?

Quando si fanno scelte d’investimento ci si dovrebbe domandare: perché dovrebbe funzionare?

Firenze, 21 febbraio 2020. “Ci sono persone che sanno tutto
e purtroppo è tutto quello che sanno. ”
Oscar Wilde

“Non vorrei mai morire per le mie idee,
perché potrebbero essere sbagliate. ”
Bertrand Russell

“Chi cerca conferme le trova sempre. ”
Karl Popper

Un elemento importante per scegliere delle strategie d’investimento è farsi una propria idea su cosa faccia muovere i prezzi dei titoli scambiati sui mercati finanziari.
Usando un parolone si potrebbe dire, citando l’economista Aswath Damodaran, che bisogna crearsi una propria “Filosofia d’investimento”.
Damodaran considera la filosofia d’investimento l’”ingrediente segreto del successo negli investimenti finanziari.”
Proviamo a comprendere cosa sia e perché si ritiene così importante.
Una filosofia d’investimento è un insieme coerente di pensieri circa i mercati finanziari: come funzionano (e talvolta non funzionano) ed i tipi di errori che si ritiene possano affliggere consistentemente il comportamento degli investitori.
Questa è la definizione che Damodaran fornisce di “filosofia d’investimento”.

Semplificando un po’, si potrebbe tradurre con la risposta al titolo dell’articolo: cosa muove i mercati finanziari?

L’approccio “classico”
Gli ultimi decenni degli studi accademici sui mercati finanziari hanno visto una sorta di rivoluzione incompiuta. Gli studi sulla finanza comportamentale hanno demolito le fondamenta teoriche della “filosofia d’investimento” allora prevalente nel mondo accademico, ma non ha saputo costruirne una alternativa sufficientemente accettata e – soprattutto – in grado di fornire strumenti operativi pratici (come invece ha fatto la teoria precedente). Vediamo prima l’approccio classico, quello che a tutt’oggi, nonostante sappiamo benissimo che sia sbagliato, continua ad essere utilizzato dalla maggioranza del mondo finanziario.
Il modello classico parte dall’assunto che gli operatori finanziari siano in grado di fare scelte razionali e valutare l’utilità attesa delle proprie scelte. Il prezzo dei mercati finanziari, in sostanza, rappresenta la migliore sintesi di tutte le informazioni disponibili su quel titolo.
Il rendimento atteso del titolo dipenderà essenzialmente dai così detti “fondamentali” (ovvero l’andamento degli utili per le aziende, dei tassi d’interesse per le obbligazioni) e le variazioni da questo rendimento atteso dipenderanno dai nuovi fatti che accadranno tra il momento della stima ed il realizzarsi del flusso finanziario atteso.
Le oscillazioni del prezzo del titolo, in questo modello, sono legate alle nuove notizie che gli investitori (razionali, in questo modello) non hanno ancora valutato.
Ovviamente questa è una grande semplificazione, ma è sufficiente per apprezzare la differenza rispetto ad altri modelli.
I mercati finanziari sono ritenuti efficienti nel senso che il prezzo sarebbe la migliore sintesi di tutte le informazioni disponibili e non sarebbe possibile, per definizione, ottenere – sistematicamente – un rapporto rischio / rendimento, al netto dei costi di transazione, migliore di quello offerto dalla media del mercato.
In sintesi, la filosofia d’investimento prevalente nel mondo accademico (almeno quella che certamente lo era fino a qualche lustro fa) sostiene che i mercati siano mossi dalla valutazione dei fondamentali alla luce delle nuove informazioni che verranno “incorporate” nel prezzo da agenti razionali.

La realtà dei mercati finanziari

Questo modello teorico è distante anni luce dalla realtà dei fatti. L’aspetto più dibattuto è legato alla non razionalità degli operatori dei mercati finanziari. Vari economisti-psicologi hanno dimostrato, oltre ogni ragionevole dubbio, che gli esseri umani soffrono costantemente di “errori mentali” ricorrenti che fanno scomparire la presunta razionalità delle decisioni.
Questo è solo un aspetto del problema. I mercati finanziari sono un fenomeno sociale. Le decisioni degli altri influenzano in modo determinante l’esito della propria decisione. Non si tratta, come aveva brillantemente evidenziato Keynes, di un concorso nel quale si deve individuare “la più bella fra le concorrenti”, ma quella che sarà la più votata, ovvero “ritenuta” la più bella dalla maggioranza. Si tratta di concetti completamente diversi. Io posso ritenere che un titolo abbia i migliori fondamentali (nell’esempio: “sia la concorrente più bella”), ma se la maggioranza degli operatori non la pensa come me (e “votano” per altri), la mia scelta diventerà “sbagliata” anche se il titolo dovesse realmente avere “i migliori fondamentali”.
In un contesto del genere, contano di più i concetti di psicologia delle masse che non i problemi degli “errori mentali” individuali, che pure esistono ed incidono nel fare scelte finanziarie sbagliate.
Questo è solo un piccolo aspetto del problema.
I mercati finanziari sono anche fenomeni estremamente complessi anche nel senso tecnico-matematico del termine. Sono fenomeni caratterizzati da numerose variabili interdipendenti le une dalle altre con meccanismi così detti di “feedback” positivi e negativi. In parole più semplici nei mercati finanziari ci sono numerosi circoli virtuosi o viziosi.
Ad esempio, se il prezzo di un’azione di una banca inizia a scendere con una certa consistenza, per una serie di meccanismi, diventerà sempre più “necessario” che il prezzo continui a diminuire. E’ la stessa diminuzione del prezzo che in qualche modo “giustifica” il proseguire della diminuzione.
Ci sono poi una serie di questioni più legate alle regole ed ai meccanismi operativi con i quali si scambiano gli strumenti finanziari nei mercati.
Si pensi ad esempio agli investimenti a margine, ovvero il fatto d’investire soldi presi in prestito. Questo meccanismo gonfia i prezzi quando le cose vanno bene e contribuisce a farli scendere vertiginosamente nella situazione opposta.
Il diffondersi del trading automatico, spesso basato su regole molto simili, genera ulteriori comportamenti auto-rafforzanti, per non parlare degli strumenti finanziari derivati.
Questi aspetti, insieme a molti altri sui quali non possiamo dilungarci, sommati insieme, generano dei movimenti che prescindono completamente dalla valutazione sul valore dei titoli stessi.
Sono “forze” che possono muovere i mercati per periodi relativamente brevi che vanno da pochi minuti a pochi trimestri.
Nel lungo termine, cioè quando parliamo di anni, i fattori legati ai fondamentali dei titoli, presto o tardi, tenderanno a prendere il sopravvento.
Se un paniere molto diversificato di titoli è fortemente sottovalutato, può restare tale per qualche mese, al massimo qualche trimestre, ma certamente non resterà molto sottovalutato per anni.
Questo è vero perché nei mercati finanziari ci sono anche meccanismi che generano “feedback” negativi. Ci sono, cioè, una serie d’investitori che invece di seguire il trend applicano strategie di tipo “value” (dette anche “contrarian”) e cercano d’investire in titoli il cui prezzo è sceso irragionevolmente al di sotto del loro “valore”, dove per “valore” s’intende – in estrema sintesi – la somma dei flussi finanziari futuri attesi. Ci sono inoltre le autorità che regolano i mercati le quali cercano di applicare politiche anticicliche (che non sempre funzionano, ma altre volte sono provvidenziali) ed intervengono quando i mercati finanziari hanno valutazioni irragionevoli e rischiano di creare danni all’economia reale.

Perché è così importante avere una propria filosofia d’investimento?
Riflettere a lungo e farsi una propria idea su cosa muova realmente i mercati, aiuta più di ogni altra cosa prendere scelte d’investimento consapevoli o a valutare le proposte dei presunti esperti.
Un modo molto diffuso di fare o proporre scelte d’investimento è legarle alle notizie del momento.
Ultimamente, uno dei temi più “alla moda” è la politica fiscale di Trump e le possibili conseguenze sul mercato azionario.
Un anno fa c’erano altre notizie che catalizzavano l’attenzione e fra qualche mese ce ne saranno altre.
Prendere decisioni sulla base di notizie significa non conoscere o quantomeno sottovalutare tutti gli altri meccanismi che muovono i mercati finanziari.
Per tornare all’esempio, per quanto la riforma fiscale di Trump sia senza alcun dubbio significativa, nessuno può sapere A) quali siano i reali effetti sull’economia, e soprattutto B) quanta parte di questi effetti siano già stati incorporati nei prezzi durante i mesi nei quali la riforma è stata proposta e discussa. Inoltre, concentrare tutta l’attenzione sulla notizia non fa percepire il combinato disposto di tutti gli altri elementi che muovono i mercati (tutti quei meccanismi con feeback positivi e negativi che sono sempre in atto).

Aver riflettuto sulla propria filosofia d’investimento consente di non commettere questo genere di errori nei quali, purtroppo, continua a cadere la maggioranza degli investitori, anche professionali.

Quando si fanno scelte d’investimento ci si dovrebbe domandare: perché dovrebbe funzionare?
Se non siamo noi direttamente a fare le scelte d’investimento ma ci affidiamo a gestori, dovremmo domandargli: qual è la filosofia d’investimento alla base della proposta?
Molti di questi rimarranno probabilmente stupiti solo per la domanda. Molti non la comprenderanno neppure.
La grande maggioranza dei professionisti del settore segue inconsapevolmente la filosofia d’investimento che ho definito “approccio classico” senza neppure porsi il problema.
Diventando un investitore consapevole, una volta compreso che l’approccio classico è certamente errato, ci si potrà addentrare nella complessità dei mercati. Probabilmente se ne uscirà con poche certezze, ma un po’ di strategie più sensate rispetto all’approccio tradizionale usato dalla così detta industria del risparmio gestito basato sulla vecchia “media/varianza”.

Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio

COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC
Associazione per i diritti degli utenti e consumatori

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