BCE la ripresa e vicina

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BCE: la ripresa è vicina

La BCE vede la ripresa dietro l’angolo e nell’ultimo bollettino pubblicato da Francoforte spiega perché essere ottimisti sulla riduzione dei rischi di una nuova crisi del Vecchio Continente.

La BCE in questo momento, nel bollettino mensile, ha analizzato tutti i segnali positivi che arrivano dal mercato e dalla finanza e sono riferiti al Vecchio Continente. In fondo le informazioni dell’Eurotower sono le più attese dagli investitori che cercano di evitare un’emorragia di denaro nel periodo più volatile dell’anno.

Sicuramente è da prevedere un rialzo del tasso di disoccupazione ed è possibile pensare che ci sia una ripresa in questo secondo semestre e poi nel 2020. I rischi di una nuova caduta nel baratro della crisi sono stati allontanati anche grazie ad una politica monetaria più spinta.

I mercati, d’altronde, hanno reagito benissimo ad una serie di informazioni non sempre legate alla realtà economica dei paesi, tanto che il downgrade effettuato dalle agenzie di rating ai danni dell’Italia e della Francia, è stato quasi ignorato.

BCE: ripresa vicina, ma occorre sanare i conti pubblici

scritto il 10 Settembre 2009

Nell’area euro iniziano a verificarsi i primi segnali di ripresa, ma la debolezza dell’economia su scala globale appare ancora persistente; il risanamento dei conti pubblici non potrà essere rimandato ancora a lungo. Giungono valutazioni in chiaroscuro dal bollettino mensile rilasciato dalla Banca Centrale Europea (BCE), impegnata nel difficile compito di indicare agli stati membri la strada da seguire per contrastare efficacemente l’attuale crisi economica.

Secondo l’istituzione europea, dopo un periodo di forte instabilità, l’economia nell’area euro si sarebbe ormai avviata verso un nuovo corso maggiormente stabile. «Nel breve termine l’area dovrebbe continuare a beneficiare della ripresa delle esportazioni, dei significativi interventi di stimolo macroeconomico in atto e delle misure adottate sinora per ripristinare il funzionamento del sistema finanziario. Il ciclo delle scorte dovrebbe inoltre contribuire positivamente. Permangono tuttavia notevoli incertezze e la persistente volatilità dei dati emergenti rende necessaria una cauta interpretazione delle informazioni disponibili». Per la BCE, la ripresa risulterà comunque discontinua a causa delle numerose variabili temporanee in campo, come gli aiuti erogati dai singoli governi europei per sostenere il sistema economico e i provvedimenti tesi a rilanciare il comparto finanziario.

Gli analisti della BCE indicano dunque una crescita su base annua del PIL (in termini reali) compresa tra -4,4% e -3,8 punti percentuali per il 2009 nell’area euro. Dato che dovrebbe ulteriormente migliorare nel corso del 2020, quando la progressiva uscita dalla crisi farà registrare una crescita del PIL tra -0,5% e 0,9%. Le nuove stime, differenti da quanto previsto durante lo scorso giugno, portano alcuni aggiustamenti statistici verso l’alto a riprova di una condizione sensibilmente mutata in ambito economico e ancora in piena evoluzione.

Misure di stimolo messe in atto dai singoli governi nazionali europei, clima di maggiore fiducia, riduzione minore del previsto dell’occupazione e un notevole aumento della domanda estera, e dunque dell’export, potrebbero giovare ulteriormente all’economia dell’area euro con evidenti benefici per la ripresa. La BCE sottolinea, però, come altre variabili potrebbero invece portare a una riduzione delle stime da poco formulate. Turbolenze tra mercati finanziari ancora sotto pressione ed economia reale, rincari dei combustibili fossili e delle materie prime, spinte protezionistiche e correzioni non coordinate tra i paesi potrebbero nuocere alla ripresa dell’economia, ritardandone i benefici effetti previsti.

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Conclusa la prima fase di stringente emergenza, per la Banca Centrale Europea è ora giunto il momento di iniziare a elaborare i piani per il risanamento dei conti pubblici nel vecchio continente. L’istituzione sottolinea, infatti, come nell’area euro i conti pubblici siano in quasi tutti i paesi fuori scala, a tal punto da contemplare l’urgente necessità di inserire nei piani di bilancio per il prossimo anno indicazioni sulle exit strategy per interrompere progressivamente misure e stimoli messi in campo per affrontare la crisi. Per la BCE i tempi sono sensibilmente stretti: le politiche di risanamento dovranno essere avviate al più tardi con la ripresa economica per poi essere intensificate già nel corso del 2020.

L’istituzione europea mira a riportare quanto prima ordine nei conti pubblici europei e l’attuale situazione economica sembra giustificare chiaramente tale necessità. Nell’area euro, infatti, solamente le tre economie “minori” di Cipro, Lussemburgo e Finlandia rispettano i criteri di Maastricht e tutti gli stati membri potrebbero scostarsi dal tetto stabilito per il 2020.

«Gli interventi di riequilibrio strutturale dovranno superare in misura significativa il valore di riferimento dello 0,5 per cento del PIL su base annua stabilito nel Patto di stabilità e crescita. Nei paesi che presentano disavanzi e/o rapporti di indebitamento elevati l’aggiustamento strutturale annuo dovrebbe raggiungere almeno l’1 per cento del PIL. Le misure strutturali dovrebbero concentrarsi sul lato della spesa, poiché nella maggior parte dei paesi dell’area dell’euro le imposte e i contributi sociali sono già elevati» si legge nel bollettino della BCE, che dimostra quanto sia ancora impervia, ma non impossibile da percorrere, la strada verso il rilancio dell’economia europea.

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Trichet: la ripresa è vicina, tassi fermi

FRANCOFORTE. Un po’ più di ottimismo riguardo alla crescita, un po’ meno sul fronte dell’inflazione e, soprattutto, il richiamo sempre più perentorio a risanare i conti pubblici e a rispettare i vincoli del Patto di stabilità. Queste, in sintesi, le linee portanti della conferenza stampa svoltasi ieri al termine della riunione del Consiglio direttivo della Bce, che ha lasciato i tassi invariati al 2% e ha visto esordire il nuovo presidente dell’Istituto centrale, Jean-Claude Trichet. Gremita come non mai di giornalisti di tutto il mondo, accorsi per il debutto del banchiere francese. Le risposte di Trichet alle molte domande, tuttavia, non hanno aggiunto granchè alla sua dichiarazione introduttiva, da cui il banchiere centrale – a differenza di quanto faceva Duisenberg – non si è mai discostato.
L’attuale livello dei tassi resta appropriato, ha spiegato Trichet, evitando accuratamente di commentare la decisione della Bank of England che dopo 4 anni ha elevato i tassi di 25 punti base al 3,75%. Le prospettive per la stabilità dei prezzi nel medio termine continuano, infatti, a restare favorevoli, anche se nei prossimi mesi l’inflazione evidenzierà una certa vischiosità, continuando a oscillare intorno al livello attuale (2,1%), e non scenderà quindi cosi rapidamente sotto la soglia del 2% – come previsto quest’estate – a causa del prezzo del petrolio, del costo di alcuni generi alimentari, e dell’aumento della tassazione indiretta e dei prezzi amministrati in alcuni paesi.
Le prospettive della crescita economica, per contro, continuano a migliorare. ‘Osserviamo ulteriori segnali di ripresa economica nell’area euro”, ha dichiarato il banchiere francese, spiegando che i dati più recenti dimostrano come ‘l’economia mondiale stia facendo chiari progressi” e l’attività economica di Eurolandia sia migliorata nella seconda metà del 2003 e si rafforzerà gradualmente nel 2004. ‘Una ripresa graduale è iniziata”, ha detto Trichet. Nel lungo periodo, tuttavia, la Bce resta preoccupata per la sostenibilità di una crescita economica minata anche dalla concorrenza di alcune grandi aree macroeconomiche. Meno conciliante, invece, il tono di Trichet sui conti pubblici di alcuni paesi di Eurolandia. Senza fare nomi, la Bce osserva che la Commissione europea ha ormai esaurito lo spazio di interpretazione delle regole e delle procedure concernenti il Patto di stabilità. Trichet ha ricordato che ‘in gioco c’è la credibilità generale del sistema fiscale e, di conseguenza, le prospettive per la crescita economica dell’area euro”.
Il tetto massimo del 3% nel rapporto deficit-pil è ‘un’ancora che non deve essere messa in dubbio”, e il pieno rispetto delle regole ha ‘giustificazioni economiche molto solide e non è una semplice questione procedurale”. Rafforzare la fiducia nella solidità dei conti pubblici, ha argomentato Trichet, contribuisce ad aumentare la fiducia e, pertanto, aiuta una crescita sostenibile dei consumi e degli investimenti.

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