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Giornalismo e politica: mediocrità e social network rendono l’informazione molisana isterica

Attualità / Slider / Top News / 16 Agosto 2019
Tempo di lettura 5 minuti

Comunicazione politica e social network, le non notizie molisane.

In Italia l’informazione copre quotidianamente la cronaca politica. In Molise è la politica a coprire quotidianamente l’informazione:  seguire un dibattito in una tv locale o ascoltare le discussioni al bar, o leggere post sui social, non fa alcuna differenza. Si parla delle stesse cose ed allo stesso modo. Questo accade perché gli attori politici regionali hanno compreso alla perfezione le dinamiche della comunicazione e, complice una categoria mediocre, hanno reso l’informazione molisana isterica. Priva di contenuti e ricca di non notizie.

Politica e informazione si incontrano quotidianamente anche in virtù di tre fattori: la presenza di attori politici che sembrano aver capito alla perfezione le dinamiche della comunicazione, il ruolo degli addetti ai lavori e i destinatari tradizionali dell’informazione: i nuovi strumenti online hanno permesso anche ai cittadini di interagire modificando il panorama di informazione e comunicazione. Con quale risultati?

In Italia l’informazione copre quotidianamente la politica.  In Molise è la politica a coprire quotidianamente l’informazione:  seguire un dibattito su una tv locale, ascoltare le discussioni al bar o leggere post sui social, non fa alcuna differenza. Si parla delle stesse cose ed allo stesso modo: in maniera sgrammaticata, urlata e poco approfondita. Certo, in un contesto dove giornali online nascono come funghi, vi sono anche delle eccezioni che rendono quantomeno accettabile il palinsesto informativo: Primonumero.it, Isernianews.it e la piattaforma comunicativa che fa riferimento a Telemolise sono coloro che, con le dovute differenze di linea editoriale, riescono a dare una informazione che va oltre il comunicato stampa, oltre la semplice la cronaca politica, oltre la dichiarazione. Purtroppo qualche rondine non fa primavera e così il panorama dell’informazione regionale è per lo più mediocre. Dove la curiosità, materia prima per chi svolge il ruolo del giornalista, latita facendosi  dominare dall’isteria. Sentimento che da vita a tanti prodotti editoriali poveri, uguali gli uni agli altri e senza quel quid innovativo che riesca ad attirare investimenti, pubblicità e dunque nuovi lettori. Prodotti che non riescono ad andare oltre il classico bacino di utenza regionale, nel migliore dei casi, o locale, nella stragrande maggioranza.

Eppure il Molise necessita di ampliare i propri confini informativi non tanto per una questione economica legata alla pubblicità e agli investimenti, bisogna dire che un pò tutti sperano nei fondi pubblici attraverso una legge regionale sull’editoria che stenta a prendere vita per continuare a vivere, ma in virtù dei tanti fatti di cronaca che hanno visto “le terre di Jovine” ampliare i propri confini: dalla mala foggiana sulla costa adriatica, alla questione sanità in alto Molise e dal problema inquinamento ai confini con la Campania. Sono solo alcuni esempi di come l’informazione molisana potrebbe allargare i propri confini e il proprio bacino di utenza facendo leva su temi molto sentiti. A questi va aggiunta la questione dei “Molisani nel mondo” che sono oltre il doppio dei residenti attuali regionali, ma totalmente ignorati.

Poca cultura giornalistica e pochi soldi che fanno delle redazioni molisane una cloaca di precarietà e lavoro nero: i contratti di categoria sono per pochi, mentre per tanti c’è il lavoro nero pagato a cottimo. Tre massimo cinque euro ad articolo. Certo la gioia di vedere il proprio nome, la propria firma sotto un articolo ma anche la consapevolezza di essere sfruttati per passione. Un caporalato gentile ma pur sempre uno sfruttamento. Risultato? Prime pagine dei giornali tutte uguali, poco approfondimento all’interno (che vuol dire poche domande scomode al potente di turno) e operatori poco soddisfatti e per nulla invogliati a migliorarsi.



Che strumenti usare per informarsi?

Mass Media

Secondo il decimo sondaggio Demos-Coop, condotto tra il 18 e il 23 novembre del 2018 sul rapporto tra Italiani e informazione,  il 35% degli intervistati ha ricevuto messaggi con contenuto politico su Whatsapp. Il 33% ne ha discusso e il 27% li ha inviati usando la medesima applicazione di messaggistica istantanea, tutti dati in aumento rispetto al 2017. Oltre la metà, il 52%, ha trovato spesso contenuti di carattere politico navigando su Internet e quasi la metà, il 47%, sui social network con la stessa frequenza. Il valore corrispondente nel 2017 era il 26%.

A guidare questa classifica, tuttavia, c’è ancora la tv, seguita tutti i giorni dall’83%, un punto in meno rispetto al 2017. Seguono internet con il 66% e i social network con il 47%. Vi sono poi la radio al 40% e i quotidiani cartacei al 20%. Eppure questi ultimi sono ritenuti affidabili e sono superati solo dalla radio e dalla televisione e soprattutto, vengono prima di Internet, riviste settimanali e social network. Bisogna però evidenziare che il 72% degli intervistati ha affermato di consultare i quotidiani tutti i giorni da cellulare e il 58% da altri dispositivi.

Numeri che evidenziano come gli  attori politici sono diventati abili nel comunicare il lor “saper fare” attraverso i nuovi strumenti comunicativi andando a  interagire direttamente con il cittadino e modificando il panorama informativo che si è scoperto avere confini  sempre più permeabili  specie se a fare da sfondo c’è un tema che offre argomenti di continuo come la politica.

Per un giornalista essere sempre connessi offre opportunità, ma è anche un limite. Per dare senso alle cose occorre tempo, serve fermarsi. Un giornalista o si carica, o si scarica; o ascolta, o parla; o legge o scrive. Con il digitale la pressione è continua. Questo non staccare la spina comporta all’aumento della mediocrità: la maggior parte dei giornalisti regionali fa di facebook, il social network più utilizzato in Molise, la sua ancora di salvataggio: vi trova i comunicati del politico ma anche notizia di cronaca (video e foto). Da un verso questo è positivo ma dall’altro, il più delle volte, impigrisce l’operatore facendolo venire meno al suo dettame deontologico principale ossia la verifica della notizia. A ciò bisogna aggiungere che spesso negli articoli si leggono intere frasi copiate dai commenti social con gli stessi errori ortografici e grammaticali.

Tramite la rete, i social network si è sempre aggiornati, ma si resta schiacciati sul presente. Se pensiamo alla nostra vita quotidiana è un po’ come non avere orario dei pasti e continuare a cucinare e mangiare. Quando siamo in vacanza godiamo la lettura dei giornali e poi si stacco. Questo  permette di avere una prospettiva. Se mettiamo il naso davanti a un quadro non ci permette di godere dell’opera. Nel giornalismo vale lo stesso. Il rischio del web (dovunque) è essere troppo schiacciati sull’istante. Web che ha cambiato anche il rapporto con i cittadini/lettori.

Scrivere come un giornalista sui social network e non solo

L’obiettivo di ogni giornalista è quello di creare opinione, discussione farsi ascoltare. Con il web questo accade più facilmente e velocemente. Bello, ma c’è un forte rischio. Si dovrebbe seguire il consenso? Sono davvero così importanti likes e i cuoricini? Se fosse così si dovrebbero  riempire i giornali di gattini e semplici curiosità. Ma così non è per l’appunto. Il giornalista ha un mandato di servizio pubblico ed è “costretto” a dare anche e soprattutto notizie scomode. In Molise pochi sono i giornalisti “giornalisti” che consumano scarpe, fanno telefonate, richiedono documenti, fanno domande. Molti sono, invece, i giornalisti che attendono la notizia, non fanno domande, non fanno telefonate (se non di cortesia) e non si alzano dalla loro sedia. Sono la maggioranza e li si riconosce da come vengono trattati dal politico, potente di turno: sorrisi e abbracci. Perché in Molise ci si conosce tutti e allora perché essere “cattivi” con il rischio di non farsi mandare più il comunicato stampa? Perché scrivere un fondo, fare un’analisi, una inchiesta dove mettere nero su bianco che l’attuale Governo regionale guidato da Donato Toma, ad esempio, in 15 mesi non è stato in grado di risolvere un solo problema?

In Molise c’è un modo di fare informazione isterico, perché alcune persone che occupano posti di responsabilità nei media, (quelle che decidono cosa si scrive o no – editori e direttori) sono ciniche, lontane dal concetto di notizia il cui vero scopo è quello di avere un reddito per se stessi. Questo  rende l’informazione mediocre e permeabile dalla politica e dal potere.

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Sergio Crops




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