Chi ha guadagnato di piu rispetto all’euro

Miglior broker di opzioni binarie 2020:
  • BINARIUM
    BINARIUM

    Il miglior broker di opzioni binarie!
    Allenamento gratuito!
    Ideale per i principianti!
    Ottieni il tuo bonus di iscrizione!

Chi ha guadagnato di più rispetto all’euro

L’euro è la moneta che in questi ultimi mesi ha subito le oscillazioni più pesanti. Sicuramente è stato sotto la lente d’ingrandimento il suo rapporto con il dollaro dopo la rielezione di Obama. Ci sono comunque diverse altre monete che hanno guadagnato terreno nel ForEX.

Il mercato valutario è uno dei più complessi per chi investe in opzioni binarie ma è anche uno dei terreni più facili da percorrere, soprattutto per chi è alle prime armi con il trading online.

Il rapporto EUR/USD è costantemente sotto osservazione anche per le relazioni finanziarie che intercorrono tra il Vecchio e il Nuovo Continente. In Europa, però, ci sono anche altre monete che hanno guadagnato terreno rispetto all’euro, un po’ com’è accaduto di recente con il dollaro.

La prima valuta è sicuramente il fiorino ungherese che ha recuperato il 9,7 per cento in un anno, nonostante all’inizio del 2020 la moneta in questione sia stata sottoposta alla pressione del rischio default del paese. Al secondo posto tra le monete in recupero rispetto all’euro c’è sicuramente lo zloty polacco che guadagna il 7 per cento, grazie al fatto che l’economia polacca si è dimostrata poco permeabile alle oscillazioni esterne.

La terza moneta da inserire in questo particolare podio è il dollaro di Singapore che ha guadagnato sull’euro il 7 per cento.

‘Con l’euro la Germania ci ha guadagnato più di tutti. E gli italiani hanno perso 73 mila euro pro capite’. Lo dice uno studio tedesco

Sono passati 20 anni dall’introduzione dell’euro e gli effetti non sono stati uguali per tutti. In un certo senso, la moneta unica ha tracciato un solco che divide i paesi dell’Eurozona in due gruppi. Da un lato ci sono Germania e Olanda, che hanno tratto enormi benefici dalla nuova valuta, guadagnando quasi 1.900 miliardi la prima, 346 miliardi la seconda. Dall’altro, figurano quegli stati che hanno perso ricchezza, come l’Italia (più di 4,300 miliardi) e la Francia (quasi 3.600 miliardi).

A fare il calcolo è stato uno studio condotto da Alessandro Gasparotti e Matthias Kullas, pubblicato dal think tank tedesco Centre for European Politics. I due ricercatori hanno determinato l’impatto dell’introduzione della valuta europea sulla ricchezza individuale dei cittadini, valutando quando ciascuno di essi ha perso o guadagnato dal 1999 al 2020.

I tedeschi e gli olandesi si sarebbero arricchiti di più secondo il rapporto, accumulando rispettivamente 23 mila e 21 mila euro. A perdere di più sarebbero stati invece gli italiani, registrando un saldo negativo di 73.600 euro, seguiti da francesi (-56 mila euro) e portoghesi (-41 mila euro).

L’analisi indica quindi che l’euro avrebbe favorito gli stati del blocco comunitario più ostili a deficit e spesa pubblica, strenui difensori dell’ortodossia fiscale e decisi critici degli aiuti ai paesi più in difficoltà della periferia del vecchio continente.

Miglior broker di opzioni binarie 2020:
  • BINARIUM
    BINARIUM

    Il miglior broker di opzioni binarie!
    Allenamento gratuito!
    Ideale per i principianti!
    Ottieni il tuo bonus di iscrizione!

Inoltre, gli autori si sono anche chiesti quanto sarebbe stato più alto il pil pro capite di ciascuno membro dell’eurozona se non avesse introdotto la valuta europea. Come mostra la tabella, nel 2020 solo Berlino e Amsterdam hanno ottenuto cospicui vantaggi grazie all’euro. Il prodotto interno lordo tedesco ha guadagnato 280 miliardi (€ 3.390 pro capite), quello olandese invece 19 miliardi (€ 1,116 pro capite). All’Italia e alla Francia non è andata così bene. Il pil di Roma sarebbe stato più alto di 530 miliardi senza l’euro, circa € 8,756 pro capite; quello di Parigi ha registrato una perdita di 374 miliardi, pari a € 5.570 pro capite.

Sono passati 20 anni dal primo utilizzo della moneta unica in Europa. Da allora, il vecchio continente ha dovuto affrontare diversi crisi, a cominciare da quella greca, scoppiata alla fine del 2009. Difficoltà che ben presto colpirono altri paesi dell’Ue, come Irlanda, Spagna, Portogallo e Cipro: per superare queste momenti di instabilità, tutti hanno ricevuto assistenza finanziaria. Ma le debolezza dell’eurozona non sono state ancora completamente affrontate, spiegano Alessandro Gasparotti e Matthias Kullas nello studio.

Nonostante le promesse della Banca centrale europea di “fare tutto il necessario per salvare l’euro”, secondo i due ricercatori non è stato ancora risolto il problema “della diversa competitività dei paesi dell’Eurozona”. In altre parole, gli stati non possono più svalutare le loro monete per essere competitivi a livello internazionale: “Questo ha condotto a una minora crescita economica, un aumento della disoccupazione e una riduzione delle entrate fiscali”, si legge nel rapporto.

Vent’anni di euro: vincitori e vinti

1. I dati dello studio

L’euro è entrato in circolazione nel 1999 a livello di moneta elettronica, e nel 2002 è giunto nelle tasche dei cittadini i cui Paesi hanno scelto di adottare la moneta unica continentale. A distanza di due decadi da questa introduzione, uno studio tedesco firmato dal think tank CEP (Center for European Policy – Zentrum für Europäische Politik), del febbraio 2020 – tradotto in italiano da Contropiano.org-, ha decretato una sentenza inappellabile, inoppugnabile: grazie all’euro, ogni tedesco ha guadagnato oltre 23mila euro, mentre ogni italiano ne ha persi quasi 74mila.

«Secondo lo studio, il problema della competitività tra i vari Paesi dell’Eurozona “rimane irrisolto” e “deriva dal fatto che i singoli paesi non possono più svalutare la propria valuta per rimanere competitivi a livello internazionale”. Dall’introduzione dell’euro, un’erosione della competitività internazionale ha portato “a una minore crescita economica, a un aumento della disoccupazione e al calo delle entrate fiscali. La Grecia e l’Italia, in particolare, stanno attualmente attraversando gravi difficoltà a causa del fatto che non sono in grado di svalutare la propria valuta”», si legge su HuffPost Italia.

La differenza fra le parti (la perdita dell’Italia ed il guadagno della Germania, in questo caso) è assolutamente abissale. Ciò significa che questa operazione monetaria – i cui fautori e sostenitori hanno sempre detto essere necessaria per una vera integrazione continentale – ha generato vincitori e sconfitti. Non ha quindi provveduto ad amalgamare armonicamente le economie dei Paesi. Anzi, ne ha evidenziato le differenze, facendone a sua volta nel trattamento delle singole nazioni, ed ignorando del tutto le loro peculiarità produttive.

La scelta dei due protagonisti, per enucleare le “differenze di rendimento” della moneta unica sulla vita dei cittadini, non è casuale. La Germania, infatti, risulta essere la grande vincitrice rispetto all’adozione dell’euro, mentre l’Italia la grande sconfitta. Per la prima, fra 1999 e 2020 c’è stato un guadagno complessivo di 1.893 miliardi di euro, pari (come già esplicato sopra) a 23.116 per ogni abitante. Per la seconda, nella medesima finestra cronologica, vi è stata una perdita totale di ben 4.325 miliardi di euro, pari a 73.605 pro capite.

Dati parlanti, dai grafici fondamentalmente speculari, che estrinsecano una realtà che i cittadini hanno sperimentato, e continuano a vivere, sulla loro pelle. La moneta unica europea ha creato profondi squilibri interni al continente, ha generato una competizione sfrenata ma dalle regole non uguali per tutti nella loro applicazione (come, ad esempio, nel sistema bancario) ed ha sottomesso a regole contabili del tutto discutibili le economie dei vari Stati. Le loro fattezze e le sfumature, assai differenti, sono per ciò stesso impossibilitate a calzare con la medesima comodità i panni di una moneta tutt’altro che efficiente.

L’EURO IN GERMANIA

L’EURO IN ITALIA

2. Commento in calce

Questo studio del CEP, a firma di Alessandro Gasparotti e Matthias Kullas, assume un’importanza fondamentale per un motivo molto preciso e finanche banale: proviene dalla Germania. Esso rappresenta dunque una sorta di onesto riconoscimento intellettuale (od ammissione di colpevolezza). Con l’adozione della moneta unica, l’Italia è stata fortemente penalizzata dalla struttura economico-monetaria che ne è derivata, e che è stata costruita, impostata e portata avanti.

Infatti, all’interno di questo meccanismo di cambi fissi, ben più rigido persino del “gold standard”, viene impossibilitata l’operazione di svalutazione della moneta nazionale (non più esistente), la quale si è sempre configurata come un’importante manovra di correzione, agente sul valore variabile di uno strumento di scambio piuttosto che sul valore intrinseco del lavoro, strumento di emancipazione.

Il sistema economico dell’Unione Europea viene in essere come un modello predatorio, basato sull’export (cioè sul mercantilismo) e sul competitivismo interno. Una strutturazione competitiva che opera sempre più tenacemente dei privati (in numero sempre minore) e dove gli Stati sono impossibilitati ad intervenire, al fine di calmierare e riequilibrare il mercato. La circolazione dei capitali e delle merci è completamente libera da vincoli, e questo ha contribuito a creare danni nel tessuto dei diritti sociali acquisiti nella seconda metà del XX secolo.

A tal riguardo, basti pensare che nel momento in cui un lavoratore italiano, o francese, o spagnolo, debba competere con i prodotti di uno – ad esempio – cinese o malese (pagato molto di meno, in relazione al proprio contesto), si ritroverà più povero, a causa di politiche aziendali tese a svalutare il lavoro stesso per trarne profitti e sopravvivere, oppure soccombere (ed in tal caso, la conseguenza sarebbe la disoccupazione). In questa logica, è altrettanto ovvio e naturale che solo i grandi gruppi, dai grandi introiti, riescano a sopravvivere.

Quindi, nel momento in cui non si può deprezzare la moneta, si deprezzano i salari. L’Italia ha patito in particolar modo questo sistema nel corso degli anni, in quanto ha adottato una moneta troppo forte per il proprio tessuto economico di piccole e medie imprese (le grandi, di dominio pubblico, sono state svendute nel corso degli anni Novanta).

La Germania, al contrario, ha goduto dell’euro perché valuta di valore inferiore al marco, e per ciò stesso favorevole alla propria impostazione votata all’esportazione. Non è un caso che gli Stati Uniti di Donald Trump abbiano preso dei provvedimenti a livello di dazi verso i prodotti industriali europei (leggasi tedeschi).

Senza considerare la fallacia di fondo dell’euro-sistema, ammessa persino da uno dei suoi creatori, Giuliano Amato. È stato dato credito e seguito alla faustiana pretesa di dare vita ad una moneta senza Stato. Una follia che Ezra Pound non esiterebbe a definire usurocratica, data anche la natura della moneta moderna. La Banca Centrale Europea, infatti, creatrice di moneta dal nulla (come ammesso in un tweet del 12 marzo 2020), è di fatto un’istituzione privata, svincolata dalla politica e per ciò stesso dal processo democratico di indirizzo delle scelte economiche.

Essa ha difatti gli unici compiti di mantenere la stabilità dei prezzi e di non far superare una certa soglia di inflazione, prestando denaro con interessi su tale debito (che viene in essere tramite il prestito). Tuttavia, nel momento in cui la moneta non venga prima immessa nel circuito economico, essa non può essere riscossa. Altresì, le nazioni sono costrette a rivolgersi al mercato privato dei grandi gruppi finanziari e bancari, per l’acquisto dei loro titoli di Stato, in un meccanismo d’asta di cui Guido Grossi ha evidenziato l’assurdità e l’illogicità.

Tuttavia, chiedere agli Stati più di quanto si presti loro implica proprio che queste stesse nazioni debbano andare a cercare altrove quella somma aggiuntiva che dall’emettitore e dai compratori viene chiesta: da qui, le privatizzazioni, la deindustrializzazione e l’alta tassazione (l’Italia, al netto degli interessi sul debito, fa avanzo primario da quasi un trentennio).

La combinazione di questi, e di tutta un’altra serie di fattori che sarebbe lungo enucleare ed argomentare in questa sede, ha portato ai progressivi arricchimento della Germania ed impoverimento dell’Italia. Questo studio del CEP, con adamantina semplicità, conferma tale processo ultra-ventennale, tirando fuori e mostrando i dati di una realtà oramai consolidata. Nell’attuale sistema europeo – non riformabile se non con una (improbabile) unanimità degli Stati membri, e per ciò stesso modificabile solo con ulteriori cessioni di sovranità (incostituzionali) – l’Italia ha avuto unicamente da perdere.

Miglior broker di opzioni binarie 2020:
  • BINARIUM
    BINARIUM

    Il miglior broker di opzioni binarie!
    Allenamento gratuito!
    Ideale per i principianti!
    Ottieni il tuo bonus di iscrizione!

Like this post? Please share to your friends:
Opzioni binarie: vero o falso?
Lascia un commento

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!: