Banche i tassi negati sui depositi

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Tasso sui depositi

Il deposit facility rate (o tasso sui depositi) и il tasso che la Bce paga alle banche sulla liquiditа e che queste a fine serata parcheggiano nel conto che devono avere presso la Bce. Dal 2020 il tasso sui depositi и negativo (a marzo 2020 la Bce lo ha addirittura tagliato a -0,4%). Ciт significa che a queste condizioni il principio и ribaltato: sono le banche a dover pagare un tasso di interesse alla Bce sulla liquiditа parcheggiata (in eccesso rispetto all’1% dei depositi che corrisponde alla quantitа di riserva obbligatoria). Cosм facendo la Bce disincentiva le banche a parcheggiare la liquiditа, per spingerle a prestarla a famiglie e imprese.

Ultimo aggiornamento 04 luglio 2020

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Tassi negativi sui conti correnti, anche in Italia. Cosa c’è da sapere

Unicredit sarà la prima banca italiana ad applicare tassi d’interesse negativi sui depositi superiori a 100.000 euro. Cosa significa, perché succede e come difendersi

Unicredit sarà la prima banca italiana ad applicare tassi d’interesse negativi sui depositi. Scatteranno, come annunciato ieri dall’ad, Jean Pierre Mustier, sui conti correnti superiori ai 100.000 euro, a partire dal 2020. Ma cosa significa? Quali sono le ricadute su istituti e correntisti? Ecco quello che c’è da sapere.

CHE SIGNIFICA AVERE TASSI NEGATIVI Normalmente chi compra dei titoli di Stato o deposita dei soldi in una banca viene remunerato con un tasso di interesse. Il tasso negativo significa invece che per comprare un titolo di Stato o depositare una certa somma in banca, occorre pagare qualcosa. Nel caso del tasso di deposito della Bce, sono le banche che, per depositare i loro soldi su un conto della banca centrale, devono pagare.

Nel caso dei conti correnti bancari, saranno i risparmiatori a dover remunerare la banca. Apparentemente è un’assurdità. In realtà non è proprio così. I titoli di Stato decennali e trentennali tedeschi e svizzeri sono gli unici, insieme a quelli della Danimarca, a essere negativi, ma sono anche particolarmente sicuri. Dunque, in tempi difficili, rappresentano una garanzia per i risparmiatori. Cioè l’investitore, per comprare un titolo che non si svaluta, è anche disposto a pagare. Ma ha un senso applicare tassi negativi al correntista di una banca?

COSA SI E’ GIA’ FATTO SUI TASSI NEGATIVI BANCARI ALL’ESTERO La tassa sui depositi, anche se limitata alle giacenze particolarmente elevate, è già realtà in Svizzera e Danimarca (dove i tassi sono ancora più bassi rispetto all’Eurozona) ed è anche diffusa in diverse realtà regionali tedesche. In Italia Unicredit è stata la prima a partire e ora sta studiando il modo di applicare i tassi negativi a un ‘target’ di grandi aziende e di alcuni grandi clienti, con depositi “ben al di sopra” dei 100.000 euro.

Ma cosa si è già fatto in questo senso in Europa? In Germania a dare fuoco alle polveri ci hanno già pensato alcune realtà regionali tedesche come Berliner Volksbank oppure Raiffeisenbank im Oberland. La berlinese Volksbank, la seconda più grande banca cooperativa tedesca, ha iniziato ad applicare un tasso del -0,5% su depositi superiori a 100.000 euro. In Svizzera invece Ubs ha effettivamente deciso di caricare a partire i clienti più abbienti (quelli che mantengono sul conto giacenze superiori ai 2 milioni di franchi svizzeri) con un tasso negativo dello 0,75%, lo stesso applicato dalla Banca nazionale svizzera sui depositi.

In questo caso si è seguito l’esempio di istituti di credito elvetici di dimensione più ridotta come Julius Baer, Pictet, Lombard Odier, oltre che di alcune banche cantonali, e si è aperta la strada all’altro colosso svizzero, Credit Suisse, che sta pensando a una soluzione simile dopo aver caricato i conti denominati in euro oltre la soglia del milione. Inoltre le danesi Jyske Bank e Sydbank si muovono in linea con il -0,75% applicato dalla locale Banca centrale.

LE RIPERCUSSIONI DEI TASSI NEGATIVI SUI MUTUI Un altra ricaduta, apparentemente paradossale, dell’introduzione dei mutui negativi da parte delle banche è quella sui mutui. È il caso della la Jyske Bank, la terza banca danese, che è stata la prima in Europa a offrire mutui ipotecari a un tasso di interesse negativo, pagando di fatto i suoi clienti per prendere in prestito denaro per l’acquisto di una casa.

In sostanza i suoi clienti saranno in grado di contrarre un mutuo a tasso fisso a 10 anni con un tasso d’interesse di -0,5%, il che significa che rimborseranno meno dell’importo preso in prestito. In parole povere, se si comprasse una casa per 1 milione di dollari e si pagasse per intero il mutuo in 10 anni, si restituirebbe alla banca solo 995.000 dollari.

Come è possibile? Innanzitutto, fanno notare gli analisti, le banche spesso addebitano commissioni legate al prestito, il che significa che i proprietari di case si troverebbero comunque a sborsare di più rispetto all’importo prestato. Ma c’è un’altra motivazione, ben più valida. Gli analisti sostengono che la paura e l’incertezza che stanno introducendo sui mercati le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina e il caos Brexit, stiano determinando un forte pessimismo tra gli investitori per il prossimo futuro. Per questo motivo, alcune banche sono disposte a prestare denaro a tassi negativi, accettando una piccola perdita piuttosto che rischiare una perdita maggiore prestando denaro a tassi più elevati che i clienti poi non riescono a soddisfare.

IL CASO ITALIANO E I DUBBI DEGLI ESPERTI In Italia finora le banche hanno risposto alla politica di tassi negativi della Bce incrementando le spese e le commissioni. Quella di Mustier rappresenta la rottura di un argine. Ma molti esperti, come per esempio quelli di Mediobanca, sono scettici: “Non si vede come il trasferimento di tassi negativi sulla base di clienti possa stimolare gli investimenti, dato che a spingerli sono ragioni industriali piuttosto che una logica finanziaria. Siamo scettici anche sui possibili benefici per la redditività delle banche, poiché l’applicazione di tassi negativi potrebbe scatenare una concorrenza più intensa sui prezzi, specialmente sui prestiti alle imprese e in particolare in un paese come l’Italia in cui la crescita dei prestiti è ferma da anni”.

Finora le banche italiane hanno resistito a lungo a trasferire i costi dei tassi negativi alla clientela, preoccupate dal rischio di scatenare una più forte concorrenza sui tassi e dalla possibilità che i clienti possano cambiare banca. Il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, la pensa proprio così e ritiene che la decisione di Unicredit introduce “un principio che metterà in difficoltà l’intero settore, clienti, imprese, territori e lavoratori bancari. A trarne vantaggio in Italia ci sarebbero le Poste Italiane, che potrebbero raccogliere possibili fughe dalle banche di clienti”. E poi c’è la faccenda della perdita di valore dei soldi depositati in banca e tassati dai tassi negativi. Ciò significa che in teoria 10.000 euro fermi sul conto corrente in 5 anni diventano 8.000 euro. Come salvaguardarsi?

COME EVITARE CHE I DEPOSITI PERDANO DI VALORE Ci sono diverse soluzioni per evitare che i soldi fermi in banca perdano valore. Secondo gli esperti, bisogna innanzitutto che i risparmiatori italiani inizino a rispettare alcune regole. “Come, per esempio, lasciare sempre una piccola somma sul conto corrente per le spese ordinarie – spiega Raffaele Zenti, esperto di finanza e di gestione dei rischi e fondatore di Adviseonly – un importo che, in base al lavoro e allo stile di vita, puo’ essere quantificato dalle 3 alle 5 mensilità.

Il resto va fatto fruttare. E qui entra in gioco il consulente, che può proporre diverse soluzioni in base al profilo del risparmiatore”. Tra queste c’è il conto deposito, per i più prudenti, con tassi anche del 3% sui vincoli a 5 anni. Oppure, chi ama rischiare, può rivolgersi al mercato obbligazionario tra scadenze lunghe e valute o al mercato azionario. Una strategia a metà potrebbe essere quella del dividendo, ovvero comprare i titoli che distribuiscono le cedole più alte. “In tutti questi casi, pero’, bisogna sempre ricordarsi di dedicare un 10-20% a strumenti liquidi e facilmente smobilizzabili (soluzioni di breve periodo come il conto deposito, ma senza vincoli) – conclude Zenti – E di limitare a un 20% massimo l’investimento in strumenti illiquidi”.

Conti correnti a rischio con i tassi negativi, metteranno le mani sui risparmi in banca

Sui conti in banca grava la minaccia dei tassi negativi, che si farà più concreta con la prossima e imminente sfornata di nuovi stimoli monetari della BCE. Per i risparmiatori sarebbe un massacro.

Sui conti correnti e deposito degli italiani in banca ci stavano oltre 1.525 miliardi alla fine del mese scorso, secondo l’ultimo rapporto mensile dell’Abi. Una cifra elevata, anche perché di fatto infruttifera. L’azzeramento dei tassi di questi anni ha annullato ogni remunerazione per le giacenze nei conti bancari, mediamente pari allo 0,33% per i depositi vincolati e allo 0,05% per quelli senza vincoli. E dire che per fortuna l’inflazione sia bassa. Mediamente, negli ultimi mesi si attesta intorno all’1%, ma la tendenza appare calante per via delle minori pressioni in arrivo dalle quotazioni petrolifere. Eppure, oggi come oggi, i risparmiatori italiani perdono qualcosa come quasi 15 miliardi di euro all’anno per il solo trascorrere del tempo, ossia per il minore potere di acquisto.

Si tratta di una perdita impercettibile, se vogliamo “subdola”, in quanto non direttamente visibile. E non stiamo nemmeno tenendo conto dell’imposta di bollo dello 0,2% sui conti deposito e fissa di 34 euro l’anno per quelli correnti sopra i 5.000 euro di giacenza; né dei canoni spesso elevati richiesti dalle banche per offrire ai clienti il servizio di tenuta del conto. Tuttavia, le cose potrebbero cambiare decisamente in peggio nei prossimi anni. Come? La BCE sta studiando il varo di nuovi stimoli monetari per contrastare la cronica bassa inflazione, non centrando l’obiettivo di una crescita dei prezzi di poco inferiore al 2% da oltre 6 anni. Tra le ipotesi al vaglio, il taglio ulteriore dei tassi già negativi sui depositi overnight delle banche, pur temperato eventualmente dall’introduzione di un sistema a scaglioni.

Conti correnti già infruttiferi

Per le banche, la riduzione dei tassi, già bassissimi, non suona come una buona notizia.

Questo è quanto accadrebbe in un mondo ordinario. Ma quello di oggi non è da tempo un mondo ordinario, anzi sta sottosopra. Una massa di 12.500 miliardi di dollari di obbligazioni rende negativamente, cioè stati e imprese che s’indebitano vengono pagati per farlo. E chi concede loro i quattrini perde capitale. Per quanto qualche avvisaglia di tassi negativi sui conti correnti si sia intravista negli ultimi anni in Svizzera, non ve n’è ancora traccia concreta nell’Eurozona, per il semplice fatto che nessuna banca voglia rischiare di mettere in fuga i clienti con l’imposizione di costi sulle giacenze. Ma a mali estremi, estremi rimedi. Sinora, le banche europee hanno stretto i denti, in attesa che i tassi tornassero a salire. Questa prospettiva si sta allontanando e ovunque si girino accusano perdite o profitti risibili.

Se prestassero soldi allo stato, senza nei fatti correre alcun rischio, dovrebbero puntare sulle scadenze lunghissime per ricavare un rendimento annuo perlopiù sotto l’inflazione, quindi negativo in termini reali. Se volessero prestare alle imprese o alle famiglie, a fronte di rischi non sempre contenuti, dovrebbero accontentarsi di poco. I mutui in Italia, l’economia attualmente con i tassi di mercato più alti insieme alla Grecia nell’area, vengono erogati anche sotto l’1% con il tasso variabile a 20 anni.

Tassi negativi girati alla clientela?

Per questo, specie se la stretta sul contante monterà e il transito del denaro sui conti correnti divenisse praticamente un “must”, le banche troveranno indispensabile prima o poi girare ai clienti i tassi negativi. E il fenomeno inizierà ad attecchire, in una prima fase, nel Nord Europa, dove le banche detengono circa un migliaio di miliardi di euro di liquidità in eccesso rispetto ai loro bisogni e sui quali la BCE impone un interesse del -0,4%. Essendo anche generalmente più solidi, questi istituti sfideranno le ire dei clienti e inizieranno a scaricare loro i tassi negativi. I concorrenti del sud non saranno da meno e dopo avere monitorato l’andazzo, opteranno anch’essi per “punire” i risparmiatori, confidando nell’assenza di alternative per questi ultimi.

E saranno dolori: un conto corrente e/o deposito non solo non offrirà più alcun interesse, come già da anni, ma finirà per produrre solo costi, tra imposta di bollo, canone e tassi negativi sulle giacenze, magari esentando quelle fino a un certo livello. L’unica scappatoia reale sarebbe investire in assets sicuri, come sarebbero i titoli di stato, ma non è detto che ciò limiterà le perdite, se nel frattempo anch’essi continueranno ad offrire rendimenti negativi sulle scadenze medio-brevi. Tornerà di moda il materasso, ma non è sicuro e allora ecco che ci salveranno le cassette di sicurezza, ma anch’esse costano e prevedono il pagamento di un canone di locazione. Per non parlare del fatto che negli ultimi anni, i loro depositi sono finiti nel mirino delle autorità, in quanto di origine sospetta. No, non ci sarà scampo per i risparmiatori.

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