Cause crollo Prezzo Petrolio Conseguenze

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Crolla il prezzo del petrolio: i motivi e le conseguenze sui carburanti

Salvato nella pagina “I miei bookmark”

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La guerra in corso tra Russia e Arabia Saudita sulle quote di petrolio e il mancato accordo tra Mosca e l’Opec hanno provocato il crollo delle quotazioni del greggio. Le conseguenze per il mercato e le previsioni sui prezzi dei carburanti

9 marzo – 17:42 – Milano

Il prezzo del petrolio è crollato di oltre il 30% dopo il mancato accordo tra Russia e Opec nel quadro di quello che, fino a pochi giorni, fa veniva indicato come “Opec+”, cioè l’alleanza di cui fanno parte l’organizzazione dei Paesi estrattori e Mosca. Un’alleanza che aveva permesso negli ultimi anni di stabilizzare il prezzo del petrolio riducendo le quote di greggio di ciascuna nazione per compensare il calo di domanda. Ora però, lo scontro tra Arabia Saudita e Russia ha rotto gli equilibri faticosamente raggiunti, facendo saltare gli ulteriori tagli – necessari a riequilibrare la flessione di richiesta di greggio, anche in virtù della frenata del sistema produttivo cinese alle prese con il coronavirus – e innescando un crollo secondo solo a quello del gennaio 1991, quando iniziò la prima guerra del Golfo.

IL PERCHÉ DEL CROLLO

Un evento non del tutto inaspettato, quantomeno nelle ultime ore. Il mancato accordo tra l’Opec e la Russia era un segnale chiaro di quello che sarebbe accaduto: in mancanza di tagli alla produzione, l’eccesso di domanda avrebbe innescato un drastico calo del presso del petrolio. A ballare erano un milione e mezzo di barili al giorno, che l’Arabia Saudita e i Paesi Opec erano intenzionati a tagliare imponendo la decisione anche alla Russia, che non fa parte dell’organizzazione ma ne è di fatto un alleato esterno. Messa di fronte al fatto compiuto, Mosca ha reagito rifiutando l’accordo. L’Arabia Saudita ha deciso quindi di tagliare unilateralmente i propri prezzi – di 6/8 dollari al barile – aumentando contemporaneamente la propria produzione di 10 milioni di barili al giorno. La prospettiva di un mercato letteralmente inondato di petrolio a basso costo, in una fase di debolezza produttiva, ha innescato il crollo: un barile di Arabian Light viene venduto 10,25 dollari, un prezzo senza precedenti, molto inferiore a quello del North Sea Brent. Come conseguenza, Wti e Brent sono scesi rispettivamente a 29 e a 33 dollari al barile.

Cause crollo Prezzo Petrolio Conseguenze [2020]

Il petrolio ha avuto un 2020 incredibilmente difficile.

In questa guida parleremo della cause crollo prezzo petrolio conseguenze 2020.

Il prezzo del petrolio ha iniziato un drastico calo verso la fine del 2020 e ha continuato un mix di movimenti piatti e ribassisti per tutto il 2020.

Ora, ci troviamo nel anno 2020 ed è chiaro che il crude oil probabilmente non farà nessun rimbalzo alla fine dell’anno.

Tuttavia, molti si stanno cominciando a chiedere se invece il petrolio potrà fare un rimbalzo in rialzo durante il 2020.

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Oggi, ti dirò quello che penso e che possiamo aspettarci sul prezzo del petrolio il prossimo 2020 e perché.

Controlla anche la quotazione delle azioni Aramco , una delle più importanti società petrolifere al mondo.

Ecco di cosa parleremo in questa guida.

Il perchè del crollo del petrolio [2020]

Prima di addentrarci sulle motivazioni per le quali il petrolio possa rialzare la testa nel 2020, è importante comprendere esattamente il motivo per cui il valore del Crude Oil sia crollato in questo 2020.

La ragione è relativamente semplice da capire.

Come la maggior parte delle materie prime, il petrolio è fortemente dipendente dall’offerta e dalla domanda.

Quando le scorte aumentano e la domanda scende, il valore del petrolio deve calare di prezzo per ri-alimentare la domanda, al fine di adeguare l’offerta.

Questo è esattamente quello che abbiamo visto alla fine del 2020.

Tuttavia, il problema non è solo cominciato alla fine del 2020, ma è stato un lungo divenire.

Per diversi anni, il mondo ha prodotto più petrolio rispetto a quanto sia stato consumato dai consumatori.

La massiccia estrazione di nuovo petrolio dalle sabbie bituminose canadesi e dalla perforazione dello scisto negli Stati Uniti hanno ulteriormente incrementato la già elevata fornitura di petrolio.

Alla fine del 2020, uscì un dato interessante: lo stoccaggio di petrolio era in eccesso.

Come risultato, il petrolio doveva essere liquidato velocemente, e per farlo, il valore della merce doveva necessariamente scendere.

Come risultato, abbiamo visto un drammatico declino del valore del petrolio, in ultima analisi, che porta alla crisi petrolifera che abbiamo visto in questi giorni.

E ora a causa della pandemia del CoronaVirus tutto diventa più complicato e porta alla recessione mondiale.

Scorte di Petrolio dal Calendario Economico per CFD

I fattori chiave 2020 che determineranno quello che accadrà sul prezzo del petrolio nel 2021

Ci sono stati diversi sviluppi nella cronologia del prezzo del petrolio durante tutto il 2020.

Di questi, i più importanti sono i seguenti .

  • L’economia mondiale è in difficoltà – In primo luogo, l’economia globale non sta procedendo così bene in questo momento, specialmente in Europa, Cina, Giappone, Brasile. Siccome le difficoltà economiche generalmente si traducono in riduzioni della domanda di petrolio, questo è un pessimo segnale per quello che possiamo aspettarci dal prezzo del petrolio durante tutto l’anno 2020 specialmente a causa del CoronaVirus .
  • La fornitura è ancora troppo elevata – Durante tutto l’anno 2020, ci si aspettava che la stragrande riduzione del valore del petrolio comportasse una massiccia riduzione della produzione in tutto il mondo. Tuttavia, ciò non è del tutto accaduto. Il mondo continua a produrre un eccesso di oltre 2 milioni di barili di petrolio al giorno e a causa della pandemia non lo consuma!
  • L’Arabia Saudita ha cambiato il suo ruolo – In passato, l’Arabia Saudita è stata sempre considerata un produttore monopolista di petrolio. Quando l’offerta ha superato la domanda, l’Arabia Saudita avrebbe dovuto ridurre la produzione in modo da livellare l’offerta e consentire una continua crescita del valore del petrolio. Tuttavia, in questo caso particolare, l’Arabia Saudita decise di non ridurre la produzione. Invece, prevede di mantenere la sua quota di mercato di produzione, portando ad un eccesso di offerta.

Leggi il grafico del Crude Oil cliccando sul banner qui sopra: l’orario è quello italiano.

Per seguire il grafico del petrolio, inserisci nello spazio in alto a sinistra (search) nel grafico la voce OIL che identifica il Petrolio.

Modifica il periodo delle candele e inserisci gli indicatori.

Che cosa possiamo aspettarci dal petrolio nel 2020 – 2021 [Forum]

Se ci si chiedesse di dare una previsione sull’andamento del petrolio come investimento per il 2020, diremmo un “buy” con un prezzo che resti mediamente sotto i 30$ a barile.

La realtà è che con una tale massiccia fornitura di petrolio e una domanda di consumo in netta diminuzione a causa del blocco di tutte le attività produttive a causa del CoronaVirus, non possiamo aspettarci notizie molto positive.

A tutt’oggi, nessuno dei grandi produttori di petrolio hanno preso la decisione di ridurre la produzione.

Siccome ogni Paese produttore continua a gareggiare per mantenere la propria quota di produzione di petrolio sul mercato, il prezzo del petrolio sta semplicemente andando fuori controllo.

L’Arabia Saudita comunque sa che non può permettersi un prezzo così basso ed ha chiesto anche agli altri membri fuori dall’OPEC di ridurre di 1 milione di barili ciascuno la produzione.

Basterà questa riduzione a riportare il prezzo in rialzo?

Ti ricordo che il petrolio è una merce in esaurimento e le scorte sono destinate a terminare prima o poi.

Un altro punto interrogativo è dato dalla guerra in Siria e dalla tensione in Medio oriente.

È vero però che gli Stati Uniti cercano proprio l’indipendenza per evitare rimbalzi del prezzo del Crude Oil.

Cosa ne pensi?

Dove pensi che andrà il petrolio nel 2020?

Facci sapere la tua opinione nei commenti qui sotto!

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Perché crolla il prezzo del petrolio

Quali sono le cause che hanno portato il prezzo del petrolio a diminuire considerevolmente tra il 2020 e il 2020?

A gennaio 2020 il prezzo del petrolio è sceso al di sotto dei 28 dollari a barile, il dato più basso dal 2003 a oggi. Un anno esatto prima – gennaio 2020 – era sceso con grande sorpresa sotto i 50 dollari al barile per la prima volta da aprile del 2009 (solo tre settimane prima, a dicembre 2020, era intorno ai 70 dollari al barile).

Non solo: il prezzo del petrolio è sceso di oltre il 40 per cento da giugno 2020, quando si attestava intorno ai 115 dollari a barile. Un calo netto e costante, in caduta libera, dopo cinque anni di stabilità nei prezzi dell’oro nero.

In questi giorni, ad aprile 2020, la notizia che il vertice dei paesi Opec non hanno raggiunto alcun accordo sulla produzione di petrolio rende il quadro ancora più cupo.

L’obiettivo del vertice fallito non era tanto quello di tagliare la produzione del petrolio quanto piuttosto quello di congelarla ai livelli di gennaio 2020, come era previsto da un’intesa provvisoria raggiunta a febbraio per sostenere il rialzo delle quotazioni, diminuite di oltre il 50 per cento nel corso degli ultimi mesi.

Il congelamento della produzione di petrolio era volto anche a fermare la spirale di ribassi che sta mettendo in difficoltà le economie dei paesi che negli ultimi decenni sono cresciute soprattutto grazie alle esportazioni.

Perché il prezzo del petrolio crolla, e perché nel biennio 2020 sta scendendo?

Il prezzo del petrolio è determinato in parte dalla domanda e dall’offerta effettiva, e in parte dalle aspettative. La domanda di energia è strettamente legata all’attività economica. E raggiunge picchi anche durante l’inverno nell’emisfero nord e durante l’estate nei paesi che usano aria condizionata.

L’offerta può essere influenzata dalle condizioni climatiche (che possono impedire il caricamento delle petroliere) e dagli sconvolgimenti geopolitici. Se i produttori credono che il prezzo resterà alto, investono, contribuendo ad incrementare l’offerta, trascorso un lasso di tempo.

Analogamente, i prezzi bassi portano a un calo degli investimenti. Le decisioni dell’Opec modellano le aspettative: se sceglie di diminuire bruscamente l’offerta, può far schizzare in alto i prezzi. L’Arabia Saudita produce circa 10 milioni di barili al giorno – un terzo del totale della produzione Opec.

Quattro fattori hanno influenzato la diminuzione del prezzo del petrolio.

Prima di tutto, la domanda è bassa a causa della debolezza dell’attività economica, per l’incremento dell’efficienza e per la conversione crescente dal petrolio ad altri combustibili.

In secondo luogo, i disordini in Iraq e Libia – due grandi produttori di petrolio, con circa 4 milioni di barili al giorno in totale – non hanno influito sulla loro produzione. Il mercato è diventato così più ottimista rispetto al rischio geopolitico.

In terzo luogo, gli Stati Uniti sono diventati i maggiori produttori di petrolio al mondo. Sebbene non esportino greggio, ora importano molto meno, lasciando offerta in eccesso.

Infine, i sauditi e i loro alleati del Golfo hanno deciso di non sacrificare la propria quota di mercato per ristabilire il livello dei prezzi. Loro potrebbero diminuire bruscamente la produzione, ma i maggiori benefici sarebbero per paesi che detestano, come Iran e Russia.

D’altronde l’Arabia Saudita può sopportare facilmente un livello dei prezzi più basso. Ha riserve per 900 miliardi di dollari e sostiene costi molto bassi per estrarre il petrolio (circa 5-6 dollari a barile).

Gli effetti ricadono principalmente sulle attività più rischiose e vulnerabili del settore petrolifero. Queste includono il fracking (tecnica estrattiva della fatturazione idraulica, ndr ) cui ricorrono i produttori americani che si sono indebitati molto prevedendo livelli alti per i prezzi. Includono anche i progetti ad alto costo delle aziende petrolifere occidentali, come le trivellazione in profondità o nell’Artico, o investimenti in aree molto sfruttate e sempre più costose come i giacimenti nel Mare del Nord.

Ma le conseguenze peggiori spettano ai paesi dove i regimi si basano sull’alto prezzo del petrolio per pagare costose avventure all’estero e dispendiosi programmi sociali. Tra questi la Russia (che è già incorsa nelle sanzioni da parte dei paesi occidentali per l’intromissione in Ucraina) e l’Iran (che sta pagando per tenere a galla il regime di Assad in Siria).

Gli ottimisti pensano che i problemi economici potrebbero rendere questi paesi più propensi a cedere alle pressioni internazionali. I pessimisti temono che una volta messi all’angolo, siano spinti per disperazione a contrattaccare.

Parte dell’analisi di questo articolo è stata pubblicata in originale su The Economist

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