Crisi l’ipotesi di Nutt

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Crisi di governo. L’ipotesi migliore è la più difficile

# Lacrisi . Tre opzioni in campo: governo di servizio e nuove elezioni subito, governo di qualche mese per una nuova legge elettorale, governo di legislatura. Le prime due potrebbero essere un assist a Salvini, la terza è da preferire perché consentirebbe di disfare almeno in parte il malfatto fin qui, e ritrovare la Costituzione perduta.

Nonostante l’assist della presidente Casellati e il centrodestra che si ricompatta, Salvini perde in Senato. Propone a M5S di fare subito il taglio dei parlamentari, e poi al voto.

Ma M5S mantiene la posizione, e nulla cambia nell’agenda, come è giusto che sia perché il “potere della crisi” è – costituzionalmente – nelle mani del presidente del consiglio.

Libero, giornale portavoce del fascioleghismo, titola a tutta pagina: «Congiura contro Salvini. È pronta la graticola» (13 agosto). Ecco la linea di attacco. Il messaggio è: tradimento. Ma non ve n’è alcuno. La coalizione gialloverde non è stata eletta, si è formata in parlamento e può essere sostituita secondo Costituzione, senza che nessuno abbia titolo a protestare.

Anche Salvini grida al voto subito per non tradire gli elettori. In realtà dovrebbe parlare di tradimento dei sondaggi, che però in nessun paese al mondo sono assunti a fondamento degli assetti di governo. E di certo non si può affidare il ponte di comando a chi ha chiesto pieni poteri sulla base di un consenso costruito soprattutto con una catena di montaggio di selfie. Nessun parallelo è possibile con la crisi che portò al governo Dini nel 1995.

Sono possibili, e conformi a Costituzione, tre opzioni: governo di servizio e nuove elezioni subito, governo di qualche mese per una nuova legge elettorale, governo di legislatura. Le prime due opzioni potrebbero essere un assist a Salvini, che si sottrarrebbe a una difficilissima legge di stabilità e rimarrebbe libero di bombardare quotidianamente il quartier generale con il mantra: «Se non mi avessero impedito di governare avrei fatto tutt’altro». La terza opzione è in astratto da preferire perché consentirebbe di disfare almeno in parte il malfatto fin qui, e ritrovare la Costituzione perduta. Ma certo è la più difficile da realizzare. La scelta rimane nelle mani di Mattarella, che potrebbe anche non dichiarare una sua preferenza. Ma la dedurremmo dalla scelta della persona incaricata. Una figura minore reggerebbe la prima o la seconda opzione. La terza suggerirebbe un personaggio di alta caratura, della statura di un Draghi o per quanto possibile equivalente.

Salvini, chiedendo di vedere le carte, mette in luce il respiro corto della mossa M5S sul taglio dei parlamentari. Molti ritengono la proposta in danno dell’efficienza dell’istituzione parlamento e impraticabile per la sinergia perversa con il sistema elettorale vigente. Il Rosatellum ha prodotto il parlamento meno rappresentativo della storia repubblicana, e il taglio potrebbe solo peggiorare le cose, tra l’altro con il possibile effetto collaterale di marginalizzare proprio i 5Stelle, se ridotti nel voto a terzo partito. Così l’offerta di Salvini è la mossa finale per prosciugare il Movimento. E si aggiunge l’assurdità di gridare al voto subito mentre si rinvia per l’attesa di un (eventuale) referendum ex art. 138 Cost., o di eleggere un parlamento con numeri ormai privi di fondamento costituzionale. Con quale legittimazione sostanziale?

Peraltro, almeno per un verso la risposta è semplice. L’art. 138 Cost. prevede un intervallo non minore di tre mesi tra prima e seconda deliberazione. Nulla impedisce che sia maggiore. Dunque, si può ritardare l’ultimo voto sul taglio dei parlamentari per il tempo necessario ad approvare una legge elettorale proporzionale e che ripristini la libera scelta degli elettori. Rimane peraltro il dubbio, dirimente, che non sia oggi opportuno ridurre la rappresentatività del parlamento. E che sarebbe molto meglio riservare a camere rappresentative in quanto elette con il proporzionale qualsiasi riforma costituzionale.

Salvini ha citato una lunga lista di industriali del lombardo-veneto che chiedono il voto subito. E l’aspirante secessionista Zaia ci informa sull’autonomia in salsa leghista che «con il nuovo governo saremo pronti per chiudere subito la partita. Io sarò come un nido di vespe per tutti» (Corriere della sera, 10 agosto). Zaia assume che Salvini stravinca anche nel Sud. Ed entrambi ci confermano che la battaglia sarà anche sull’unità del paese e sull’eguaglianza dei diritti oltre che sull’economia e l’appartenenza all’Europa. Ottima ragione per allontanare il voto, al fine di dare al paese piena consapevolezza della posta in gioco.

Ad ogni buon conto, per il nido di vespe facciamo scorta di insetticida.

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L’ipotesi di un governo Draghi agita la politica

L’ipotesi di un governo di unità nazionale per affrontare l’emergenza economica ‘post coronavirus’, risolta quella sanitaria, agita il dibattito politico italiano. E se i retroscena di stampa sulla possibilità di un esecutivo guidato dall’ex governatore della Bce Mario Draghi, al posto di Giuseppe Conte, sono ignorati nei commenti di una parte della maggioranza, come Partito democratico e Italia viva, sono invece accolti con formale smentita da un’altra parte delle forze di governo, il Movimento 5 stelle.

“L’attuale governo ha la piena fiducia del Movimento 5 Stelle e così anche il presidente Conte, il quale sta gestendo con capacità e determinazione una situazione senza precedenti”, si legge in una nota diffusa dal M5s. “Il presidente del Consiglio è per noi una figura di garanzia, alla guida di un esecutivo che sta lavorando compatto e in sintonia con un unico obiettivo: aiutare il nostro Paese a uscire dalla crisi per consentirci di rialzarci e tornare a correre”, si sottolinea. “Altri nomi fatti circolare per la guida di Palazzo Chigi, come quello del governatore Mario Draghi, per noi non sono neppure ipotizzabili“.

“L’Italia sta affrontando una prova durissima. Dovremmo esser tutti concentrati sul fare, sul come renderci utili. Invece purtroppo sulla stampa continuano a comparire retroscena, ricostruzioni, che non corrispondono nè alla realtà nè sono adeguati ai tempi che stiamo vivendo”, si sostiene.

La nota si conclude poi con un ‘richiamo’ alla compattezza attorno alla figura di Conte e con un invito a chi ha idee diverse, nella maggioranza, a farsi avanti.

“Che le opposizioni contestino, in modo spesso strumentale, il presidente Conte e l’esecutivo è un dato di fatto che non stupisce – si scandisce -, ma, nel caso in cui tra le fila della maggioranza qualcuno dovesse avere idee in linea con quelle del centrodestra, lo dichiari apertamente o taccia. Il Paese non ha bisogno di divisioni, indiscrezioni, pettegolezzi, ma di lavorare compatti e uniti”.

Dello stesso tono la dichiarazione del vice ministro M5s alle Infrastrutture e Trasporti Giancarlo Cancelleri. “Il presidente Conte ha tutta la nostra fiducia. Mario Draghi a Palazzo Chigi? No grazie – scrive su Twitter -. Questo governo deve andare avanti pensando solo a fare, a lavorare. Non e’ tempo di fantapolitica o chiacchiere”.

Apertamente favorevoli all’ipotesi governo Draghi sono invece l’ex premier Mario Monti e Massimo Cacciari.

“Siamo venuti fuori dalla crisi del 2020/2020 perché tutti i partiti presenti in Parlamento, il M5s non c’era ancora, ad eccezione della Lega hanno accettato di mettere l’interesse del Paese davanti ai propri interessi elettorali – dice Monti, che, nel 2020, fu chiamato a guidare quel governo – . In questo modo hanno approvato provvedimenti, che poi avranno anche rinnegato, che hanno permesso all’Italia di salvarsi. In genere ci vuole una personalità fuori dall’agone politico per dirigere uno sforzo comune di questo genere, il nome di Mario Draghi è sicuramente un nome molto eccellente”.

“Di fronte allo scenario catastrofico che si aprirà, sarebbe logico un governo con una grande coalizione – dice, dal canto suo, l’ex sindaco di Venezia – chiaramente una grande coalizione si può realizzare soltanto se cambiano gli equilibri politici nel governo, se cambia il primo ministro. E l’uomo più adatto”. “Per condurre una manovra così radicale con il massimo appoggio possibile dei Paesi europei sarebbe senza dubbio Mario Draghi. Ma non avverrà, anche se gli appelli di Sergio Mattarella mi pare di capire che vadano in quella direzione”.

Il riferimento di Cacciari è al messaggio inviato ieri dal Capo dello Stato in occasione del 76simo anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. “Al termine di quegli anni terribili, segnati dalla dittatura e dalla guerra, l’unità del popolo italiano consentì la rinascita morale, civile, economica, sociale della nostra Nazione”, ha sottolineato Mattarella. “La stessa unità che ci è richiesta, oggi, in un momento difficile per l’intera comunità”.

Sull’ipotesi esecutivo Draghi l’opposizione non è compatta. Una parte della Lega, guidata dal vice segretario Giancarlo Giorgetti è apertamente a favore. Il segretario leghista Matteo Salvini, in un’intervista rilasciata ieri l’altro, ha per la prima volta aperto all’ipotesi di un “gabinetto di guerra” che raccolga “il meglio del Paese”. Alla ‘Stampa’ che gli chiede una posizione sull’ipotesi di un governo Draghi, oggi risponde: “Ogni volta che parlo di governo qualcuno mi attacca. Non faccio nomi. Ma ho molte idee da mettere a disposizione. Anche di quelli che ci danno degli sciacalli. A me importa solo una cosa: avere la coscienza pulita con mio figlio”.

Contraria è invece la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. ​”Per collaborare” sull’emergenza coronavirus, ribadisce, in un’intervista al Corriere della sera, “non abbiamo bisogno di poltrone. E forse ora non c’è neanche il tempo nè la possibilità di metterci a fare una lista di ministri, di gabinetti, di deleghe e via discorrendo. Insomma, non c’è il bisogno di un governo di unita’ nazionale”.

In Forza Italia, Silvio Berlusconi non manca di elogiare Draghi e ricordare, nelle sue interviste, di quando riuscì a convincere Angela Merkel – che voleva un tedesco – a metterlo a capo della Bce. In FI, però, al momento nessuno si sbilancia ma regna scetticismo sull’ipotesi di un governo Draghi; in primo luogo sulla possibilità che l’ex governatore possa accettare.

Niente crisi di governo (con il rimpasto)

Si allontana l’ipotesi di una crisi di governo ma prende piede l’ipotesi di un rimpasto. Trenta e Toninelli nel mirino di Salvini.

Dopo gli attacchi frontali delle ultime ore, Di Maio e Salvini hanno deciso di abbassare i toni per evitare una crisi di governo. Ma il leader della Lega vuole portare a casa un risultato utile ad evitare tensioni in futuro. Due avvicendamenti utili, una mini-rimpasto per sollevare dai propri incarichi Danilo Toninelli ed Elisabetta Trenta.

Matteo Salvini esclude la crisi di governo: “Di Maio è una persona corretta”

“Di Maio è persona corretta e perbene, ma c’è un evidente e totale blocco sulle proposte, iniziative, opere, infrastrutture da parte di alcuni ministri 5s”, ha fatto sapere il leader della Lega Matteo Salvini mettendo evidentemente nel mirino Danilo Toninelli ed Elisabetta Trenta.

Il ministro delle Infrastrutture continua a tenere duro sulla linea No-Tav, mentre il Ministro della Difesa ha evidenziato in diverse occasioni un punto di vista differente da quello di Salvini sul caso dei migranti.

Ma c’è l’ipotesi del rimpasto di governo: Trenta e Toninelli in bilico

Se la crisi di governo sembra ormai scongiurata, il rimpasto di governo non sembra così improbabile. Per Salvini vale quanto detto nelle scorse ore: il governo va avanti ma servono dei sì. E i no di solito arrivano proprio dalla Trenta e da Toninelli.

La palla passa quindi a Luigi Di Maio. Il leader del Movimento Cinque Stelle ha sempre preso le difese della sua squadra e non ha mai ceduto alle pressioni leghiste. Ora Salvini sembra intenzionato ad alzare la posta in gioco per tenere alta la tensione all’interno dell’esecutivo ribadendo il suo ruolo di primaria importanza nel governo. Un ruolo ribadito anche dalle elezioni europee e dai sondaggi.

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