BCE, le previsioni in crescita, Euro ai massimi

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BCE, le previsioni in crescita, Euro ai massimi

Nonostante I dati positivi pubblicati ieri pomeriggio sul mercato Americano l`EUR/USD ha raggiunto ieri il massimo dallo scorso Ottobre a 1.3675$. La spinta rialzista dell`euro è arrivata a seguito del discorso del Presidente della BCE Mario Dragi. La BCE ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita per l’area euro per il 2020 ed ha affermato che per il momento non vi saranno modifiche significative sul fronte politica monetaria, smentendo pertanto le voci su un possibile abbassamento ulteriore dei tassi a valori negativi. Questo stravolge completamente le previsioni delle analisti portate avanti nelle ultime settimane che vedevano il trend di medio periodo su EUR\USD tendenzialmente ribassista. Sarà cruciale in giornata il dato sulle Non Farm Payrolls negli Stati Uniti. Un dato al di sotto delle aspettative potrebbe dare al cross un’ulteriore spinta sopra 1.37. L’attesa per il momento è per 180,000 nuovi posti di lavoro creati a Novembre, dato debole rispetto ai 204,000 effettivi di Ottobre.

Attenzione anche al Cable (GBP/USD) che in mattinata potrebbe proseguire il suo ribasso fino a 1.6300, ma un`inversione del trend potrebbe venire dai dati rilasciati nel pomeriggio negli USA. BITCOIN dopo la seduta di ieri fortemente in rosso che ha visto la valuta virtuale toccare il minimo ad 873$ apre positivamente la giornata di oggi. L’andamento delle ultime 2 settimane farebbe tuttavia pensare ad una stabilizzazione di questo mercato rispetto all’andamento degli ultimi 2 mesi, nei quali le quotazioni sono passate da 151$ a 1,211$. Il valore 1,200$ resta una forte resistenza psicologica per lo strumento mentre la resistenza per la sessione odierna può essere fissata a 1,140$.

Le altre notizie in arrive per la giornata di oggi:

12:00 EUR Ordini industria Germania

14:30 USD Deflatore PCE USA

14:30 USD Variazione salari non agricoli USA (NON FARM PAYROLLS)

14:30 USD Disoccupazione USA

14:30 USD Redditi personali USA 15:55 USD Indice di fiducia Università del Michigan USA

BCE: i paesi con alto debito correggano la traiettoria. Stime per Pil al ribasso in Eurozona

Il consueto bollettino mensile della Banca Centrale Europea presenta uno scenario non libero da incertezze. L’andamento dell’economia globale, il debito pubblico dei paesi euro, le previsioni di crescita e le condizioni del mercato del lavoro devono suggerire cautela e senso di responsabilità riguardo alle singole politiche nazionali

20 giugno 2020 “I paesi dal debito pubblico elevato devono condurre il rapporto fra quest’ultimo e il Pil su una traiettoria discendente. È necessario garantire la piena conformità delle politiche di bilancio dei vari paesi al patto di stabilità e crescita. Al tempo stesso è opportuno che tutti i paesi continuino a intensificare gli sforzi per conseguire una composizione delle finanze pubbliche più favorevole alla crescita”. La Bce non arretra nelle sue posizioni. Di fondamentale importanza saranno le decisioni degli esecutivi nazionali riguardo alle manovre economiche nei prossimi mesi.

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Le stime del Pil nell’Eurozona
I nuovi dati e i risultati delle ultime indagini della Bce segnalano “una crescita lievemente più moderata nel secondo e nel terzo trimestre di quest’anno” nell’Eurozona rispetto al primo trimestre “in un contesto caratterizzato da una più debole dinamica della domanda estera”.

Le proiezioni indicano una crescita annua del Pil in termini reali dell’1,2 per cento nel 2020, dell’1,4 per cento nel 2020 e dell’1,4 per cento nel 2021. Rispetto all’esercizio di marzo 2020 condotto dagli esperti della Bce, le prospettive per la crescita del Pil in termini reali sono state riviste al rialzo di 0,1 punti percentuali per il 2020 e al ribasso per il 2020 e il 2021, rispettivamente di 0,2 e 0,1 punti percentuali. I rischi per le prospettive di crescita nell’area dell’euro restano orientati al ribasso per via delle continue incertezze connesse a fattori geopolitici, alla crescente minaccia del protezionismo e alle vulnerabilità nei mercati emergenti.

Le incertezze a livello globale
Il consiglio direttivo della Bce “si dichiara pronto a reagire, in futuro, a eventuali circostanze avverse e ad adeguare tutti i suoi strumenti, nella maniera che riterrà opportuna, per assicurare che l’inflazione continui ad avvicinarsi stabilmente al livello perseguito”. Lo ribadisce la Bce nel consueto bollettino mensile. La Bce nota che “secondo le ultime informazioni, circostanze avverse di carattere internazionale continuano a gravare sulle prospettive per l’area dell’euro. Il perdurare delle incertezze connesse a fattori geopolitici, alla crescente minaccia del protezionismo e alle vulnerabilità nei mercati emergenti incide sul clima di fiducia.

La Bce ricorda inoltre che, nel corso dell’ultima riunione, “il consiglio direttivo ha valutato che, allo stato attuale, il contributo positivo dato dai tassi di interesse negativi all’orientamento di politica monetaria accomodante e alla convergenza durevole dell’inflazione non e’ compromesso da possibili effetti collaterali sull’intermediazione di tipo bancario”. In ogni caso, conclude la Bce, “il consiglio direttivo continuerà a monitorare attentamente il canale bancario di trasmissione della politica monetaria e a valutare la necessità di eventuali misure correttive”.

Il mercato del lavoro
“I tassi di posti vacanti si attestano su livelli molto alti, mentre il tasso di avviamento al lavoro non si è ancora riportato sui livelli toccati in passato e la disoccupazione rimane al di sopra dei livelli contenuti registrati in precedenza. Ciò indica sia condizioni più tese che minore efficienza nel mercato del lavoro”. Lo rileva la Bce sottolineando che “la tensione nel mercato del lavoro nell’insieme dell’area dell’euro è molto più intensa rispetto al periodo precedente la crisi, anche se vi è una forte eterogeneità fra i vari paesi”.

In Spagna e in Italia “la tensione nel mercato del lavoro si colloca su valori nettamente inferiori rispetti ai precedenti massimi”. “La tensione nel mercato del lavoro nell’insieme dell’area dell’euro è molto più intensa rispetto al periodo precedente la crisi, anche se vi è una forte eterogeneità fra i vari paesi”.

In Germania, a partire dal 2006, il rapporto fra posti di lavoro vacanti e disoccupazione si è quadruplicato, e attualmente rappresenta la determinante principale della tensione che si osserva sul mercato del lavoro a livello di intera area dell’euro.
In Francia, inoltre, la tensione sul mercato del lavoro è più elevata rispetto a prima della crisi e nell’arco degli ultimi due anni ha subito un rapido aumento.

Lo spread italiano
“Il differenziale sul debito dell’Italia è rimasto volatile ed elevato rispetto ai livelli osservati prima delle elezioni del 2020, e nel periodo in rassegna (dal 7 marzo al 5 giugno 2020, ndr), e’ aumentato di 33 punti base, raggiungendo i 2,38 punti percentuali”. E’ quanto si legge nell’ultimo bollettino della Bce, il quale evidenzia anche che “nel periodo in rassegna, i rendimenti a lungo termine, nell’area dell’euro e negli Stati Uniti, hanno proseguito il percorso discendente intrapreso alla fine del 2020”.

La Brexit e la Cina
“I rischi al ribasso per l’attività economica a livello globale ultimamente si sono intensificati”. Lo rileva la Bce nel consueto bollettino mensile, sottolineando che “un ulteriore inasprimento delle tensioni commerciali potrebbe rappresentare un rischio per la crescita e per il commercio mondiali. Inoltre – prosegue la Bce – lo scenario di una Brexit senza accordo potrebbe avere ulteriori ripercussioni, soprattutto in Europa”.

Nel panorama mondiale, d’altra parte, “un rallentamento ancora più marcato dell’economia cinese potrebbe essere difficile da compensare con misure di stimolo efficaci e potrebbe ostacolare il processo di correzione degli squilibri attualmente in atto nel paese. I riflessi sui mercati finanziari – conclude la banca centrale – potrebbero gravare in modo significativo su economie emergenti vulnerabili. Ulteriori inasprimenti delle tensioni geopolitiche potrebbero, inoltre, influire negativamente su attività economica e commercio internazionali”.

Bce: taglio Qe prossimo passo. L’euro vola ai massimi

ROMA. – Il quantitative easing di Mario Draghi è ormai prossimo al ridimensionamento. Che verrà annunciato a ottobre per partire a gennaio ma sarà graduale, con quattro ipotesi sul tavolo dei governatori a Francoforte. Nel ‘day after’ della conferenza stampa con cui Draghi ha indicato il prossimo meeting del 26 ottobre come quello decisivo senza rivelare troppi dettagli, le indiscrezioni su quanto presentato dai comitati tecnici al consiglio direttivo raccontano di un percorso ormai ben delineato.

Una riduzione degli acquisti mensili di debito, da gennaio in poi, a 40 o 20 miliardi al mese dagli attuali 60. E un’estensione di 6 o 9 mesi rispetto alla scadenza del programma a dicembre.

L’euro, intanto, continua a correre: 1,2092 dollari è il massimo raggiunto, un livello che non si vedeva dal gennaio 2020, prima che il ‘Qe’ di Draghi divenisse operativo. Merito del rischio di implosione dell’Eurozona ormai superato, e della crescita stimata dalla Bce al 2,2% quest’anno (ben al di sopra degli Usa). Ma la stessa Bce sembra aver accettato che un certo apprezzamento è inevitabile: se Draghi ha definito l’euro a 1,20 “una fonte d’incertezza che richiede di essere monitorata”, quelle parole sono lontane da quando, nel 2020 e con l’euro a 1,40, il presidente della Bce aveva parlato di “seria preoccupazione” per il tasso di cambio.

E’ la Reuters, citando due fonti a conoscenza delle discussioni, a rivelare quanto discusso. Il ‘tapering’ è ormai la prossima tappa. A Francoforte, per evitare probabili grane legali (e politiche), non sarebbe allo studio una modifica alla regola che vuole acquisti dei bond di ciascun Paese proporzionali alla sua quota nel capitale della Bce. Né una al limite del 33% di ciascuna emissione di bond acquistabile.

Visto che gli acquisti di bond secondo questi parametri già agli inizi del 2020 si scontreranno con una scarsità di titoli sul mercato, specie sui bond tedeschi, si cercano soluzioni tecniche per consentire al ‘bazooka’ di Draghi di guadagnare qualche mese. Draghi, inoltre, vorrebbe evitare gli strappi con la Bundesbank che hanno accompagnato il quantitative easing dai suoi esordi.

Una prudenza giustificata dalla delicatezza dell’attuale fase, con l’inflazione ancora ferma all’1,5% (l’obiettivo è invece al quasi 2%) e che trova riscontro nei toni concilianti di Jens Weidmann, il presidente della Bundesbank tedesca e consigliere Bce spesso apertamente critico con il Qe: la Bce ha preso “tempo per valutare con calma il quadro di politica monetaria”, perché “le previsioni attuali indicano un rialzo molto lento dell’inflazione”.

Weidmann sa che i giorni del Qe sono ormai ‘contati’, dati i vincoli tecnici. E (con un occhio a una sua possibile candidatura a succedere a Draghi) fa quasi da calmiere con una parte dell’opinione tedesca ancora riottosa: l’Handelsblatt dà ampio spazio ad Axel Weber, predecessore di Weidmann, che chiede un tapering accelerato e critica la sequenza sui tassi.

Una exit strategy definita, ma graduale. Che però ha due possibili ostacoli: l’inflazione, che nelle stime della Bce il prossimo anno non segnerà più dell’1,2% in media. E l’euro, sulla cui forza giocheranno anche le prossime mosse di una Fed divenuta meno prevedibile nell’era Trump.

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