Le attivita di trading come sono tassate

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Le attività di trading come sono tassate?

Le attività di trading sono oggetto di tassazione e comportano una dichiarazione dei redditi percepiti con la presentazione di un modello fiscale dal nome unico e la compilazione di tutti i dati in una voce specifica, dal nome altri redditi diversi di natura finanziaria. In altri casi è possibile anche l’intervento dei broker per definire gli importi dovuti e procedere agli adempimenti del caso con lo Stato.

Regime sostitutivo e dichiarativo, quali differenze?

Le attività di trading on line sono considerate a tutti gli effetti come delle operazioni di negoziazione di titoli finanziari in borsa e possono essere soggette a due importanti regimi fiscali:

  • Regime sostitutivo
  • Regime dichiarativo

Il regime sostitutivo, prevede l’intervento da parte dello stesso broker per calcolare e pagare le imposte dovute allo stato sulla base del guadagno ottenuto in fase di negoziazione. Il trader non ha quindi adempimenti fiscali da eseguire, ma è lo stesso broker che interviene sugli adempimenti fiscali allo Stato.

Il regime dichiarativo è invece più specifico e prevede un intervento del trader nel dichiarare tutte le plusvalenze ottenute dalle attività di trading on line, con la compilazione del modello unico. In questo caso vanno dichiarati tutti i redditi percepiti dalla suddetta attività nella sezione II- B e rigo RT41, ossia redditi diversi di natura finanziaria.

Tassazione del 26% sui redditi percepiti dalle attività di trading on line

Sulle attività di trading è prevista poi l’applicazione di un’aliquota fiscale del 26% sulle plusvalenze realizzate. Le ultime manovre del Governo hanno infatti modificato l’aliquota fiscale prevista per le suddette operazioni da una precedente aliquota del 20% ad una nuova del 26%, da applicare solo in caso di plusvalenza. Vale a dire che per l’anno 2020, il trader dovrà sommare tutte le vendite e gli acquisti che hanno contribuito al guadagno on line dal primo gennaio al 31 dicembre 2020 e le relative perdite registrate ( da inserire nel rigo RT45 del modello unico).

I pagamenti delle imposte per le attività di trading on line in caso di plusvalenze dovranno essere eseguiti tramite F24, con l’indicazione dei principali dati del trader (codice fiscale, nome, cognome, somme d’imposta e codice tributo) entro il 16 giugno 2020.

Riquadro RT o RW del modello unico, sulla base della provenienza dei flussi di denaro

Bisogna infine distinguere se i flussi di denaro provenienti dalle operazioni di trading sono eseguiti mediante intermediari italiani o esteri. Nel primo caso, si fa riferimento ad intermediari registrati presso la Consob e con relativa abilitazione della Banca d’Italia e che richiedono la compilazione del già citato riquadro RT del modello Unico. Nel secondo caso, invece, bisognerà utilizzare un riquadro più specifico dal nome RW, con l’indicazione dei flussi monetari con gli operatori stranieri e una descrizione dei singoli movimenti, se relativi ad importi superiori ai 10.000 euro annui.

In definitiva sul fronte delle tasse sulle attività di trading on line è necessario informarsi su:

  • Possibilità del proprio broker di applicare il regime sostitutivo
  • Obbligo del trader di applicare il regime dichiarativo
  • Conoscere le sezioni da compilare nel modello Unico
  • Eseguire i pagamenti dovuti in caso di plusvalenza con il modello F24 entro il 16 giugno 2020

Tutta la Fiscalitа e le Imposte da Pagare sul Trading Online e sul Forex

Il trading è un’attività bellissima, è automatica ed è anche molto remunerativa. Come tutte le attività, presenta una certa fiscalità, e quindi una determinata tassazione.

Tuttavia, se paragonata ad altre attività bisogna dire che il trading:

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  • È tassato meno, per cui la cosiddetta pressione fiscale è minore;
  • Non ha tasse o imposte fisse (a meno che non si sia titolari di un conto trading con un broker residente all’estero);
  • Le tasse si pagano solo se si guadagna;
  • Gli adempimenti burocratici e fiscali sono notevolmente inferiori: non bisogna aprire la Partita IVA, non bisogna versare i contributi all’INPS e neanche il premio all’INAIL, non bisogna iscriversi alla Camera di Commercio locale nè ad un Albo e così via. In pratica non abbiamo alcun adempimento se non quello di pagare le imposte nel caso in cui guadagnamo.

Ecco quindi un motivo in più per fare del trading una delle proprie attività: la fiscalità e gli adempimenti burocratici sono notevolmente vantaggiosi. Vediamo quindi la fiscalità completa del trading online e del Forex e le relative tasse e imposte da pagare.

Su cosa vengo tassato?

Tassazione sul Trading Online:

Se il 1 Gennaio ho 1.000 euro nel mio conto di trading e il 31 Dicembre sono a 5.000 euro, ecco che ho guadagnato 4.000 euro: su questo guadagno dovrò pagarci le tasse. Tecnicamente, questo guadagno di 4.000 euro viene definito plusvalenza.

Se invece il 1 Gennaio parto con 1.000 euro e il 31 Dicembre sono a 500 euro, questo significa che durante l’anno ho perso 500 euro, dunque non ho guadagnato nulla, e quindi non dovrò pagare tasse. Tecnicamente, questa perdita di 500 euro viene definita minusvalenza, ed è anch’essa molto importante, dopo vedremo il perchè.

Tassazione sul Forex:

Per quanto riguarda in particolare il Forex, fino a qualche tempo fa c’era un pò di confusione relativamente alla sua tassazione. C’erano infatti alcuni punti da chiarire, come ad esempio il fatto di inquadrare in maniera precisa che tipo di reddito fosse il reddito derivante dal Forex, e sembrava anche che la tassazione delle plusvalenze generate nel Forex scattasse solamente nel momento in cui si avessero nel conto più di 51.645,69 € per almeno 7 giorni lavorativi continui nel periodo d’imposta.

Recentemente l’Agenzia delle Entrate ha fatto finalmente chiarezza su tutti questi argomenti, con la Risoluzione n. 102/E del 25 Ottobre 2020 (la quale annulla quanto espresso sempre dalla stessa Agenzia con la Risoluzione n. 67/E del 6 Luglio 2020). In particolare nella Risoluzione n. 102/E del 25 Ottobre 2020 l’Agenzia delle Entrate relativamente al Forex afferma che:

“Pertanto, si ritiene che i contratti in esame debbano essere ricondotti tra i rapporti di cui all’articolo 67, comma 1, lettera c-quater), del TUIR, i cui redditi, se percepiti da parte di un soggetto persona fisica, non esercente attività d’impresa, sono soggetti ad imposta sostitutiva a norma dell’articolo 5 del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461.

Dunque, in estrema sintesi, il Trading e il Forex sono soggetti a tassazione nel momento in cui si verifica una plusvalenza. In pratica a livello fiscale sono la stessa cosa, e di conseguenza se facciamo Forex pagheremo le stesse tasse che paghiamo sul Trading in azioni, nelle materie prime etc.

Vediamo quindi come si fa a capire se durante l’anno di imposta abbiamo prodotto una plusvalenza oppure una minusvalenza. Per farlo, dobbiamo sapere esattamente come si calcola l’imponibile, ovvero l’importo da tassare.

Come calcolo l’imponibile?

È sempre con la Risoluzione n. 102/E del 25 Ottobre 2020 che l’Agenzia delle Entrate chiarisce come calcolare l’imponibile, affermando che:

“Ai sensi dell’articolo 68, comma 8, del TUIR, i suddetti redditi sono costituiti dal risultato che si ottiene facendo la somma algebrica dei differenziali positivi o negativi nonché degli altri proventi od oneri, percepiti o sostenuti, in relazione a ciascuno dei rapporti.”

1) Considerare solo le posizioni chiuse durante l’anno di imposta

Dunque, per calcolare l’imponibile nel Forex e più in generale nel Trading, innanzitutto bisogna considerare solamente le posizioni chiuse durante l’anno di imposta, indipendentemente dal risultato ottenuto (guadagno o perdita). Ad esempio se apro due posizioni il 3 Marzo 2020 e una la chiudo il 10 Ottobre 2020 e l’altra il 12 Gennaio 2020, per l’anno di imposta 2020 considererò solamente l’operazione chiusa il 10 Ottobre 2020, proprio perchè ai fini della tassazione conta quando l’operazione è stata chiusa.

2) Considerare anche gli interessi

In secondo luogo, oltre alle plusvalenze e alle minusvalenze, per la base imponibile considererò anche gli interessi percepiti (o versati). Ad esempio se in un anno ho chiuso un’operazione guadagnando 1.000 euro, ne ho chiuso un’altra perdendo 500 euro, ho percepito 10 euro di interessi attivi, e ho versato 3 euro di interessi passivi, ecco che il mio imponibile sarà: 1.000 – 500 10 – 3 = 507 euro.

3) Considerare le minusvalenze degli anni precedenti fino a 4 anni

In terzo luogo, ai sensi dell’articolo 68, comma 5, del TUIR, se siamo in plusvalenza, è possibile abbattere l’imponibile con le minusvalenze sostenute negli anni precedenti, fino ad un massimo di 4 anni. Questo significa che se nel 2020 ho ottenuto una minusvalenza, posso utilizzarla per abbattere le plusvalenze che realizzerò fino al 31-12-2020. Poniamo quindi il caso che nel 2020 ho ottenuto una minusvalenza di 5.000 euro e nel 2020 una plusvalenza di 1.000 euro. Nel 2020 (quando faccio la dichiarazione dei redditi 2020) posso utilizzare 1.000 euro di minusvalenza del 2020 (ovvero la quantità necessaria per portare a 0 euro l’imponibile) per abbattere i 1.000 euro di plusvalenza del 2020, per cui non pagherò neanche un centesimo di tasse, perchè i 1.000 euro di minusvalenza del 2020 sono stati sottratti dai 1.000 euro di plusvalenza del 2020 portando quindi il mio imponibile a 0 euro. Mi resteranno inoltre 4.000 euro di minusvalenza che potrò utilizzare per abbattere le plusvalenze che realizzerò fino al 31-12-2020.

Ora che sappiamo che cosa viene tassato e come si calcola l’imponibile, vediamo a quanto ammontano le imposte da pagare sulla plusvalenza realizzata.

Quanto vengo tassato?

Dal 1° Luglio 2020 l’aliquota di tassazione è pari al 26% (prima era il 20% e prima ancora il 12,50%). Questa aliquota è fissa, dunque non esistono gli scaglioni come nel caso dell’IRPEF. Questo significa che se ho realizzato una plusvalenza di 2.000 euro pagherò 520 euro di imposta, mentre se la plusvalenza è 100.000 euro pagherò 26.000 euro, ovvero sempre il 26% indipendentemente dall’imponibile. Tutto ciò ci conduce direttamente al punto successivo, ovvero come pago questa imposta?

Come vengo tassato?

L’imposta sostitutiva del 26% può essere pagata in due modi: o attraverso il regime amministrato oppure attraverso il regime dichiarativo.

Il Regime Amministrato

Nel regime amministrato è il broker che si occupa della nostra posizione fiscale relativamente al trading. Ciò significa che è il broker che si occupa di calcolare e liquidare le relative imposte e questo viene fatto dopo che chiudiamo una posizione. Ad esempio apriamo una posizione di trading e la chiudiamo incassando un guadagno di 200 euro in tutto: su questi 200 euro di guadagno il broker ci preleva dal conto 52 euro (ovvero il 26% di 200 euro), quindi nel regime amministrato è il broker che calcola e liquida le imposte.

Il Regime Dichiarativo

Nel regime dichiarativo invece siamo noi ad occuparci della nostra posizione fiscale, ciò significa che spetta a noi calcolare e liquidare le relative imposte. Ogni broker infatti ad inizio anno invia al titolare del conto trading un documento ufficiale che riepiloga l’importo finale di tutte le posizioni chiuse durante l’anno precedente. Questo documento in pratica ci dice se durante l’anno precedente abbiamo prodotto una plusvalenza o una minusvalenza. Quindi anche se abbiamo scelto il regime dichiarativo è il broker che si occupa di calcolare le plusvalenze o le minusvalenze, ma siamo noi a dover calcolare la relativa imposta e a doverla liquidare. Quindi in pratica se nel documento che ci invia il broker c’è scritto che durante l’anno precedente abbiamo realizzato una plusvalenza di 3.000 euro, dovremo calcolare l’imposta dovuta e quindi versarla, oltrechè naturalmente dichiarare questi 3.000 euro di plusvalenza nella dichiarazione dei redditi.

Qual è il regime fiscale più conveniente, quello amministrato oppure quello dichiarativo? Apparentemente può sembrare più conveniente optare per il regime amministrato, in quanto deleghiamo la fiscalità del trading, semplificandoci la vita. In realtà, il regime fiscale più conveniente è quello dichiarativo, in quanto con questo regime dovremo pagare le imposte dopo un anno, e quindi avremo la possibilità di reinvestire più capitale, aumentando in questo modo i nostri profitti. Ad esempio apro una posizione il 2 febbraio e la chiudo il 26 febbraio, guadagnando 500 euro. Se ho scelto il regime dichiarativo, incasserò 500 euro e potrò reinvestire tutti questi 500 euro nelle operazioni successive. Se invece ho scelto il regime amministrato, incasserò 500 euro di guadagni, mi verranno prelevati 130 euro (il 26% di 500 euro) e quindi rimarrò con soli 370 euro da reinvestire. Questo nel corso dei mesi e nel corso degli anni crea uno squilibrio molto elevato tra due trader che operano in regimi fiscali diversi, infatti chi opera in regime dichiarativo a parità di tutto guadagnerà molto di più di chi opera in regime amministrato, proprio perchè potrà reinvestire più capitale.

Come se non bastasse, se dopo l’operazione chiusa in guadagno si verificassero delle perdite, il trader con il regime dichiarativo potrebbe utilizzare questa minusvalenza per abbattere la precedente plusvalenza, mentre il trader con il regime amministrato non potrebbe farlo visto che l’imposta relativa alla plusvalenza precedente è stata già pagata.

Altre tasse e imposte: la Tobin Tax, l’Imposta di Bollo e l’IVAFE

Esistono altre tasse e imposte per chi fa trading, ovvero la Tobin Tax, che colpisce alcune transazioni finanziarie, e l’Imposta di Bollo, che colpisce il conto. Sono entrambe definibili marginali sia perchè è il broker che pensa alla loro liquidazione e sia perchè impattano davvero poco sia in termini assoluti e sia in termini relativi.

La fiscalità finora descritta è la situazione standard per chi ha un conto trading con un broker italiano. Nel caso in cui un trader avesse un conto trading con un broker residente all’estero, come accennato prima è soggetto ad un’ulteriore tassa: l’IVAFE, ovvero l’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero. L’IVAFE colpisce il denaro detenuto durante l’anno e non il denaro che abbiamo al termine dell’anno. In pratica l’IVAFE è una patrimoniale in quanto colpisce il denaro nel conto trading, e quindi va pagata sia che durante l’anno abbiamo generato una plusvalenza e sia che durante l’anno abbiamo subito una minusvalenza. Anche se non facciamo neanche una operazione di trading durante l’anno, bisogna pagare comunque l’IVAFE.

L’aliquota dell’IVAFE è stata stabilita al 2 per mille, quindi se ho 10.000 euro di giacenza nel conto trading pagherò 20 euro. Il versamento minimo dell’IVAFE è 12 euro, il che significa 6.000 euro di giacenza nel conto trading: dunque sotto i 6.000 euro di giacenza l’IVAFE non è dovuta. Le informazioni relative all’IVAFE e gli obblighi dichiarativi relativi al monitoraggio del conto estero devono essere assolti mediante la compilazione del quadro RW della dichiarazione dei redditi indicando gli importi in euro. Nel caso in cui si sia titolari di un conto trading in valuta estera, l’importo deve essere convertito utilizzando un apposito cambio pubblicato ogni anno dall’Agenzia delle Entrate.

Relativamente all’IVAFE c’è ancora molta confusione circa il fatto se è dovuta oppure no da quei trader titolari di un conto con un broker estero ma iscritto alla CONSOB all’elenco delle imprese di investimento comunitarie con succursale, che poi è la situazione in cui si ritrova la maggior parte dei trader italiani. Neanche l’Agenzia delle Entrate si è ancora pronunciata a riguardo. A noi di Borsa e Immobili piace fare chiarezza e anticipare i tempi, ecco perchè abbiamo consultato i principali esperti fiscali italiani del settore, esponendo loro questa situazione: il loro parere è stato che in questa situazione l’IVAFE non è dovuta.

Conclusione

In conclusione possiamo dire che la fiscalità, pur essendo un argomento fastidioso, va conosciuta. Infatti è bene per il trader avere ben chiaro il quadro complessivo dell’imposizione e della tassazione del trading e del Forex, in questo modo il trader potrà ottimizzare le proprie operazioni e quindi il profitto finale, guadagnando di più.

Quello che infine posso consigliarti, oltre al fatto come già detto di operare in regime dichiarativo, è di delegare la fiscalità del trading ad un commercialista, meglio ancora se specializzato. Il costo della sua parcella è irrisorio rispetto ai benefici che può procurarti, e questo vale naturalmente anche per altri tipi di business, non solo per il trading.

Ricordati comunque che in ogni caso la fiscalità non va sottovalutata, perchè bisogna sempre operare in maniera legale. Questo è un pilastro di qualsiasi business in quanto, oltre ad essere prima di tutto un nostro dovere etico, morale e civile, non adempiere agli obblighi di legge alla lunga è controproducente: meglio pagare un uovo oggi che una gallina domani.

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Tasse Forex trading online 2020: tutto ciò che devi sapere [Guida]

L’attività d’investimento sui mercati finanziari è un settore in costante crescita grazie ad internet e alla regolamentazione degli strumenti finanziari . Con la regolamentazione sono arrivate anche le normative riguardanti la tassazione dei proventi che ne derivano dal trading online .

In questa guida ci occuperemo di come dichiarare i redditi derivanti da trading online 2020 inerenti alle plusvalenze Forex e che devono essere dichiarate poi nel modello Unico e pagare le rispettive imposte tramite modello F24 con l’aliquota del 26%, rimandando ad altra sede il concetto di trading Forex e di Opzioni Binarie.

Cos’è il trading online

Prima di procedere alla spiegazione della tassazione del trading online 2020, spieghiamo brevemente cos’è il trading online . Possiamo definire con il termine di trading online o TOL, uno strumento finanziario che permette a tutti i trader di effettuare operazioni di vendita e di acquisto inerenti titoli di borsa utilizzando delle piattaforme e dei programmi, messi a disposizione da parte dei broker i quali sono delle società che permettono di investire nel settore finanziario tramite una piattaforma online.

Ricordiamo che affinché possa essere considerato il trading online come una’operazione sicura per i vostri fondi, anche se comunque rischiosa, è opportuno utilizzare solo intermediari autorizzati e riconosciuti dalla CySEC o dalla CONSOB o comunque da altro ente di regolamentazione. Per tanto potrete scegliere una delle seguenti piattaforme di seguito riportate per il vostro trading online in quanto regolamentate ed autorizzate.

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Passiamo ora, meglio ad analizzare come dichiarare al Fisco Italiano tutti i proventi derivanti dal trading online derivanti dall’acquisto o dalla vendita di titoli in borsa .

Trading online 2020: come dichiarare i proventi?

Tutti i proventi derivanti da attività di trading online per il 2020 subiscono una tassazione pari al 26% che devono poi essere dichiarati all’interno del modello unico 2020. Esistono essenzialmente 2 regimi fiscali tra i quali bisogna saper distinguere bene:

Nel caso di regime sostitutivo, la dichiarazione viene praticamente automatizzata, ogni qualvolta il trader realizzerà una plusvalenza , sarà direttamente il broker a trattenere e versare l’imposta dovuta allo Stato. Il contribuente sarà quindi esentato da qualsiasi obbligo di natura fiscale essendo il broker ad assumersene l’onere.

Nel caso di regime dichiarativo, le cose cambiano, il trader avrà l’obbligo di provvedere da sè al pagamento delle imposte su eventuali plusvalenze registrate nell’attività di trading online . Il trader sarà quindi tenuto a specificare l’ammontare dei proventi mediante la presentazione della dichiarazione dei redditi, come avviene per il normale versamento di contributi.

Broker sostituto d’imposta: IG Markets

IG Markets, anche conosciuto come IG.com, è un broker sostituto d’imposta molto popolare fra la comunità dei trader per via della sua lunga attività sul campo del Forex e del CFD trading. IG Markets opera quindi anche nel regime amministrato e il trader non dovrà occuparsi degli aspetti fiscali.

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Trading online tassazione: campi da compilare nel modello unico

Adesso valutiamo nel dettaglio quali campi è opportuno riempire nel modello di dichiarazione dei redditi Modello Unico con riferimento ai profitti dell’anno precedente.

All’interno del modello Unico è il quadro RT ( plusvalenze di natura finanziaria) che deve essere compilato. Per essere più specifici, devi collocare l’importo della plusvalenza nella sezione ll-B precisamente al rigo RT41. Questa è la sezione appropriata per dichiarare i ricavi che provengono da operazioni di trading online .

Come specificato nelle istruzioni di utilizzo del modello unico, in detta sezione ricadono i “Redditi diversi di natura finanziaria” come:

  • contratti forward;
  • future;
  • option;
  • attività di trading online .

Anche le eventuali perdite vanno conteggiate ed inserite al rigo RT45, deducibili solo per una quota pari al 62.50% del totale, a causa dell’aumento dell’aliquota al 20% per quell’anno.

Dal 1° gennaio 2020 il governo Renzi ha previsto un ulteriore aumento dell’aliquota al 26%. Il pagamento dell’imposta dovrà essere effettuato tramite modello f24 con codice tributo 1100.

Se i flussi di denaro sono avvenuti normalmente per il tramite di un intermediario italiano, allora si compila il riquadro RT del modello unico, ovviamente si parla di intermediari registrati presso la CONSOB ed abilitati dalla Banca d’Italia.

Nel riquadro RW andranno indicati i flussi di denaro con operatori esteri, insieme ad una descrizione dei movimenti dei capitali da e verso l’estero, ma sempre se l’importo totale, sommati prelievi e depositi, supera la soglia dei 10.000 € per anno solare. Chi presenta invece del modello unico il 730 deve integrarlo con il quadro RT/RW e con il frontespizio compilato del modello unico.

Trading online: dichiarazione dei redditi nel modello Unico 2020

Anche per il 2020 la normativa in materia fiscale , colpisce le rendite finanziarie e i proventi derivanti da attività di trading online .

Va sottolineato il fatto che a livello fiscale le operazioni di trading online , ovvero tutte quelle attività che riguardano in modo principale operazioni di negoziazione di titoli finanziari in borsa (oppure altri asset in altri mercati finanziari ), possono rientrare in due tipi di regime fiscale differenti; entrambi prevedono modalità di dichiarazione di redditi e liquidazione imposta, anche se con metodi differenti.

  • Il primo è un regime sostitutivo del trading online .

Questo prevede che vi sia un broker che funge da intermediario per conto di una società o di un professionista , il cui compito è quello di calcolare e pagare l’imposta dovuta sulla base del guadagno ottenuto dalla negoziazione. Il guadagno così ottenuto, viene definito come plusvalenza .

Sulla plusvalenza viene calcolata un imposta che il broker è tenuto a versare allo Stato, per conto del contribuente, sostituendosi a questo. Dal lato opposto, abbiamo invece il trader che viene sollevato da questo carico, e quindi non ha adempimenti fiscali da dover svolgere.

  • Il secondo regime invece è definito regime dichiarativo.

Questo regime prevede da parte del trader l’obbligo di dichiarare tutte le rendite o plusvalenze guadagnate, ovvero tutti i redditi percepiti dalle negoziazioni su qualsiasi piattaforma, attraverso la dichiarazione dei redditi.

Questa dichiarazione può avvenire o attraverso le istruzioni del modello 730-2020 o attraverso il modello unico 2020 persone fisiche.

Nel modello unico 2020, deve essere indicato il totale dei corrispettivi nella parte:

  1. sezione II-B;
    1. rigo RT41;
      1. sotto la voce altri redditi diversi di natura finanziaria.

La normativa di riferimento è la seguente: art. 67 comma 1 lett. comprese da c-bis a c-quinques del TIUR.

In sostanza avremo:

  1. calcolo di tutte le plusvalenze percepite;
  2. calcolo delle eventuali perdite;
  3. dichiarazione delle perdite o delle plusvalenze tramite Modello Unico;
  4. pagamento della relativa imposta con il modello F24.

I broker che operano con il regime dichiarativo hanno solitamente una sede legale all’estero, anche se perfettamente regolamentati a offrire servizi di trading in Italia. Molti broker hanno infatti sede legale a Cipro, Stato membro dell’Unione Europea. Con la licenza CySEC i broker possono operare su tutto il territorio dell’UE, Italia compresa. Uno di questi è eToro, leader mondiale del social trading con più di 10 milioni di account. Il broker è una delle realtà fintech più avanzate sul mercato ed è in totale espansione convincendo sempre più utenti a iscriversi sulla propria piattaforma.

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Trading online 2020: come calcolare imposta sostitutiva con aliquota al 26%

Al momento, per la dichiarazione dei redditi attraverso il modello unico 2020, redditi 2020, l’aliquota da applicare è pari al 26%. In istanza per un introito proveniente da trading online pari a 30.000 €, il trader dovrà pagare oggi 7800 €.

Il calcolo dell’imposta viene effettuata sulla somma di tutte le vendite e di tutti gli acquisti che hanno generato un guadagno nell’anno precedete. Ricordiamo che per anno precedente deve intendersi il periodo compreso tra il 01 gennaio 2020 e il 31 dicembre 1015. Il dovuto deve poi essere pagato tramite modello F24.

Quando pagare con il modello F24?

Il pagamento dell’imposta scaturita dai guadagni derivanti dal trading online per il 2020 inerenti all’anno 2020, devono essere dichiarati tramite modello F24 se si opta per il regime dichiarativo, attraverso il modello F24, nella sezione dedicata alle plusvalenze . Il pagamento avviene in concomitanza con il pagamento delle altre tasse, comprese quelle versate a titolo di acconto. In sostanza avremo le seguenti scadenze:

  • 30 giugno 2020;
  • 16 luglio 2020 con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo.

Se invece si utilizza il modello Unico 2020, la scadenza per il versamento è fissata al:

  • 30 giugno 2020 per cui sarà necessario pagare il saldo 2020 ed il primo acconto per il 2020;
  • 30 novembre 2020 acconto 2020.

Codici Tributo F24 da utilizzare per i pagamenti delle imposte su plusvalenze

Come da punto 4, le tasse devono essere pagate sui proventi derivati da rendite finanziarie. Ora, questi devono essere versati allo stato secondo il consueto Modello-F24.

In questo modello deve essere indicato il codice tributo; ogni codice tributo è differente asseconda dei proventi e della loro derivazione.

Ne conseguono i seguenti codici:

  1. codice 1100;questo codice si riferisce ad un imposta sostitutiva su plusvalenza; queste plusvalenze devono derivare da cessione a titolo oneroso di partecipazioni non qualificate.
  2. codice 1242;questa specificità di codice viene utilizzato per indicare un imposta sostitutiva alle imposte, riferita ai redditi di capitale derivante da fonte estera.
  3. codice 2724;codice utilizzato per chi effettua un’imposta sostitutiva sulle plusvalenze.
  4. codice 4043;questo particolare codice deriva dalla dichiarazione di un’imposta sul valore delle attività finanziarie. Le attività finanziarie a cui si fa riferimento, riguardano esclusivamente quelle detenute all’estero da parte delle persone fisiche residenti nel territorio dello stato Italiano, secondo quanto affermato dall’articolo 19, c. 18, D.L. 201/2020 convertito poi con successive modifiche con la Legge 214/2020.
  5. codice 4047;codice utilizzato per indicare un imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero da persone fisiche residenti nel territorio dello stato Italiano. La normativa di riferimento è sempre la stessa utilizzata anche dal codice precedente. La differenza di questi codici, riguarda il fatto che quest’ultimo codice è utilizzato solo in caso di acconto prima rata.

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Opzioni binarie: vero o falso?
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