Europa Schauble vuole aiutare ancora la Grecia

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Schaeuble vuole aiutare ancora la Grecia, dubbi sul ruolo della Ue

Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha fatto espliciti accenni alla volontà generalizzata di concedere ulteriori aiuti alla Grecia, ma ha sottolineato il fatto che qualsiasi nuovo aiuto dipenderà dal coinvolgimento dei creditori del settore privato del Paese. Ad ogni modo, Schaeuble ha evitato più di una volta di rispondere direttamente alla domanda relativa alla volontà della Germania di accettare un piano di emissione congiunto di debito da parte dell’Eurozona per riacquistare il debito greco

di Annalisa Vilardo 12/07/2020 17:10

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Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha fatto espliciti accenni alla volontà generalizzata di concedere ulteriori aiuti alla Grecia, ma ha sottolineato il fatto che qualsiasi nuovo aiuto dipenderà dal coinvolgimento dei creditori del settore privato del Paese. “Non ci sarà nessun nuovo programma per la Grecia senza un contributo soddisfacente del settore privato”, ha dichiarato Schaeuble nel corso di una conferenza stampa a seguito dell’incontro dei ministri delle Finanze europei.

Il ministro tedesco ha reso noto che l’Eurozona ha bisogno di strumenti più ampi e migliori per riportare sui binari la Grecia e fermare l’espansione della crisi del debito, citando in particolare la possibilità di abbassare i tassi d’interesse sui prestiti concessi ai Paesi con problemi o di allungare i tempi di rientro.

Schaeuble ha però evitato più di una volta di rispondere direttamente alla domanda relativa alla volontà della Germania di accettare un piano di emissione congiunta di debito da parte dell’Eurozona per riacquistare il debito greco. “Naturalmente la responsabilità per il ritorno alla sostenibilità del debito ricade principalmente sulla Grecia, ma tutti dobbiamo considerare quale ragionevole contributo può essere dato”, ha dichiarato.

Schaeuble ha sostenuto di credere ancora che questo tipo di emissioni obbligazionarie indeboliscano gli incentivi a mantenere in ordine le finanze pubbliche, ma ha anche evidenziato che i 17 ministri delle Finanze dell’Eurozona hanno discusso tutte le opzioni “senza tabù” nel corso dell’incontro di ieri, durato otto ore.

Sulla questione Grecia si è pronunciato anche il premier spagnolo, Jose Luis Rodriguez Zapatero, durante una conferenza stampa dopo un incontro con Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio Ue, sostenendo che “L’Unione Europea deve sviluppare un piano chiaro per convincere i detentori di bond privati ad accettare un’estensione volontaria delle scadenze o una riduzione dei titoli di Stato”. La continua incertezza e il dibattito su come affrontare i problemi della Grecia sta avendo un effetto negativo sul mercato dei capitali, ha notato Zapatero.

Schäuble vuole aiutare ancora Atene

Il ministro delle finanze tedesco, dopo le numerose perplessità mostrate nei mesi scorsi, ha deciso di aprirsi al futuro, considerando che potrebbe non essere roseo per tutti. A tal proposito Schäuble ha confermato di voler dare il suo sostegno al governo di Atene anche dopo la scadenza fissata del 2020.

Le perplessità a riguardo nascevano dal fatto che l’Europa ha dimostrato di essere ancora in crisi anche se, a conti fatti, l’indebitamento del Vecchio Continente si è dimezzato rispetto a tre anni fa. Il ministro delle finanze tedesco, poi, per rendere il suo intervento completo, ha menzionato anche il Papa approvando l’operato del Pontefice.

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A livello finanziario, quindi, si prende atto della volontà tedesca ed europea d’inviare ancora aiuti comunitari alla Grecia, fermo restando che non ci sarà assolutamente un taglio del debito di Atene. Dopo il 2020, comunque, questo stato in crisi potrà ancora contare sugli stati membri ma dovrà rispettare gli impegni presi con la comunità europea.

Il Vecchio Continente, da parte sua, non deve pensare si essere fuori dalla crisi anche se la situazione del debito è migliorata, al contrario deve lavorare ancora per mettere a punto le riforme economiche e sociali che possono stimolare la crescita del territorio. Schäuble ha voluto dimostrare di essere cruciale nella definizione delle politiche comunitarie del suo paese.

L’Unione Europea non vuole aiutare l’Italia, Conte: “Avete 10 giorni di tempo”

Sul coronavirus l’Ue deve “battere un colpo” entro 10 giorni. L’ultimatum italiano arriva durante la video-conferenza con i leader delle altre 26 capitali e arriva dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. La riunione del Consiglio Ue registra, ancora una volta, la spaccatura tra un fronte pronto a “misure eccezionali” come gli eurobond comuni, e una linea più rigorista. Palazzo Chigi e gli sherpa italiani avevano ottenuto diverse cose in vista della stesura delle conclusioni del Consiglio, togliendo ogni riferimento al fondo Salva Stati.

La bozza, tuttavia, non è stata ritenuta accettabile da Conte, che anzi rilancia in tandem con il collega spagnolo Pedro Sanchez e con importanti aperture da Francia, Portogallo, Irlanda, Lussemburgo: Paesi che, assieme alla Slovenia, avevano firmato una lettera al presidente del Consiglio Ue, Charles Michel. Il quale, però, si è trovato di fronte al no di Germania, Olanda e i ‘Paesi del rigore’ del Nord.

Conte, irritato, propone di affidare una soluzione alle 5 più alte cariche delle istituzioni europee: Commissione, Consiglio, Europarlamento, Banca centrale ed Eurogruppo dovrebbero elaborare un nuovo Piano Marshall. L’idea viene condivisa dal primo ministro spagnolo ,alle prese con un contagio terribile almeno tanto quanto il nostro. “Nessuno pensa a una mutualizzazione del debito pubblico: ciascun Paese risponde per il proprio debito pubblico, e continuerà a risponderne – chiarisce Conte quando il collegamento audio-video si apre su Roma – si tratta di reagire con strumenti finanziari innovativi e realmente adeguati a reagire”.

Il problema è che, al di là dell’intervento anti-pandemico della Bce, tra gli strumenti disponibili per l’Europa c’è il famigerato Fondo Salva Stati (o Mes), che può concedere una linea di credito ma sotto condizioni che potrebbero rivelarsi dolorose per i cittadini, che ricordano lo spettro della Troika e di misure “alla Grecia”. Per questo si è voluta togliere ogni menzione esplicita dalle conclusioni.

Palazzo Chigi, insomma, intende procedere con misure massicce per rispondere all’emergenza: il decreto per aprile sarà più corposo rispetto a quello di marzo, e verrà superata quota 25 miliardi. E i soldi, secondo l’esecutivo, dovrebbero arrivare tramite la vendita di titoli per finanziare tutte le iniziative anti-virus del Vecchio continente.

Conte, che non a caso vorrebbe etichettare i corona bond in maniera diversa, (European recovery bond), dice che Roma ha le carte in regola sulla finanza pubblica, perché il 2020 è stato chiuso con un rapporto deficit/Pil di 1,6 anziché 2,2 come programmato. Insomma, “se qualcuno dovesse pensare a meccanismi di protezione personalizzati, elaborati in passato, allora voglio dirlo chiaro: non disturbatevi, ve lo potete tenere, perché l’Italia non ne ha bisogno”, tuona. I toni sono duri. Il confronto è teso. Forse tra i più drammatici che l’Europa abbia mai vissuto.

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