Il governo Monti e davvero nella fase “terminale”

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Il governo Monti è davvero nella fase “terminale”?

In questi giorni gli occhi sono puntati sul G20 dove si discute della situazione economica mondiale e soprattutto delle condizioni del Vecchio Continente. L’Italia è rappresentata da Mario Monti che dalla fine dell’anno scorso si è assunto il gravoso compito di risollevare l’economia del Belpaese.

E cosa interessa la stima degli italiani o del resto del mondo per il nostro premier, a chi è impegnato nel trading online? Interessa e come, anche molto, visto che dalla stabilità politica e dalle scelte di politica economica fatte in seno all’Esecutivo, dipende il rendimento dei titoli italiani.

Andiamo quindi con ordine nella ricostruzione. A novembre dell’anno scorso Napolitano ha chiesto a Monti di costituire il Governo tecnico e le prime misure che il nuovo premier ha adottato sono state un piano di austerity con tanto di tasse per i cittadini, riduzione delle spese pubbliche e revisione del sistema pensionistico. Peccato che in pochi mesi l’Italia sia comunque entrata in una fase di recessione tecnica.

Per quanto riguarda il rendimento dei titoli Italiani, a gennaio era sopra i sette punti, ha raggiunto il massimo dell’estensione per poi procedere sul piano inclinato fino a marzo quando i BTP italiani sono arrivati sotto la soglia dei cinque punti.

Adesso il rendimento è tornato a salire e secondo le analisi, alla fine di maggio, sia l’Italia che la Spagna si stavano avvicinando velocemente alla soglia psicologica del 7%.

Governo

Governo, come funziona e qual è il suo ruolo

Il Governo è l’espressione della maggioranza parlamentare, ossia della coalizione dei partiti che hanno ottenuto il maggior numero di seggi in Parlamento sulla base della legge elettorale in vigore al momento di ciascuna tornata elettorale. È organo esecutivo di rilevanza costituzionale disciplinato dagli articoli da 92 a 96 della Costituzione. La sede fisica del Governo è, dal 1961, Palazzo Chigi, a Roma.

Si dice che è un organo costituzionale complesso, nel senso che è composto al suo interno da organi autonomi e con funzioni specifiche, che rappresentano il suo cuore e i suoi elementi essenziali: il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Consiglio dei Ministri e i Ministri.

Come si forma il Governo? Dopo i risultati elettorali, si apre la fase preparatoria nella formazione della compagine governativa. Al Presidente della Repubblica, a cui l’art. 92 della Costituzione demanda la nomina del Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, dei Ministri, spetta il compito di svolgere le consultazioni, momento non disciplinato dalla Costituzione ma invalso nella prassi della storia repubblicana, che serve a individuare il papabile Presidente del Consiglio (premier in lessico non giuridico). A questo spetta il compito di formare una maggioranza che sia in grado di ottenere la fiducia in Parlamento. Lo stesso procedimento si apre anche a seguito di una crisi di governo per il venir meno del rapporto di fiducia o per le dimissioni del Governo in carica. Essenzialmente, le consultazioni del Presidente della Repubblica coinvolgono i suoi predecessori, i Presidenti di Camera e Senato e le delegazioni politiche. A questo punto il Presidente conferisce l’incarico alla persona che, sulla base delle indicazioni ricevute durante le consultazioni, pensa che possa ricevere la fiducia dal Parlamento. L’incaricato, che normalmente accetta l’incarico con riserva, dopo un proprio giro di consultazioni, torna dal Presidente della Repubblica per sciogliere la riserva, positivamente o negativamente. Allo scioglimento della riserva seguono la firma e la controfirma dei decreti di nomina del premier e dei ministri da lui indicati, accompaganti dal decreto di accettazione delle dimissioni del Governo uscente. Prima di assumere ufficialmente le funzioni, il Presidente del Consiglio e i ministri devono prestare giuramento formale nelle mani del Presidente della Repubblica. In questo momento il Governo entra ufficialmente in carica. Entro dieci giorni dai decreti di nomina poi il nuovo Governo deve chiedere la fiducia a ciascuna Camera, che la accorda o la nega con motivazione dei gruppi parlamentari e con voto per appello nominale.

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Nonostante in Italia, democrazia parlamentare, la funzione legislativa sia in prima battuta appannaggio delle Camere, una delle funzioni più importanti svolta dal Governo è proprio quella di potestà legislativa, esercitabile in due casi tassativi disciplinati dalla Costituzione. Si tratta dell’emanazine dei decreti legge e dei decreti legislativi, fonti normative con la stessa forza di quelle parlamentari. I primi vengono adottati autonomamente in presenza di casi di straordinaria necessità e urgenza che non permettono di attendere il completamento dell’iter legislativo parlamentare. Hanno valenza provvisoria e devono essere presentati il giorno stesso alle Camere che, anche se sciolte, hanno l’obbligo di riunirsi entro 5 giorni. I decreti perdono efficacia dall’inizio se non vengono convertiti dal Parlamento entro 60 giorni dalla loro pubblicazione. I decreti legislativi trovano invece la loro legittimazione in una legge del Parlamento, la legge delega, che affida al Governo la stesura del provvedimento, attenendosi però ai principi e ai criteri direttivi contenuti nella delega, nonché al tempo in essa stabilito. Può invece produrre autonomamente i regolamenti governativi, fonti normative secondarie. Il Governo ha poi altre funzioni, come quella di nomina di numerosi soggetti destinati a incarichi apicali nelle alte sfere dell’amministrazione pubblica.

Il Presidente del Consiglio dei Ministri è il Capo dell’Esecutivo e ha il compito di dirigere la politica generale del Governo, di cui rimane responsabile, e di mantenerne l’unità di indirizzo politico e amministrativo, anche con funzione di coordinamento tra i vari Ministri. Nel suo ruolo di direzione, presiede il Consiglio dei Ministri che è composto da tutti i Ministri del Governo in carica. Alle sedute partecipa anche il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Il Consiglio determina la politica generale del Governo e, per attuarla, l’indirizzo generale dell’azione amministrativa. Delibera inoltre su ogni questione legata all’indirizzo politico fissato dal rapporto di fiducia con le Camere e provvede a dirimere i conflitti di attribuzione tra i Ministri. Ai singoli Ministri spetta la definizione degli obiettivi e dei programmi da attuare nella propria materia di competenza durante la legislatura e una funzione di controllo sulla rispondenza dei risultati. Possono essere affiancati da uno o più Sottosegretari ai quali possono delegare alcune funzioni.

Politica

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Covid-19, il governo avvisa le Regioni: «Regoleremo i conti alla fine»

ROMA Tutti per uno e uno per tutti? No, ognuno fa da se. I governatori regionali hanno deciso di andare in ordine sparso – la Lombardia, l’Emilia-Romagna e la Campania scelgono la linea dura, il Veneto e la Liguria preferiscono allentare i divieti e il paesaggio italiano al tempo del Coronavirus è un disordine che rischia di essere improduttivo – e Palazzo Chigi non trova la forza di fermarli.

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Servirebbe uno stop rigoroso, e invece il governo preferisce non accendere adesso la guerra contro l’autonomismo di fatto e rinvia: «I conti con le Regioni si regoleranno dopo, alla fine di tutto». Questo il mood, minaccioso ma insieme impotente, che si riscontra a Palazzo Chigi. Dopo significa che si metterà mano alla limitazione dei poteri esorbitanti non solo sulla sanità – garantiti dalla sciagurata riforma del Titolo V della Costituzione voluta dal centrosinistra nel 2001 per inseguire la Lega – ma il dopo è ancora più nebuloso dell’adesso.

LA DIATRIBA
Il ministro degli Affari Regionali, Francesco Boccia, fa la voce grossa – temendo che gli errori dei governatori possano «vanificare gli sforzi fatti» – ma anche no nell’audizione in commissione Affari costituzionali dove dice che se le riaperture non sono in contrasto con i decreti del presidente del consiglio «vanno sul tavolo dei prefetti» e insomma sono fattibili. Di fatto la materia si sta ingarbugliando. E una reazione vigorosa da parte del governo non c’è, ma sarebbe potuta essere quella di impugnare le ordinanze dei governatori. Ipotesi scartata proprio per non far scoppiare, «adesso non è certo il momento», ripetono a Palazzo Chigi, una guerra tra potere centrale e enti locali che la tattica sconsiglia.

Quindi, spiegano a Palazzo Chigi, il governatore veneto non ha disatteso le regole centrali, ha solo cambiato quelle regionali. E così gli altri. Una spiegazione che non sprizza di vera voglia di chiarimenti. Quieto (si fa per dire) vivere, appunto. Comunque la prossima settimana, nella prima riunione della cabina di regia con dentro governatori e sindaci (per ora ci sono solo Bonaccini e Fontana, ma è in arrivo il nome di un presidente regionale del Sud), la questione del disordine da fase 2 verrà affrontata. E così anche nella prossima conferenza Stato-Regioni al momento non ancora convocata.

LA FATICA
Quel che è certo è che il governo fatica assai ad esercitare da Roma un comando sulle varie articolazioni del Paese. E nelle stanze di Conte si mastica amaro e si cita un motto coniato dal giurista Francesco Clementi: «Ognuno dei venti presidenti regionali italiani pensa di essere il governatore del Texas». Non solo, alcuni di loro, quello veneto e Toti in Liguria, hanno le elezioni regionali a breve e, per il secondo, si fa notare tra qualche ministro Pd: «La riapertura è una chiara manovra elettoralistica». Non però per Zaia, che ha la rielezione garantita. E in più, come a Palazzo Chigi notano con piacere, ha imposto l’obbligo di mascherine e guanti per chiunque esca da casa e ha raddoppiato da uno a due metri la distanza di sicurezza.
L’importante, su questo Palazzo Chigi è rigidissimo, è non sbracare. Ovvero «la guerra al virus non è finita». E quella politico-istituzionale è solo, ma neanche tanto, rinviata.

Ultimo aggiornamento: 08:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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