Grecia scende in campo la chiesa ortodossa

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La Chiesa greca mette a disposizione dello Stato il 50% dei profitti dei suoi beni immobili

In questo articolo
Storia dell’articolo

Questo articolo и stato pubblicato il 31 luglio 2020 alle ore 11:45.

Anche la Chiesa ortodossa scende in campo contro la grave crisi greca. Il primo ministro della Grecia, Antonis Samaras, ha annunciato la decisione di creare una societа mista che cercherа di valorizzare le vaste proprietа immobiliari della Chiesa greco-ortodossa e aiutare lo Stato ad uscire dalle difficoltа economiche.
«Secondo le indicazioni espresse dall’arcivescovo Ieronymos la Diocesi di Atene e lo Stato greco hanno deciso di formare una societа comune denominata Aeap per la valorizzazione delle case e dei terreni della Chiesa greca», si legge in comunicato ufficiale rilasciato dall’ufficio del premier Samaras.

Questo gesto di solidarietа avviene «in un momento estremamente cruciale per la societа greca», aggiunge il documento, ricordando come l’arcivescovo Ieronymos avevano giа presentato questa proposta nel mese di ottobre 2009 senza aver risposta dal governo allora in carica.

La Chiesa di Grecia и il secondo proprietario immobiliare nel paese (dopo lo Stato), con attivitа che comprendono monasteri, foreste e spiagge e il cui numero esatto rimane indeterminato.
La nuova societа mista dovrа facilitare la valorizzazione dei beni immobili della Chiesa ortodossa che resteranno di proprietа ecclesiale e saranno concessi in leasing a breve o a lungo termine.
Tutti i profitti saranno ripartiti a metа tra la Chiesa ortodossa e lo Stato ellenico. Il quotidiano locale Ta Nea ha riportato che ci sarebbero giа degli investitori provenienti da Russia, Qatar e Stati Uniti che hanno mostrato interesse per la gestione di alcune proprietа della Chiesa situate in aree molto esclusive e nei dintorni di Atene.

La Chiesa greca и stata recentemente oggetto di forti pressioni popolari per acconsentire a modificare il sistema fiscale particolarmente agevolato di cui attualmente gode, soprattutto in relazione alle dure misure di austeritа che i governi greci sono stati costretti ad adottare in cambio degli aiuti internazionali pari a 240 miliardi di euro.
La Grecia и al suo quarto anno di politiche di austeritа e nel sesto di recessione economica. Molti greci hanno chiesto alla Chiesa greca, che ha un forte peso politico in un paese dove circa il 90% della popolazione и battezzato nella fede ortodossa, di fare anch’essa la sua parte in un periodo di grave crisi e sofferenza sociale e rinunciare alle agevolazioni fiscali. La Chiesa ortodossa ha invece preferito mettere a disposizione la metа dei profitti dei suoi beni immobili per aiutare le disastrate casse dello stato.

Pasqua nell’Est Europa: la festa ortodossa dalla Grecia alla Russia. Riti millenari e tradizioni popolari

Una settimana dopo la Pasqua cattolica, in Europa orientale è arrivata la Pasqua ortodossa, che quest’anno cadeva domenica 8 aprile. Anche se rispecchiano la stessa tradizione apostolica, i riti ortodossi variano da quelli cattolici. Venerdì santo si celebra il funerale di Cristo mentre il Sabato santo ogni anno a Gerusalemme scende il fuoco sacro. In futuro una data comune?

Mentre il mondo cattolico ha celebrato la Pasqua il 1° aprile, in alcuni Paesi europei dell’Est – Grecia, Russia, Romania, Serbia, Bulgaria e Macedonia, Ucraina – la festa della Risurrezione è stata vissuta nel mondo ortodosso domenica 8 aprile. Festa vissuta con intensità anche nelle comunità ortodosse dell’Europa occidentale. La differenza nella data non è frutto di divergenze dogmatiche ma è causata dal diverso approccio nel calcolo, sul calendario, del giorno di Pasqua. Di solito le due celebrazioni sono divise da una settimana, ma alcuni anni la distanza può essere di un mese, mentre nel 2020 la Pasqua cattolica e quella ortodossa sono coincise. “Sia la Chiesa ortodossa che la Chiesa cattolica per le celebrazioni del Triduo pasquale attingono dalla tradizione apostolica e, dunque, lo spirito è identico, anche se durante i secoli alcune usanze nella liturgia si sono sviluppate in modo diverso”, spiega al Sir, all’indomani della festa, il teologo bulgaro Stefan Pashov.

La cottura dell’olio del crisma. Il Giovedì santo la Chiesa ortodossa vive la benedizione degli olii santi come nella tradizione occidentale, ma in alcuni anni il crisma viene preparato seguendo la ricetta antica con vino, olio d’oliva, acqua santa e decine di erbe aromatiche. “La cottura dell’olio si fa nei primi tre giorni della Settimana santa, inizia lunedì, di solito dopo la benedizione del patriarca e termina mercoledì – racconta Pashov –. Il tutto è accompagnato da letture e preghiere”.

L’enorme pentolone elettrico è collocato dentro la Chiesa. Una particolarità di questo rito è che solo le Chiese ortodosse autocefale (indipendenti) hanno diritto di cuocere l’olio santo.

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Il funerale di Cristo. Una caratteristica delle liturgie ortodosse del Triduo è che iniziano la vigilia del giorno che precede la festa: nella serata del Giovedì santo già si celebrano gli eventi della morte e crocifissione di Gesù. Nel giorno del Venerdì santo invece si svolge il funerale di Gesù Cristo, con una vera e propria liturgia funebre chiamata Opelo. “È una giornata di severo digiuno, solo pane ed acqua mentre alcuni non mangiano niente”, spiega il teologo. Nelle chiese si erge il sepolcro di Cristo, rappresentato da un tavolo, abbellito di fiori e profumi. “I sacerdoti portano dall’altare la cosiddetta ‘Sindone’, immagine su stoffa del Salvatore sepolto”. Inizia l’adorazione della Sindone, “segno della nostra umiltà e dolore di fronte al sepolcro di Cristo ma anche di ringraziamento per la redenzione ricevuta. È una delle liturgie più belle e suggestive”, secondo Pashov, “grazie ai canti delle lamentazioni, eseguite in provincia da donne vestite di nero”.

La discesa del fuoco sacro. La luce di Pasqua con la quale si accendono le candele dei fedeli nei Paesi ortodossi europei arriva da Gerusalemme dove ogni Sabato santo nella chiesa del Santo Sepolcro discende il fuoco sacro. Il patriarca ortodosso di Gerusalemme raggiunge il punto nella cripta dove è situato il Santo Sepolcro e inizia a pregare.

La fiamma illumina le lampade appese sopra il Sepolcro. Allora il patriarca accende gli stoppini delle candele dalle lampade e va incontro ai fedeli.

Una caratteristica di questo fuoco è che nei primi minuti non brucia e non ustiona. La cerimonia del fuoco sacro viene trasmessa in diretta televisiva in Russia, Bulgaria, Grecia e Romania. I rappresentanti dei Paesi ortodossi ricevono il fuoco sacro per trasportarlo immediatamente con degli aerei speciali per la notte di Pasqua.

La veglia pasquale. “La veglia pasquale inizia poco prima di mezzanotte con l’accensione delle candele a luci spente e la proclamazione della Risurrezione. Segue la processione attorno alla chiesa e il saluto ‘Cristo è risorto’ – prosegue il teologo ortodosso –. Poi inizia la vera e propria liturgia pasquale che dura fino alle due o alle tre di notte”, aggiunge, rammaricato dal fatto che “purtroppo la massa dei fedeli se ne va dopo il rito della luce”. Nella notte di Pasqua molte volte si ripete “Cristo è risorto”, cantando il tropario pasquale: “Con la tua morte hai calpestato la morte e hai donato la vita a quelli che giacciono nella tomba”. “Lo scopo è che nessuno rimanga nel dubbio di questo evento incredibile mentre il continuo incensare simboleggia le molteplici apparizioni del Messia ai suoi discepoli”.

Le uova colorate. “Le uova si colorano il Giovedì santo, il primo uovo è sempre rosso in memoria del sangue di Cristo, segno della tomba e della Risurrezione” spiega Pashov a proposito di una delle tradizioni popolari della Pasqua ortodossa. Nei Paesi dell’Est si preparano anche i pani di Pasqua, vari tipi di dolci con canditi, simbolo del corpo di Cristo.

Unica data? La questione della diversa data di Pasqua tra cattolici e ortodossi continua a interrogare molti fedeli.

Già nel 2020 Papa Francesco aveva espresso la disponibilità della Chiesa cattolica a discutere la data della Pasqua

affinché cattolici e ortodossi potessero celebrare nello stesso giorno. Una proposta aperta, ma non facilmente realizzabile. Fra l’altro all’interno del mondo ortodosso ancora non è stato raggiunto il consenso riguardo il giorno del Natale che si festeggia il 25 dicembre in Grecia ma il 7 gennaio in Russia.

Gli immobli della Chiesa greca a disposizione dello Stato

Quello che sta accadendo in Grecia è la dimostrazione che, nei momenti più bui, invece che piangersi addosso ognuno deve fare la sua parte e contribuire come può ad uscire dallo stallo; anche e soprattutto se si tratta di un’Istituzione religiosa, per sua natura votata ad aiutare chi si trova in difficoltà.

Ormai da diversi anni la Repubblica greca sta attraversando una profonda e drammatica crisi economica che ha ridotto sul lastrico ampie fasce della popolazione, alcuni sono scesi in piazza, altri hanno cercato di mettere al riparo i loro capitali investendo anche nel mattone estero e, ancora, molti stranieri hanno approfittato della situazione acquistando a prezzi stracciati immobili che solo qualche anno prima avrebbero pagato tre volte tanto.

Oggi la Chiesa ortodossa greca scende in campo al fianco dello Stato per cercare di risolvere questa situazione e tramite il Primo ministro greco Antonis Samaras è stata annunciata la creazione di una joint venture fra la Diocesi di Atene e lo Stato, chiamata Aeap, che ha lo scopo di valorizzare le proprietà immobiliari della Chiesa ortodossa greca (secondo maggior proprietario di immobili in Grecia) e mettere a disposizione delle casse della nazione ben il 50% degli introiti derivanti da case, fabbricati e terreni di proprietà della Diocesi.

Una proposta senza dubbio valida e lodevole, ecco perché lascia stupiti ed indignati scoprire che in realtà l’arcivescono ateniese Ieronymos la aveva già presentata nel 2009 al Governo allora in carica, senza però ottenere dall’Esecutivo alcuna risposta.

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